La città

Dillo al Sindaco che cosa è un Children Museum

Nell’ambizione di villaggio educativo, il Children’s Museum scavalca il Pilastro e chi lo promuove ha il dovere di essere trasparente: esplicitarne il progetto gestionale e le modalità di accesso. Perché, solo disponendo di questi elementi, la comunità dei residenti può valutare la sensatezza di collocare un Children’s Museum nel proprio quartiere, al posto di un parco.

di Gerry

Il 15 marzo 2026, Matteo Lepore ha pubblicato un video su YouTube, ha fatto le sue puntualizzazioni sulla struttura e ha ripetuto, per l’ennesima volta, che sono stati proprio i bambini e le bambine del quartiere a volere (e disegnare!) questo museo. Mentre gli adulti, i vecchi e i giovani, che si sono mobilitati in queste settimane, sono piuttosto dei sabotatori dell’infanzia, violenti e sconsiderati.

In uno spiegone da remoto, il sindaco si appoggia a Cristina Francucci, Presidente del comitato scientifico del MuBa, e fa (anche lui) le sue domande. Racconta perché si è scelto il Pilastro, ribadisce la validità del percorso partecipativo ed invita a discutere nel merito della sostanza (forse finalmente affrontata) del progetto.

Ma è solo un abbozzo di domande e solo un abbozzo di risposte: forse sbagliate le prime, inconcludenti le seconde. Nel video, nessuna aggiunta a quanto già non si conosca, ma piuttosto alcune correzioni di tiro. Il MuBa non sarà un museo tradizionale, ma un Children’s Museum; il nome corretto è Futura, perché MuBa è di altri; la giusta dimensione del museo non è quella di quartiere, non quella di città, bensì di Paese e magari anche di Mondo. Si preferisca, dunque, da adesso, il titolo Futura di Bologna.

Solo non si capisce cosa, nel concreto, questo titolo vada poi a contenere. Perché, passati questi trenta minuti buoni, il progetto culturale di Futura rimane vago: non lo si può risolvere nella formula imparare facendo. Per quanto riguarda la gestione, non si è detto nulla e ribadire che si tratterà di un’istituzione a “guida pubblica” non è sufficiente: non quando mancano le premesse (e le risorse) perché si possa discutere di museo pubblico in senso pieno. A proposito delle modalità di fruizione, bisogna dare conferma alla gratuità del servizio (finora accennata) e definirne i tempi, rispondendo all’eventualità che sia richiesto poi anche un accompagnatore, magari con biglietto.

Intanto, resta un punto fermo a cui attaccarsi. Il Futura di Bologna è un Children’s Museum. Lepore conferma che il Comune ha voluto aderire ad una rete e ad un modello di musei, con collocazione al Pilastro; perseguendo l’ambizione di creare all’interno del quartiere un polo pedagogico che sia attrattore non di turisti affamati, ma di cultori del vietato non toccare. La prospettiva che si apre è quella del non meglio specificato, ma alquanto enfatizzato, villaggio ed ecosistema educativo. Questo il progetto culturale, così l’importazione di un format.

Relativamente al modello

In Italia, sono cinque i Children’s Museum (Milano, Genova, Roma, Verona, e dall’autunno 2026 anche Legnano), che hanno storia ventennale e uguale impostazione. Sono tutti musei privati, in gestione a cooperative, S.p.A. e fondazioni. Si dirigono ad uno stesso pubblico ed individuano come loro utenti tre soggetti: le famiglie, le scuole e le aziende; per i quali elaborano una sorta di offerta espositiva, che avrà magari programmazione e soggetti variabili ma sarà sicuramente coerente nel suo indirizzo: una dichiarata ricerca di innovazione nei progetti educativi e un apprendimento (forzosamente!) interattivo. Queste corrispondenze si motivano non solo perché si rifanno ad una stessa tradizione pedagogico-museale, quanto perché i Children’s Museum italiani sono tutti membri di Hands On! International (HO! I), un’associazione europea no-profit con sede a Graz (Austria), che dal 1996 si dedica alla promozione di questo modello di museo a livello internazionale. Dal 2020, inoltre, in Italia, i primi quattro costituiscono la Rete Nazionale Musei dei Bambini.

Relativamente a proprietà e gestioni

La Fondazione Musei dei Bambini gestisce il MuBa di Milano (con apertura al pubblico nel 1997). Porto Antico S.p.A. e Costa Edutainment S.p.A., di proprietà della famiglia Costa, sono a capo de La Città dei Bambini e dei Ragazzi di Genova (1997) e di numerose altre strutture pubbliche e private sul territorio nazionale, e non solo; le cooperative Museo dei Bambini S.C.S. e Gruppo Pleiadi S.C.S. gestiscono rispettivamente l’EXPLORA di Roma (2001) e il Children’s Museum di Verona (2019). In ultimo, il Kids Museum di Legnano, che in autunno aprirà ufficialmente le porte al pubblico, sta ora cercando, mediante una procedura di Partenariato Pubblico-Privato, un gestore della struttura.

Relativamente ai finanziamenti economici

Sulla sua pagina web, l’EXPLORA di Roma dichiara che la vendita dei biglietti costituisce la prima entrata a beneficio della cooperativa, mentre riceve finanziamenti pubblici solo tramite bandi. Il MuBa di Milano si sostiene anche affittando gli spazi per eventi e mediante il contributo di aziende ed enti finanziatori.

Relativamente alle modalità di fruizione e di accesso alla struttura

La Rete Nazionale si attiene ad uno stesso regolamento: il bambino può entrare nel museo solo se accompagnato da un adulto, e per entrambi il costo oscilla dai 7 ai 12 euro. L’accesso è a turni e il biglietto ha scadenza nel giro di una o due ore. In questo tempo, è bene affrettarsi (giocare e imparare veloce) tra gli allestimenti che costituiscono il museo. Se si vuole, eventualmente su prenotazione, si può prendere parte a laboratori e atelier creativi, disponendo magari di maggiore tempo. Per le scuole, discorso simile in tariffe e in servizio: il Children’s Museum è facile tappa per un’uscita didattica, e propone di fornire ai docenti metodi formativi nuovi e alternativi, a tema STEAM (science, technology, arts and mathematics). In ultimo, le aziende: a loro, il MuBa di Milano e il CM di Verona riservano gli spazi del museo per svolgere percorsi creativi e percorsi di team building.

La Rete Nazionale Musei dei Bambini promuove questo pacchetto. Bologna lo compra e decide di impiegare, come Legnano, dai Fondi dei Piani Urbani Integrati (PUI-nazionali) 5.555.599,50 euro e dai fondi del Bilancio Comunale 800.000 euro per un progetto che ha già una sua solida confezione. Operazione interessante!  L’amministrazione rivendica il buon funzionamento della macchina partecipativa e, al contempo, le somministra un progetto già definito nelle sue parti. Partendo da qui, è ammesso il confronto: nelle sedi opportune, si decidano il nome e il colore degli arredi. Mentre fuori, le solite domande. Perché costruire al Pilastro, perché all’interno del parco Mitilini-Moneta-Stefanini, e nell’interesse di chi.

Lepore dice che si è scelto questo quartiere perché è socialmente fragile e ha bisogno di un presidio educativo e culturale rafforzato. La Biblioteca Luigi Spina e la Casa Gialla vanno pertanto affiancate (anche fisicamente) da una nuova costruzione, che ha trovato felice destinazione in un parco. Il sindaco è arrivato addirittura a sostenere che siano stati i bambini e le bambine del Pilastro ad individuare quest’area per l’intervento. Tanto lì – dicono loro e dice Lepore – non giocano e possono facilmente spostarsi più in là.

Tanto – dice qualcun altro – la prospettiva è in fin dei conti quella: spostarsi tutti un po’ più in là, e fare spazio. Perché la comunità di cui parla Francucci, l’utenza auspicata per Futura, di certo non è una comunità di quartiere. Nell’ambizione di villaggio educativo, il Children’s Museum scavalca il Pilastro; e chi lo promuove ha il dovere di essere trasparente: esplicitarne il progetto gestionale e le modalità di accesso. Perché, solo disponendo di questi elementi, la comunità dei residenti può valutare la sensatezza di collocare un Children’s Museum nel proprio quartiere, al posto di un parco.

Invece, qui, già si costruisce. E, a forza di incrociare dati, si capisce che cosa ne può venire fuori.