Gli ecosistemi

La Nature Restoration Law

Perché la Nature Restoration Law è una legge vera, cosa chiede agli Stati e cosa rischia di perdere l’Italia (e le sue città)

Quando si parla di Nature Restoration Law, spesso sembra l’ennesima legge europea piena di buone intenzioni e poca concretezza. Anche perché, in Italia, se n’è parlato pochissimo.

In realtà la Nature Restoration Law è una cosa diversa: è una legge vera e vincolante, che obbliga gli Stati membri a ripristinare gli ecosistemi degradati. Non a proteggerli sulla carta, ma a migliorarli davvero, con obiettivi misurabili, scadenze precise e responsabilità chiare.

Il punto di partenza è semplice: gran parte degli ecosistemi europei è in cattivo stato. Proteggerli così come sono non basta più. Serve intervenire attivamente per riportarli a condizioni ecologiche migliori.
Per questo l’Unione Europea ha fissato due obiettivi chiave:

  • entro il 2030 devono essere avviate misure di ripristino su almeno il 20% delle aree terrestri e marine;
  • entro il 2050, tutti gli ecosistemi che ne hanno bisogno dovranno essere riportati in buono stato.

Per rendere tutto questo concreto, ogni Stato deve presentare entro il 2026 un National Restoration Plan, cioè un piano che spieghi cosa verrà ripristinato, dove, come e con quali criteri si misureranno i risultati.
Il 2025, quindi, è ed è stato un anno decisivo. In Italia il compito di preparare il piano spetta a ISPRA.

Uno degli aspetti più importanti, ma anche meno capiti, della legge è la cosiddetta baseline. In parole povere: se vuoi dimostrare che un ecosistema migliora, devi prima sapere in che stato si trova all’inizio.
La legge chiede agli Stati di fare una fotografia iniziale degli ecosistemi, basata su dati scientifici chiari, e di monitorare i cambiamenti nel tempo. Senza questa base di partenza, non si può dimostrare se le politiche funzionano davvero o se restano solo slogan.

Per questo nel 2025 sarebbe stato fondamentale investire nella raccolta dei dati, nel coinvolgimento della comunità scientifica e nella costruzione di sistemi di monitoraggio seri. Alcuni Paesi, come la Finlandia, lo hanno fatto per tempo, trattando la Nature Restoration Law come un grande piano strategico nazionale e coinvolgendo amministrazioni locali, enti di ricerca e associazioni.

L’Italia, invece, sembra essere rimasta indietro. Secondo un report pubblicato a dicembre da BirdLife, WWF ed European Environmental Bureau, insieme ad altri pochi Paesi (come Bulgaria, Romania, Lituania e Polonia), non mostra progressi chiari verso la redazione del piano nazionale, mentre quasi tutti gli altri Stati europei sono già in fase intermedia o avanzata.

Le città e il verde urbano

Un punto molto interessante della Nature Restoration Law riguarda le aree urbane. Le città sono tra gli ambienti più degradati dal punto di vista ecologico, ma anche quelli in cui il ripristino della natura può portare benefici immediati: meno caldo, aria più pulita, meno allagamenti, migliore qualità della vita.

La legge riconosce che il verde urbano – parchi, alberi, viali alberati, siepi, prati – è fondamentale non solo per la biodiversità, ma anche per ridurre le isole di calore, gestire meglio le piogge intense, migliorare aria e acqua e aiutare le città ad adattarsi al cambiamento climatico.

Per questo stabilisce due regole molto chiare:

  • dal 2024 non deve esserci nessuna perdita netta di verde urbano e copertura arborea;
  • dal 2031 in poi, gli Stati dovranno aumentare gli spazi verdi urbani per raggiungere gli obiettivi del 2050.

Alla luce di tutto questo, è legittimo chiedersi quali benefici potrebbe portare un piano di ripristino serio e ambizioso in territori fortemente compromessi come Bologna e la Pianura Padana.
Un intervento strutturato potrebbe migliorare la qualità dell’aria, ridurre la pressione sugli ecosistemi idrici, rendere le città più vivibili e contrastare il caldo estremo, soprattutto dove la copertura arborea è insufficiente. Inoltre, una vera applicazione della Nature Restoration Law potrebbe incidere anche sulle politiche urbanistiche regionali, rafforzando i vincoli ambientali e limitando il consumo di suolo.

In definitiva, molto dipende dal lavoro che ISPRA riuscirà a fare nei prossimi mesi: costruire una baseline solida, indicatori chiari e un piano trasparente.
L’Italia, e Bologna in particolare, ne hanno davvero bisogno.

FONTI:

Regolamento: https://data.consilium.europa.eu/doc/document/PE-74-2023-REV-1/it/pdf

FactSheet Nature Restoration Law Italia: Towards restoring nature in Europe – #RestoreNature

Report completo: WWF – NRP_mid term assessment_Final.pdf