BOOST: una nuova card effimera per Bologna

Analisi di una “innovazione” che non fa risparmiare, non migliora il servizio e non amplia l’accesso, ma riorganizza il rapporto tra utenti e sistema

di Hansy Lumen

Il Comune di Bologna ha deciso di “regalare” a ogni famiglia residente una nuova tessera chiamata BOOST, presentata come una svolta moderna, digitale e inclusiva per il trasporto pubblico locale. La comunicazione istituzionale è abbondante, rassicurante, ottimista. Ma se si legge il testo con attenzione chirurgica, una domanda diventa inevitabile:

qual è il vantaggio pratico ed effettivo della tessera BOOST per chi viaggia?

La risposta, purtroppo, è molto meno entusiasmante dello storytelling che la accompagna.

Cos’è?

BOOST non è un titolo di viaggio. Non è uno sconto. Non è un’agevolazione sociale.

È, tecnicamente, un supporto fisico impersonale e ricaricabile, valido cinque anni, su cui è possibile caricare:

  • CityPass
  • abbonamenti mensili impersonali
  • in futuro, il biglietto singolo

In altre parole: una carta contenitore. Uno strumento. Un portafoglio elettronico dedicato.

Quale vantaggio economico?

La comunicazione insiste sul CityPass come formula “più conveniente”, ma senza introdurre alcuna novità reale:

  • il CityPass costa sempre 1,90 € a corsa
  • non viene applicato alcuno sconto aggiuntivo
  • non esistono tariffe dedicate ai possessori della BOOST

La parola chiave usata nel testo è “prioritaria”. Ma prioritaria non significa più economica, significa semplicemente preferita, suggerita, spinta. È una priorità narrativa, non tariffaria.

L’unico vantaggio reale: addio al cartaceo

L’unico beneficio concreto introdotto dalla BOOST è la progressiva eliminazione dei biglietti cartacei. Anche se grazie all’obliteratore per il bancomat si riducono da soli. È un vantaggio organizzativo e gestionale, non un miglioramento dell’accesso al servizio. Il testo della lettera sottolinea che la BOOST è ideale per viaggiare in famiglia e valida per più passeggeri nello stesso viaggio. Ma anche qui, nessuna novità:

  • il CityPass era già impersonale
  • era già utilizzabile per più persone
  • il prezzo resta invariato

La BOOST non rende il viaggio familiare più economico, lo rende solo più ordinato dal punto di vista del supporto.

Il grande spostamento retorico:

La seconda parte del testo introduce gli sconti ISEE sugli abbonamenti annuali personali. Una misura reale, utile, ma completamente scollegata dalla BOOST.La tessera BOOST:non serve per gli abbonamenti annuali personali, è pensata per i non abbonati, non incide sulle agevolazioni sociali Eppure, nel testo, le due cose vengono fuse in un’unica narrazione, creando l’impressione che BOOST faccia parte di una politica redistributiva. Non è così.

BOOST è uno strumento di governo della domanda, non di tutela dell’utenza.

Conclusione

Alla fine della lettura, il quadro è chiaro:BOOST non fa risparmiare, BOOST non migliora il servizio, BOOST non amplia l’accessibilità economica.

Fa una cosa sola, con grande efficienza: rende più semplice e conveniente per il sistema gestire chi viaggia.

Per intenderci completamente: BOOST non migliora il trasporto pubblico per chi lo usa. Migliora la gestione del trasporto pubblico per chi lo amministra.