The City of Beverage

cronache da una città dove anche il degrado ha un piano marketing

di Hansy Lumen

Funziona con la precisione di una macchina da caffè industriale: inserisci video di risse, premi play, attendi fermentazione emotiva. In pochi minuti ottieni paura, indignazione, richiesta di ordine pubblico e, come premio fedeltà, consenso elettorale in capsule monodose.

La ricetta è elegante nella sua brutalità. Si prende un problema reale e lo si filma in verticale con audio saturo e urla di sottofondo. Violenza notturna, spaccio, abuso di alcol, sostanze, ragazzini in assetto da finale distopica. Non serve inventare nulla. Basta montare bene.

Negli ultimi anni il rischio urbano notturno ha cambiato pelle come un serpente con ansia da performance. Più policonsumo, più combinazioni creative tra alcol e sostanze. Si assiste a una progressiva alfabetizzazione precoce al binge drinking: una modalità di consumo di alcol caratterizzata dall’assunzione di grandi quantità in un tempo breve. Per una quota sempre più crescente di adolescenti e giovani adulti, l’alcol smette di accompagnare la socialità e inizia direttamente a organizzarla nella nightlife commerciale della città. Parallelamente si assiste anche al boom di psicofarmaci e alla diffusione di sostanze a prezzi sempre più bassi. Tra il 2014 e il 2024, le risse nella fascia 14-17 anni sono aumentate del 136%. Tutti dati che dovrebbe far partire analisi complesse, interventi educativi, osservazione epidemiologica, ridisegno degli spazi urbani.

Ma in fondo sarebbe un peccato sprecare una crisi così ben fotogenica da cui escono reels acchiappalike meravigliosi. L’importante è che la cause reali restino fuori dalla narrazione di tutti.

Il proibizionismo, questa startup immortale del fallimento. Che dovrebbe ridurre i consumi, ma contribuisce a creare mercati criminali sempre più efficienti con supply chain impeccabili, prezzi competitivi e customer retention altissima. Alle città a cui restano dipendenze, marginalità e alle narcomafie a cui restano margini di profitto da reinvestire in attività legali come la ristorazione e l’edilizia . Dall’altra c’è l’urbanistica contemporanea, che ha preso la città e l’ha trasformata in una scenografia per consumatori intermittenti. Gli spazi intermedi, quelli dove si stava senza dover comprare qualcosa, sono evaporati come acqua su asfalto d’agosto. Tra panchine rimosse, piazze sterilizzate e centri sociali trattati come reperti archeologici sospetti.

Risultato: la socialità giovanile viene compressa dentro un unico grande recinto commerciale. Se vuoi esistere nello spazio urbano devi consumare. Mangiare, bere, ordinare, postare, reiterare.

La celebre City of Food ha così generato il suo gemello caffeinato e leggermente più tossico: la City of Beverage. Non più città del cibo, ma ecosistema metabolico notturno basato sulla fermentazione del disagio. Un’economia concentrata, serale, ad alta intensità di bicchieri e bassissima intensità di alternative. E il prodotto secondario di questo modello è meraviglioso nella sua utilità politica: il degrado. Il degrado è il sottoprodotto perfetto. Sempre disponibile, altamente visibile, emotivamente redditizio. Non richiede analisi, solo reazioni. È come una fontana ornamentale di consenso: zampilla indignazione e irriga campagne elettorali. L’enfasi securitaria funziona perché accontenta tutti. Chi denuncia ottiene la sua dose di allarme morale. Chi governa o aspira a governare ottiene una narrativa inesauribile. Il problema può essere gestito narrativamente all’infinito, come una serie TV che non vuole mai arrivare al finale di stagione.

Perché risolverlo davvero sarebbe controproducente.

Intervenire sulle cause significherebbe parlare di politiche sulle droghe, salute mentale, welfare giovanile, accessibilità abitativa, pianificazione urbana, monocultura turistica, desertificazione sociale. Troppo costoso, troppo lento, ma soprattutto troppo poco instagrammabile.

Molto più efficiente lasciare che il degrado faccia il suo lavoro silenzioso: svalutare simbolicamente alcuni pezzi di città mentre altri si valorizzano economicamente come tartufi immobiliari.

Il degrado, in fondo, è solo il retrobottega della valorizzazione urbana. La zona d’ombra necessaria perché altrove si possa vendere luce premium.

Ma questo dettaglio, almeno per la durata di un mandato elettorale, deve restare accuratamente nascosto dietro un video di trenta secondi, ripreso male, con titolo: “Bologna fuori controllo?”.

Spoiler: il controllo c’è eccome. È solo distribuito in modo molto selettivo.

FONTI

https://www.who.int/europe/news/item/25-04-2024-alcohol–e-cigarettes–cannabis–concerning-trends-in-adolescent-substance-use–shows-new-who-europe-report

https://www.oecd.org/en/publications/health-at-a-glance-europe-2024_b3704e14-en/full-report/component-24.html

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0021755718306478

https://link.springer.com/article/10.1186/s12887-023-04325-2?utm_source

https://www.who.int/europe/publications/i/item/9789289053495?utm_source