I redditi a Bologna: una città non a misura dei meno abbienti
Qualche considerazione sui dati sulle dichiarazioni fiscali del 2025 dei cittadini di Bologna pubblicati dall’Agenzia delle Entrate
Sono stati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate i dati sulle dichiarazioni fiscali del 2025 riguardati i redditi del 2024, con dettaglio comunale, e possiamo quindi fare qualche considerazione per ciò che riguarda Bologna. È uno dei comuni con il reddito medio più alto della provincia (la superano San Lazzaro e Zola Predosa) e anche della regione ed è senz’altro tra i comuni capoluogo più ricchi d’Italia. Una città con una quota di percettori di redditi da lavoro – e quindi occupati – vicina al 60% di quelli in età lavorativa e un numero di proprietari di fabbricati e abitazioni (144.673) non lontano dal 70% del numero delle famiglie (212.368). Ma quanto è ricca Bologna, secondo il reddito che dichiarano i suoi residenti? Senza bisogno di fare confronti con altre città, guardiamo cosa ci dicono i dati su Bologna e la Città Metropolitana.
Prima di addentrarci in quei numeri, però, guardiamo alla dinamica demografica. I residenti a Bologna al 1° gennaio 2020 erano 391.984. Da allora, e fino al 2024 incluso, la popolazione è cambiata notevolmente. Nei cinque anni si sono infatti aggiunti 13.845 nuovi nati e se ne sono andati 24.492 morti; sono entrate 76.591 persone provenienti da altri comuni o dall’estero e sono uscite 65.137 persone per altri comuni o per l’estero. Così, la popolazione residente al 1° gennaio 2025 ammontava a 392.791 residenti, appena 800 persone in più rispetto a cinque anni prima. Il turnover ha riguardato quindi il 22.9% dei residenti in uscita, compensato dal 23% di nuovi residenti in entrata. Un ricambio che può avere provocato cambiamenti anche nella composizione sociale dei percettori di reddito.
Nei cinque anni, la popolazione in età lavorativa (dai 14 anni in su), è passata da 346.024 a 349.674 unità, aumentando di 3.650 persone. Non tutte, ovviamente hanno una condizione occupazionale attiva (non abbiamo il dato esatto a livello comunale), ma certo è che i contribuenti sono passati dai 303.985 che erano nel 2020 ai 310.489 del 2025. Di questi, secondo l’Agenzia delle Entrate, dichiaravano un reddito da lavoro in 195.679 nel 2020 e 204.894 nel 2025. I percettori di pensione sono passati dai 102.168 del 2020 ai 98.235 nel 2025. Si può quindi ritenere che tra i nuovi residenti – che hanno superato di più di 11mila unità i residenti fuoriusciti – vi siano stati soprattutto adulti (dei 76.591 nuovi residenti, solo 5.808 avevano un età inferiore ai 14 anni), che hanno fatto aumentare il numero dei percettori di reddito, mentre il calo dei pensionati è stato soprattutto dovuto a quasi 25mila deceduti.
Come sono variati i redditi nelle dichiarazioni fiscali? I dichiaranti con reddito imponibile sono passati, nei cinque anni, da 297mila a poco più di 303mila e il loro reddito è aumentato del 18.8% nel complesso. Se però consideriamo che tra il 2019 e il 2024 abbiamo avuto un’inflazione del 20.8%, ciò significa che il loro reddito è diminuito in termini reali del 2%. Il potere d’acquisto dei bolognesi è dunque calato, e sono oggi più poveri. Il reddito medio pro-capite complessivo, peraltro, è cresciuto solo del 17.1%. Anche in Italia, giusto per dare un’idea, il reddito imponibile complessivo è aumentato del 18.9%, ma il reddito medio pro-capite è stato di € 25.411. In regione, l’aumento del reddito è stato del 17.8%. Anche in Italia e in regione, dunque, il reddito reale è diminuito.
Il confronto tra il 2019 e il 2024 è ancora più penalizzante per la provincia, dove il numero dei dichiaranti è aumentato di 17mila unità, arrivando a 786.795 persone, ma il reddito imponibile è cresciuto solo del 16%, registrando così un calo del 4.8% in termini reali. Il reddito medio (€ 33.307) è più alto a Bologna che non nell’intera Città metropolitana (€ 29.782) e anche della regione Emilia-Romagna (€ 27.527). Se poi escludiamo i residenti nel comune di Bologna, il reddito medio del resto della Città metropolitana è ancora più basso ed è in linea con il resto della regione (€ 27.597).
Nei cinque anni, i titolari di reddito da lavoro dipendente sono aumentati di quasi 12mila unità (sono ora più di 182mila), i lavoratori autonomi (che includono artigiani e professionisti) sono poco più di settemila (un dato che appare sottostimato), mentre i titolari di reddito da impresa sono 15mila (in calo di tremila unità). I pensionati sono 98mila, 4mila in meno di cinque anni prima, mentre i proprietari di immobili con redditi da fabbricati sono 144mila, tremila in più del 2019. Il grosso del reddito imponibile viene dunque dal reddito da lavoro dipendente (55.8%) e dalle pensioni (29.4%).
Se guardiamo alla distribuzione del reddito dichiarato per fasce, la situazione appare sconfortante. A Bologna il 26.5% dei dichiaranti ha un reddito inferiore ai 15mila euro lordi annui (con un magro reddito medio di € 6,953 a testa) e il 24.1% ne ha uno tra i 15 e i 26mila euro (con un reddito medio di € 20,920). Ciò significa che il 50.5% – ovvero più della metà dei bolognesi – ha un reddito inferiore a 26mila euro l’anno: una cifra davvero preoccupante, trattandosi di reddito lordo. Un reddito di 26mila euro lordi annui equivale a 2.166 euro mensili, più o meno 1.500 euro netti al mese (e questo è il “tetto” della fascia). Secondo la nota indagine della Camera del Lavoro del 2024, una cifra che non consente a un individuo, specialmente se ha famiglia, di arrivare serenamente alla fine del mese.
Di converso, il 37.4% ha un reddito tra i 26 e i 55mila euro e solo il 12% – ovvero poco più di 20mila persone – supera i 55mila euro (il 2.5% è sopra i 120mila). Suddividendo il reddito complessivo nelle cinque fasce, si ha che alla classe di reddito medio-alto (55-120mila euro) va il 21.9% del totale, mentre alla classe dei 20mila bolognesi più ricchi va il 17.1%. Alla classe media, invece, va il 40.3%, a quella medio-bassa il 15.2% e a quella più povera appena il 5.5%. In altre parole, alla metà dei bolognesi a reddito basso o medio-basso va appena il 20.7% del reddito totale. Appena il 37% dei cittadini a Bologna, quasi 113mila persone, appartiene dunque alla classe media dei redditi.
E in provincia? A grandi linee si può dire che vi risiedono meno ricchi – circa 33mila persone che si concentrano in alcuni comuni attorno a Bologna – e i dichiaranti meno abbienti con reddito fino a 26mila euro sono il 52.7%, più che a Bologna, ma meno che in regione, dove sono il 56.5%. La Città metropolitana vede quindi una concentrazione maggiore di popolazione nelle fasce basse o bassissime del reddito, quasi 256mila persone.
Il confronto con la distribuzione dei redditi del 2019 è però parzialmente confortante, anche se si tratta per lo più di una “illusione monetaria”. Nelle due fasce di reddito inferiori a 26mila euro annui vi era infatti il 61.9% dei dichiaranti, mentre in quella centrale si trovava il 28.9%. Vi è stato dunque uno scivolamento verso il centro della distribuzione – oggi vi sono più persone a reddito medio e meno a reddito medio-basso o basso. Dobbiamo però tenere conto del fatto che il 56.2% dei dichiaranti (oggi saliti al 58.8%) riceve un reddito da lavoro dipendente e il 33.6% (oggi il 31.6%) una pensione, e che salari e stipendi sono aumentati per via contrattuale (non abbastanza, però, visto che non è stata compensata la perdita di potere d’acquisto).
C’è inoltre da considerare un altro aspetto che ha senz’altro contribuito alla redistribuzione tra le classi di reddito. Se in città sono calati i poveri e i quasi-poveri, non sarà perché se ne sono andati? E non sarà che se ne sono andati perché la vita a Bologna – tra affitti, trasporti e spese correnti – è diventata più cara e insostenibile per chi non ha un reddito “medio”? E non sarà che chi è venuto a stare in città è perché se lo è potuto permettere? Hanno cambiato residenza, andandosene, più di 65mila persone, di cui quasi 7mila con meno di 14 anni, mentre ne sono arrivate più di 76mila, di cui meno di 6mila sotto i 14 anni. I numeri tornano: erano quasi 184mila i dichiaranti con reddito fino a 26mila euro, oggi sono poco più di 153mila; erano quasi 86mila quelli con reddito medio, oggi sono quasi 113mila. I medio-ricchi e i ricchi erano 27mila, oggi sono più di 35mila. A una città a misura di ceto medio e alto per i costi – degli affitti, dei trasporti, della vita – deve pur corrispondere una città a misura dei suoi residenti. Anche se i meno abbienti sono ancora la maggioranza, stanno diminuendo e se continua così, forse, continueranno a calare. E se non cresceranno i loro redditi, se ne potranno andare, lasciando posto a chi il reddito ce l’ha. Una città a misura di ceto medio può essere abitata solo da chi può permettersela. Sbaglierebbe, però, chi volesse solo concentrarsi sui ceti “medi”, visto che quelli “bassi” – quelli che si definivano “popolari” – sono ancora la maggioranza. È a loro che le politiche dovrebbe rivolgersi, se volessero davvero rendere la città vivibile per tutti.