La città

Il concetto di spazio pubblico secondo Matthew

di Antìgene

A Bologna trovare uno spazio pubblico per incontrarsi sta diventando un percorso a ostacoli. Lo racconta la vicenda recente legata al Comitato Mubasta, che sta cercando semplicemente una sala di quartiere per organizzare un momento di confronto con i cittadini.
La richiesta di prenotazione è stata inviata da giorni dalla consigliera di quartiere P.a.p. Francesca Fortuzzi , con tutta la documentazione richiesta: moduli, materiali informativi e persino un volantino richiesto per assegnare lo spazio. Nel frattempo però le prenotazioni delle sale risultano bloccate a livello centrale e, nonostante solleciti e telefonate, non è arrivata alcuna risposta ufficiale né il numero necessario per completare la procedura.
Nel frattempo è emersa anche un’altra novità inattesa: l’utilizzo della sala sarebbe diventato a pagamento perfino per i consiglieri di quartiere, una condizione che solleva più di una perplessità rispetto alle normali regole di accesso agli spazi pubblici.
Il problema non è solo burocratico. In questi stessi giorni, nelle aree vicine ai cantieri urbani, si sono verificati casi di sanzioni molto pesanti a cittadini e attivisti semplicemente per la loro presenza nelle zone limitrofe. Il risultato è un paradosso: mentre diventa difficile ottenere uno spazio istituzionale per incontrarsi e discutere, trovarsi all’aperto nei pressi dei cantieri può comportare il rischio concreto di multe. Per il Comitato Mubasta la questione non riguarda solo una sala, ma il diritto elementare di organizzare momenti di partecipazione pubblica. Se gli spazi di confronto si restringono, e quelli informali diventano potenzialmente sanzionabili, il rischio è che a restringersi sia lo spazio stesso della democrazia cittadina. Domani Corteo Rionale con ritrovo alle 16 nei pressi della biblioteca Luigi Spina in Via Tommaso Casini 5, 40127 Bologna (BO)

Intervista a Francesca Fortuzzi
Consigliera, lei parla di una situazione molto grave. Cosa sta accadendo esattamente?
Ho chiesto per una Assemblea pubblica Conferenziale.
La richiesta l’ho fatta il 2 marzo, nel Quartiere dove svolgo il mandato, che in teoria per i Consiglieri una volta era gratuita. Ora non più, almeno per me. Comunque non ho ancora ricevuto risposta.
Tempo fa richiesi sempre come Consigliere uno spazio alla Casa di Quartiere Pilastro, era il 15 febbraio, alla fine sostanzialmente negata anche quella con scuse pretestuose.
Quello che sta succedendo va oltre un semplice problema amministrativo o burocratico. Non è neanche più una questione di applicazione di norme restrittive come quelle introdotte negli ultimi anni sulla sicurezza. Qui il problema è un altro: si ha la sensazione che un partito venga delegittimato di fatto, senza dirlo apertamente. Non c’è un bando formale, ma nei fatti è come se lo fossimo
Quando ha iniziato a percepire questo clima?
Fin dall’inizio del mandato. Dopo le elezioni abbiamo dovuto aspettare sei mesi per l’assegnazione del posto in Consiglio, una procedura che normalmente richiede due settimane. Siamo stati costretti a ricorrere al TAR e a sostenere spese importanti. È stato un primo segnale molto pesante.
E poi?
Il resto è stato un susseguirsi di episodi. È normale che un’opposizione non riesca a far passare le proprie proposte, perché la maggioranza vota le proprie. Quello che non è normale è il ripetersi di ostacoli personali e istituzionali che impediscono a un Consigliere eletto di svolgere il proprio ruolo.
Può fare qualche esempio concreto?
Il 16 gennaio ho chiesto la convocazione di una commissione e non mi è mai stata concessa. Il 26 gennaio, durante il Consiglio Comunale, ho chiesto di incontrare il Sindaco. Mi è stato detto di inviare una mail. L’ho fatto il 5 febbraio, chiedendo un incontro anche insieme al comitato cittadino interessato alla questione. Non ho mai ricevuto risposta.
La commissione poi è stata convocata?
È stata convocata una commissione con un titolo diverso e con altri promotori. Quando ho chiesto spiegazioni mi è stato detto che era la mia. Ma non comparivo come richiedente né come coordinatrice, e mancavano anche alcune presenze che avevo esplicitamente chiesto. Non era la commissione che avevo richiesto.
Negli ultimi giorni si è aggiunto anche il problema della sala per un’assemblea pubblica. Cosa è successo?
Il 2 marzo ho chiesto, come consigliera di quartiere, una sala per un’assemblea pubblica sul MUBA. Ho inviato tutti i moduli richiesti e persino il volantino, realizzato in forma molto pacata: semplicemente “assemblea pubblica sul MUBA”. Mi hanno mandato anche gli estremi per il bonifico, ma per pagare serve un numero di prenotazione che non mi è stato dato. Da allora non ho più ricevuto risposte.
Perché ritiene che questo sia un problema che va oltre il singolo episodio?
Perché qui non parliamo solo di un comitato o di una sala. I comitati civici nascono spesso perché c’è un problema più profondo. Ma se a una persona eletta viene impedito di esercitare il proprio ruolo, si entra in un terreno molto delicato. Significa limitare la rappresentanza democratica.
Lei parla addirittura di violazione dei principi costituzionali.
Sì, perché se un rappresentante eletto non viene messo nelle condizioni di svolgere le proprie funzioni, si mette in discussione il principio stesso della rappresentanza. Nessuno ha dichiarato fuori legge nessun partito, ma se nei fatti viene impedito di agire, la sostanza è molto simile. Ed è questo che trovo estremamente grave.