Il capitalismo relazionale a trazione civica
Manuale pratico di inclusione selettiva per città partecipate.
A Bologna non si discrimina, sia chiaro, si facilitano processi. Qui le chiamano reti: fili di Arianna civici, intrecci virtuosi, relazioni lunghe quanto una convenzione pluriennale. Più che seguire la scia dei soldi, come dice di aver fatto il Giornale, sarebbe più utile seguire la scia dove i soldi non arrivano. Qui la meritocrazia non è stata abolita, è stata reinterpretata: merita chi conosce, chi ha già fatto, chi “è del giro”. Un giro largo, certo, ma non infinito. Una ruota che gira sempre. Il sistema non fa favoritismi: distribuisce opportunità. A pioggia, ma con l’ombrello già aperto. Una galassia di società,di cooperative, associazioni, fondazioni, spazi culturali, case di quartiere in un ecosistema talmente armonico che ogni organismo sa già dove collocarsi, spesso prima ancora che il bando venga scritto. È pianificazione partecipata, senza la parte della partecipazione.
Sull’ipotesi di familiarismo o amichettismo è tutto regolare. Davvero. Qui nessuno dirà mai esplicitamente “tocca a te” perché tutti sanno quando è il loro turno. Chi resta fuori impara presto la lezione civica fondamentale: meglio stare zitti e aspettare il prossimo giro. Così le realtà escluse non protestano, meditano. Non denunciano, sperano. Perché chi parla viene semplicemente espulso dal meccanismo ma non per cattiveria ma per coerenza. Non serve la corruzione. Qui si pratica una forma avanzata di autoallineamento morale. Nessuno chiede favori, nessuno li nega. Le cose accadono. Come per gravità. Se sei dentro, galleggi. Se sei fuori, ti spiegano che non hai compilato bene il modulo, oppure ti mandano la convocazione quando non c’è più posto. Tutto questo avviene senza bisogno di un cattivo. È una forma evoluta di capitalismo relazionale a trazione civica: non conta cosa fai, ma con chi lo fai. Il conflitto è un problema di stile. La trasparenza una parola luminosa, purché non illumini troppo. Tranquilli: l’articolo sul familiarismo passerà. Ci sarà una smentita, poi una precisazione, infine un’intervista rassicurante. Qui non c’è uno scandalo da risolvere, ma un sistema da mantenere. E, in fondo, daimò che va bene a quasi tutti. Dico quasi.