Manuale di obbedienza passiva (con brugola)

Ansia da montaggio, autorità delle istruzioni e dignità residua davanti a un mobile IKEA

di Hansy Lumen

I mobili IKEA mi provocano una vera ansia da prestazione. Arrivano sempre con una promessa implicita: non sarai all’altezza. Mi terrorizza soprattutto la dinamica dell’errore retroattivo, quando scopri alla fine l’errore che hai commesso all’inizio e ormai non c’è più modo di tornare indietro senza smontare tutto. Per una questione politica sono refrattario a seguire istruzioni che non capisco; per una questione tecnica, però, non sono in grado di capirle. All’interno di questa dicotomia mi trovo bloccato: la mia coscienza politica mi spinge a resistere, ma la mia ignoranza tecnica mi costringe a forme di obbedienza passiva. Così apro il libretto degli omini che compiono gesti irreversibili con la serenità di chi non ha mai sbagliato una volta nella vita. Sono odiosi. E vagamente nazisti. Il mobile chiede precisione. Il mobile chiede sequenza. Io mi presento con un bagaglio di tentativi, ripensamenti e continue micro-ribellioni interiori. All’inizio metto in discussione l’autorità del manuale; poco dopo finisco per mettere in discussione me stesso. Continuo a montare, perché fermarmi significherebbe ammettere che avrei dovuto farlo prima, e questo sarebbe un colpo ulteriore all’autostima. Ogni pezzo entra con una resistenza passivo-aggressiva. Prima provo con la forza morale, poi con quella fisica. A metà montaggio il mobile diventa una struttura ontologica, molto simile a me: sta in piedi solo se non lo guardi troppo a lungo. Il momento peggiore arriva quando scopro che è avanzata una vite, o un tassello. Il dilemma se sia un surplus benigno o la prova che ho tradito il progetto è estenuante . Il mobile è finalmente montato, ma al suo interno si addensano paura e sospetto. Entrando in empatia capisco che non ha alcuna fiducia nella propria stabilità. La fine del montaggio non è mai una vera fine. È piuttosto un compromesso, una negoziazione al ribasso. Fortunatamente il destino di ogni mobile IKEA è finire contro un muro, come le persone che hanno bisogno di un contesto stabile per non crollare.Resta però la sensazione costante che, se qualcuno di competente smontasse tutto, scoprirebbe immediatamente dove ho girato il pannello al contrario. Vivo questa consapevolezza con un senso di vergogna silenziosa, ben avvitata, che non compare nel manuale. Ma finché nessuno lo fa, il mobile resta lì. E anche io.