Bologna dal basso: quando la partecipazione istituzionale diventa distanza
Rivendichiamo il diritto di esprimere il nostro pensiero di cittadini così come garantito dalla costituzione confrontandoci sulle iniziative che ci coinvolgono proponendo possibili soluzioni o opponendoci praticando forme e lotte di disobbedienza civile.
Negli ultimi anni Bologna è attraversata da una molteplicità di mobilitazioni locali. Dalla difesa dei Giardini San Leonardo alla battaglia per il verde del Besta/Don Bosco, dalle preoccupazioni dei residenti di Bertalia-Lazzaretto per l’impatto delle nuove urbanizzazioni fino alle analisi critiche di reti cittadine come MUBasta e Rigenerazione No Speculazione, emerge un quadro che non può più essere letto come una somma di conflitti isolati.
Quello che si sta manifestando è un problema politico: la crescente distanza tra le trasformazioni della città e la reale capacità dei cittadini di incidere sulle decisioni.
Negli ultimi anni l’amministrazione ha costruito un sistema articolato di strumenti di partecipazione e consultazione. Tuttavia questi dispositivi – spesso mediati da organismi come la Fondazione Innovazione Urbana – invece di avvicinare le decisioni ai cittadini, contribuiscono di fatto ad allontanarle fornendo la foglia di fico “dell’ascolto” dietro la quale nascondersi.
Il problema pertanto non è solo procedurale. È linguistico e politico.
Le richieste concrete dei residenti – fermare un intervento, ridurre un impatto, rivedere un progetto – vengono spesso riformulate all’interno di un linguaggio tecnicoistituzionale orientato alla mediazione e alla gestione del processo. In questo passaggio il contenuto delle domande viene travisato o del tutto rovesciato per non dare risposte concrete ai cittadini.
Il risultato, sulla base delle esperienze di molti comitati e cittadini, è una partecipazione che formalmente esiste ma che raramente produce effetti reali.
Questa percezione attraversa esperienze diverse: la richiesta di spazi per incontri ed attività dei cittadini, la difesa del verde urbano, le preoccupazioni per la densificazione edilizia, l’impatto dei cantieri del tram, l’aumento dei costi abitativi e la progressiva trasformazione della città in funzione della rendita immobiliare e turistica.
Da qui nasce una riflessione comune: il problema non è la mancanza di partecipazione formale, ma la mancanza di potere reale dei cittadini nei processi decisionali e soprattutto la modalità di risposta fornita dall’amministrazione: “l’apparente ascolto delle istanze dei cittadini, il loro recepimento fittizio che si concretizza in nessuna modifica ai progetti discussi con l’apertura d’imperio dei cantieri. Se poi i cittadini protestano, ignoriamo le loro istanze e li rappresentiamo come un problema di ordine pubblico che va risolto a suon di manganellate senza entrare nel merito delle critiche avanzate”.
Per questo diversi comitati, associazioni (tra le quali Partita Aperta), rappresentanze sindacali (USB) e altri, stanno lavorando alla costruzione di uno spazio autonomo di coordinamento:
Un Consiglio Cittadino dei Comitati (CCC), capace di unire le vertenze territoriali per trasformarle in proposte operative alle quali l’amministrazione dovrà fornire risposte concrete non gestibili come semplici problemi di ordine pubblico.
Alle necessità dei cittadini non si risponde con la censura, la chiusura di spazi di socializzazione o mascherando o limitando la divulgazione delle rivendicazioni avanzate dal basso ed ampiamente partecipate.
Rivendichiamo il diritto di esprimere il nostro pensiero di cittadini così come garantito dalla costituzione confrontandoci sulle iniziative che ci coinvolgono proponendo possibili soluzioni o opponendoci praticando forme e lotte di disobbedienza civile.
Ad esempio, tra le prime richieste condivise, emerge la richiesta dell’introduzione di misure straordinarie per affrontare i disagi dei cantieri del tram, come la gratuità temporanea del trasporto pubblico o forme di compensazione per le aree più colpite. Essa si colloca nell’orizzonte dell’ecologia politica e della giustizia sociale.
Altre sono in corso di definizione, come quella relativa alla riforma dei quartieri, per la quale si richiede il potenziamento o la creazione di commissioni consultive in grado di proporre direttamente alla attenzione del cosiglio di quartiere proposte di delibere relative ad interventi di miglioramento della gestione dei servizi per i cittadini.
Altre ancora prevedono la raccolta di firme raccolta per la SOSPENSIONE DELLE MULTE STRADALI in attesa che le condizioni di viabilità della città di Bologna ritornino alla normalità.
L’obiettivo pertanto non è solo costruire un’opposizione politica, ma anche quello di riequilibrare il rapporto tra istituzioni e cittadini impedendo una gestione amministrativa verticistica a favore dei privati che non difende ma utilizza i beni pubblici a favore di tutti I cittadini.
Il problema non è che la città cambia. Il problema è quando cambia senza chi la vive.
Distribuzione territoriale delle principali vertenze e comitati cittadini

Il Comitato Giardini San Leonardo tutela degli spazi di prossimità e del diritto a una città vivibile nel quotidiano.
Bertalia-Lazzaretto e Lazzaretto Autogestito evidenziano l’impatto sociale e urbanistico delle trasformazioni ad alta densità e la necessità di servizi adeguati.
Le reti come MUBasta, Rigenerazione, No Speculazione, Boloresiste, Extintion Rebellion Bologna, Abitare il Savena Paleotto offrono una lettura complessiva del modello urbano perseguito dall’Amministrazione e dei suoi effetti sociali e ambientali derivanti dalla mancata adozione di soluzioni condivise e partecipate.