Intervista a Felice Tufo
Felice Tufo
Felice Tufo, co-portavoce del Comitato “Bologna, l’aeroporto incompatibile”
Quindi: a che punto siamo davvero?
Partiamo dal sistema regionale e dalla nuova legge illustrata dall’assessora Priolo. Il provvedimento prevede l’abbattimento della Council Tax di circa 6,50 euro sui biglietti aerei, cancellazione applicata solo agli aeroporti di Rimini, Forlì e Parma. Parliamo di una tassa che finanzia anche prestazioni come gli ammortizzatori sociali dei lavoratori aeroportuali. Per compensare il taglio, la Regione metterà 4 milioni di euro in tre anni. L’obiettivo dichiarato è evidente: spingere le compagnie low cost – che oggi saturano il Marconi – a spostarsi verso gli aeroporti minori, dove potrebbero praticare prezzi ancora più aggressivi.
Questo significa che i voli su Bologna diminuiranno?
È proprio questo il punto: non c’è alcun segnale che stia accadendo. Anzi, nessun volo è stato perso, e Ryanair ha appena annunciato nuove tratte per l’estate 2026. Anche volendo concedere tempo al “sistema regionale”, c’è una domanda semplice: davvero pensiamo che i soci privati del Marconi, dopo aver investito centinaia di milioni per espandere l’aeroporto, accetteranno di ridurre traffico e profitti? Ovviamente no. E infatti la direzione è già chiara: Bologna deve puntare sui voli intercontinentali. L’assessora Priolo ha portato l’esempio dei collegamenti con gli Stati Uniti, dichiarazioni già rese ai giornali giorni fa: è un caso – ci chiediamo – che queste dichiarazioni avvengano proprio mentre il sindaco Lepore è a New York e il New York Times celebra Bologna come meta turistica?
Però un volo intercontinentale trasporta molti più passeggeri: può sostituire più voli low cost.
Se guardiamo solo ai numeri, sì. Ma il problema non è solo quanti passeggeri si muovono: è come si muovono. Un aereo intercontinentale come un Boeing 777 produce, in fase di decollo, un rumore percepito anche più del doppio rispetto a un Boeing 737, il modello tipico delle low cost. Lo stesso vale per le emissioni: da due a quattro volte superiori. E poi c’è un dato politico, ammesso dalla stessa assessora: le istituzioni non hanno strumenti per limitare il numero di voli. Quindi lo scenario realistico non è “meno voli ma più grandi”, ma un altro: se il Marconi perde voli low cost, li rimpiazzerà con altri voli – anche intercontinentali. Risultato? Tra qualche anno avremo lo stesso traffico , o di più, ma con aerei più rumorosi e più inquinanti. Questa è la stessa logica che dal 2008 ha portato alla crescita incontrollata dell’aeroporto, con il consenso della politica che oggi finge di scoprirne i problemi.
Almeno sul fronte notturno, con il divieto di sorvolo del Navile, la situazione è migliorata?
In parte sì, ma siamo ancora lontani da una situazione accettabile. Nel 2025 circa una notte su quattro è stata segnata da sorvoli notturni: significa dormire male o non dormire affatto, con una frequenza inaccettabile. E c’è di più: nel mese di marzo l’ordinanza non è stata mai rispettata, ufficialmente per lavori infrastrutturali. Ma quell’eccezione non è prevista: il divieto può essere derogato solo per ragioni di sicurezza o meteo, non per esigenze legate all’ampliamento dell’aeroporto. Per questo abbiamo chiesto ai consiglieri presenti ieri sera di intervenire formalmente, anche attraverso l’avvocatura, nei confronti del Marconi e di ENAC, che dovrebbe vigilare sul rispetto delle proprie ordinanze. Ma la sensazione è che, come al solito, non accadrà nulla.
Queste questioni non dovrebbero essere affrontate nell’Osservatorio comunale?
Certo, a patto che venga convocato. L’Osservatorio è stato istituito dopo oltre un anno e mezzo di attesa ed è stato convocato una sola volta, per una riunione poco più che formale. Considerata la complessità del tema, servirebbero incontri almeno mensili. Invece tutto tace. E nel frattempo, i problemi restano – e crescono.
Quindi è stato un incontro inutile?
Non del tutto. È stato importante avere finalmente un confronto diretto con l’assessora regionale, cosa che negli anni scorsi non era mai avvenuta. Ma per il resto si è trattato del solito copione: le responsabilità sono sempre altrove, mentre la politica locale si dichiara impotente. Dopo anni di lavoro su questo tema, sappiamo che non è così. E sappiamo anche che senza pressione dal basso nulla cambierà, quindi noi continuiamo a fare il nostro lavoro: studiare, osservare, documentare, proporre e anche contestare. Intanto il dibattito si muove: c’è chi, come Giovanni Favia, propone di superare l’attuale frammentazione e puntare su un unico hub internazionale regionale, invece di mantenere quattro aeroporti in competizione tra loro, di cui uno saturo e gli altri sostenuti artificialmente. Dove e come realizzarlo? Cosa farne degli aeroporti esistenti? Gli studi sono in corso, noi rimaniamo disponibili a dare il nostro contributo a chiunque ci voglia ascoltare davvero