Giochi senza frontiere: trasparenza, partecipazione e protezione del bene pubblico
Il bilancio delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 tra costi, ambiente e diritto di sapere
Il 22 marzo 2026 si chiudono le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Dieci ori e trenta medaglie complessive rappresentano un risultato sportivo importante. Ma una volta spente le luci della cerimonia finale, resta una domanda: cosa lasciano davvero questi Giochi? Se è ancora troppo presto per tirare le somme e valutarne il vero portato in eredità visibile e tangibile, nuove infrastrutture, opportunità di crescita economica, ricavi, impatto ambientale e sostenibilità, e in eredita invisibile, trasparenza, condivisione e partecipazione dei cittadini, programmi di educazione, cultura e salvaguardia dei territori, diffusione dello sport, parità di genere, accessibilità e inclusione, qualche criticità è già evidente.
Contraddizioni e promesse disattese
Le Olimpiadi 2026 sarebbero state sostenibili, diffuse, rispettose dell’ambiente, contenute nei costi e trasparenti nelle procedure. Così ci è stato raccontato a partire dal dossier di candidatura. La realtà appare però più complessa, rivela la distanza tra la narrazione dei Grandi Eventi e i loro effetti concreti. Gli investimenti infrastrutturali hanno superato i 2,4 miliardi di euro, con una forte incidenza di risorse pubbliche. Nel frattempo, i territori montani hanno subito nuovi interventi invasivi: tagli di boschi, consumo idrico per l’innevamento artificiale, cantieri in ecosistemi già fragili e colpiti dagli effetti della crisi climatica. Anche sul fronte della sostenibilità futura restano molti interrogativi. Alcuni impianti rischiano di trasformarsi in cattedrali nel deserto, come nel caso della pista da bob di Cortina, simbolo di una legacy ancora tutta da verificare. La promessa di trasparenza è stata in grande parte disattesa: diverse realtà della società civile hanno denunciato lo scarso coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali, non sono mancati tentativi di censura, intimidazione e diffida nei confronti della stampa quando non conforme alla narrazione ufficiale.
La vera eredità: attivismo e monitoraggio civico per il diritto di sapere
Dentro Milano-Cortina 2025 è cresciuta un’esperienza importante di controllo democratico. Per la prima volta associazioni, reti civiche, comitati territoriali, movimenti ambientalisti e cittadini hanno costruito forme di monitoraggio indipendente su appalti, iter autorizzativi e sull’uso delle risorse pubbliche. Giornalisti e reti come Open Olympics 2026 hanno analizzato norme, decreti, contratti, impatto ambientale e flussi di denaro, allarmate dal pericolo di infiltrazioni mafiose nel sistema degli appalti e subappalti. Attraverso l’ancora poco conosciuto strumento dell’accesso agli atti, osservatori civici e iniziative pubbliche hanno chiesto trasparenza e partecipazione reale, costringendo le istituzioni e SIMICO, la Società Infrastrutture Milano-Cortina S.p.A., a rendere disponibili molte informazioni prima difficilmente consultabili su quanti e quali lavori siano stati finanziati, quali siano in corso e quali terminati su terreni di pubblico dominio e a quanto ammontino costi e extracosti a carico di denaro pubblico.
La crescita di un attivismo civico diffuso e competente è allora la vera eredità di questa manifestazione. Non le infrastrutture, l’indotto, la crescita economica, l’esposizione internazionale, ma una cittadinanza più consapevole, più organizzata, più attenta ai processi decisionali che trasformano le città e le montagne in nome dei Grandi Eventi. È stato affermato un principio semplice ma fondamentale: i territori non sono scenografie temporanee per grandi operazioni economiche. Sono luoghi abitati da comunità che hanno il diritto di sapere e di partecipare alle decisioni che trasformano gli ambienti in cui vivono. È una lezione per il futuro, un punto di partenza, un testimone già raccolto dagli abitanti delle località delle Alpi Francesi dove, tra molti dubbi e perplessità sulla reale sostenibilità dell’evento e reale impatto sul loro territorio, saranno ospitate le Olimpiadi Invernali nel 2030. Tra le richieste, il rispetto dell’ importante Convenzione di Aarhus che sancisce il diritto dei cittadini di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale. Un precedente destinato a pesare anche sulle future candidature italiane.
Il futuro è sempre in gioco
Nel 2027 tra mille polemiche l’America’s Cup sarà ospitata a Napoli, l’Italia ha già presentato la candidatura per il Campionato Europeo di Calcio del 2032, per i Giochi Olimpici Estivi del 2040 pare Emilia Romagna e Toscana stiano facendo asse, iniziativa sostenuto da un comitato civile, a capo Luigi Angelini, docente della UniBo e dirigente Technogym. Al 2036 stanno pensando anche Milano, Torino e Genova e le rispettive regioni, Lombardia, Piemonte e Liguria: l’intenzione sarebbe di lavorare assieme a una candidatura unitaria del Nord-Ovest italiano. Si ripete il paradigma dei giochi diffusi, cioè ospitati in luoghi diversi, allo scopo di ridurre la costruzione di nuove infrastrutture, sfruttando quelle già esistenti e diminuire così l’impatto ambientale. Si conferma invece l’irriducibile volontà di usare i Grandi Eventi come strumento di un’economia urbana insaziabile, fondata sulla micidiale alleanza pubblico-privato di saccheggio e turistificazione delle nostre città e territori. Il Ministro per Sport e per la gioventù Andrea Abodi ha già annunciato che il Governo sta studiando come snellire le procedure di candidatura dell’Italia ai Grandi Eventi, insostituibili occasioni di crescita e sviluppo. Le domande allora restano le stesse: sviluppo per chi? a beneficio di chi? e a quale costo? Nell’intervista Leonardo Ferrante, referente delle Associazioni Libera e Gruppo Abele, prova a rispondere.
Le Olimpiadi finiscono, ma i giochi del potere continuano e la discussione democratica sul loro impatto dovrebbe solo cominciare.
Si ringrazia Duccio Facchini e la redazione di Altreconomia. Qui la presentazione del libro “Oro colato” (ed. Altreconomia) alla Sala Isma del Senato con il sen. Tino Magni, Luigi Casanova (Mountain Wilderness Italia, co-autore del libro), Duccio Facchini (direttore di Altreconomia), Giovanna Ceiner (Italia Nostra Belluno), Barbara Baldini (ex sindaca di Montagna in Valtellina) e Leonardo Ferrante (campagna Open Olympics).
Leonardo Ferrante è il referente nazionale del settore Anticorruzione civica e cittadinanza monitorante delle associazioni Libera e Gruppo Abele. Dal 2012 al 2015 è stato coordinatore scientifico della campagna contro il malaffare Riparte il futuro. Insieme ad Alberto Vannucci è tra gli ideatori della Scuola Common, per la creazione di comunità monitoranti contro il malaffare.