La città

Bologna: e l’economia? Non sta bene, grazie.

Dopo i dati relativi ai redditi dichiarati del 2024, una radiografia del quadro economico-sociale, dell'attività d'impresa e dell'occupazione a Bologna.

Dopo avere guardato ai redditi dichiarati dell’anno 2024, confrontandoli con il 2019, guardiamo ora ad un altro aspetto del quadro economico-sociale, quello dell’economia. Il numero di attività economiche, ovvero di imprese, presenti sul territorio della Città Metropolitana è diminuito nel 2024 del 1.8% rispetto all’anno precedente (mentre in Regione il calo è stato solo dello 0.7%): oggi sono 82.117, nel 2019 erano 83.605 e sono ormai in calo da più di un decennio. Nel solo Comune di Bologna vi sono 32.413 imprese, l’1.6% in meno del 2023: nel solo 2024 si sono registrate 2.450 nuove attività ma ne sono state cancellate 3.054 (le società di capitali sono aumentate del 3.2%, mentre le società di persone sono calate del 4.9% e le ditte individuali del 4.7%). Le imprese nel Comune, che erano aumentate in numero fino ad un massimo di 33.142 nel 2022, sono scese sotto il minimo toccato nel 2015 di 32.423. Continuano ad aumentare le società di capitale, mentre diminuiscono quelle di persone e le ditte individuali.

Se guardiamo ai settori, vediamo che quasi un quarto delle imprese opera nel settore del commercio, ma queste sono anche quelle che mostrano il calo più consistente: erano 8.410 nel 2019, sono 7.408 nel 2024. Gli unici settori in cui si hanno aumenti, anche considerevoli, sono quelli delle attività professionali, delle attività finanziarie e assicurative e delle attività immobiliari. Calano invece le imprese nelle manifattura, nei trasporti e magazzinaggio, nelle attività alberghiere e di ristorazione (315 sono le attività scomparse dal 2019). Nelle costruzioni, dopo il picco del 2022 (evidentemente spinto dal boom del bonus edilizio che aveva fatto esplodere il numero di imprese da quasi quattromila nel 2020 fino a 4.350 nel 2022), il calo continua e nel 2024 il numero si ferma a 4.175. Il calo complessivo del numero di imprese riguarda in particolare quelle artigiane (-435 in cinque anni) e le ditte individuali (-1.120). Il calo maggiore tanto delle imprese artigiane che delle ditte individuali si registra nelle costruzioni, nella manifattura, nei trasporti e magazzinaggio e nei servizi alle imprese, mentre è più contenuto nel commercio (questi sono i cinque settori dove sono più presenti questo tipo di imprese). Le imprese con imprenditori di origine straniera, dopo l’apice del 2023 di 6.011, scendono a 5.871, di cui 597 cinesi, 456 bangla e 447 pakistane.

Un dato che lascia perplessi è invece il confronto tra il numero di unità locali di imprese registrate nel comune di Bologna – 41.627 nel 2024 – e il numero di immobili ad uso non residenziale registrati al Catasto urbano – 28.016 nel 2024, in calo di un migliaio rispetto al 2019 – di cui il 60% ad uso commerciale. Evidentemente, molte imprese – come quelle nei servizi finanziari, immobiliari e di consulenza – hanno sede in edifici ad uso residenziale.

Guardiamo ora agli addetti (di fonte Registro delle Imprese della Camera di Commercio). Questi, che erano costantemente aumentati fino al 2019 e poi di nuovo fino al picco del 2022 – quando erano stati 167.209 – hanno continuato a diminuire, attestandosi a 163.205, già 1.305 in meno del 2019. I settori di maggiore occupazione sono il commercio (25.828), i servizi alle imprese (21.081), alberghi e ristorazione (19.133), traporto e magazzinaggio (14.614), manifattura (14.221), servizi di informazione e comunicazione (12.361), sanità e assistenza sociale (10.808), attività professionali (9.908), costruzioni (9.613) e attività finanziarie (8.295). Dal 2019, gli addetti sono calati nel commercio (quasi quattromila unità), nella manifattura (quasi 1.500), nel trasporto (circa un migliaio), mentre sono generalmente aumentati negli altri settori (fino a quasi duemila nel settore alberghiero e ristorazione, quasi tremila nella comunicazione).

I dati sull’occupazione, di fonte Istat indicano un numero di occupati maggiore nel 2024, pari a circa 182.439, di cui quasi 43mila come indipendenti, in calo del 2.2% rispetto al picco recente del 2022. I disoccupati sono stati 10.134 (ben il 45.2% più del 2023, che era stato maggiore dell’11.2% rispetto al 2022). Mentre il tasso di occupazione è in calo da due anni, ed è pari al 70.8%, il tasso di disoccupazione è salito fino al 5.3% (era il 3.3% nel 2019). Il tasso di occupazione comunale rileva un forte gap di genere, in aumento nel 2024, dovuto sia alla diminuzione del tasso di occupazione femminile (da 70,3% a 64,7%), sia all’aumento di quello maschile (da 75,4% a 77,2%).

In ogni caso, le posizioni lavorative attivate nel 2024 da datori di lavoro con sede nel comune di Bologna, appartenenti sia al settore pubblico sia a quello privato, sono state 215.932 con contratti di lavoro dipendente, in diminuzione rispetto al 2023 dell’1,8%. La quota preponderante è stata di contratti di lavoro dipendente a tempo determinato (146.256, il 67,7% del lavoro dipendente totale) e di lavoro somministrato a tempo determinato (34.200, il 15,8%). A queste si aggiungono 28.032 attivazioni di contratti a tempo indeterminato (13,0%), 7.444 attivazioni di contratti di lavoro in apprendistato (3,4%), 34.200 contratti di lavoro somministrato, 20.794 di contratti di lavoro intermittente e 30.330 contratti di lavoro para-subordinato. Nel medesimo periodo le cessazioni hanno riguardato 209.212 contratti (-0,3% rispetto al 2023), a cui si aggiungono 16.054 trasformazioni di contratti esistenti a tempo determinato, in contratti a tempo indeterminato e 13.268 di contratti di vario tipo, in contratti a tempo determinato. La combinazione di questi flussi contrattuali ha determinato un saldo delle posizioni di lavoro positivo: a fine 2024 risultano infatti 6.720 posizioni di lavoro in più rispetto al 31 dicembre 2023, di cui 7.852 a tempo indeterminato in più, 328 di apprendistato in più, 396 di lavoro intermittente in più, 1.242 di lavoro parasubordinato in più, 1.072 di lavoro a tempo determinato in meno e 388 di lavoro somministrato in meno. Le attivazioni hanno riguardato il 53.9% di donne (soprattutto tra i contratti a tempo determinato), ma anche le cessazioni sono state in maggioranza per le donne (54.3%). Il tasso di inattività, infine, è stato del 25.1%, segnando un incremento per le donne (dal 24.7% del 2019 al 31.8% del 2024) e un calo per gli uomini (dal 20.6% del 2019 al 18.2% del 2024) – il gender gap qui si allarga al 13.6%.

Pertanto, come si può capire da tutti questi numeri, l’occupazione a Bologna è per due terzi precaria, un dato drammatico che dovrebbe far riflettere. E che fa quindi comprendere come la distribuzione del reddito in città sia così prepotentemente spostata verso il basso, con una quota di contribuenti con redditi bassi e medio-bassi (inferiori a 26mila euro lordi annui) del 50.5%. È una città dove il lavoro è prevalentemente instabile e precario, che vede diminuire il numero di imprese mentre aumenta il numero delle società di capitale e delle attività ad alto reddito e ad alto valore aggiunto – finanziarie, immobiliari, di consulenza e professionali – tanto da far aumentare la concentrazione di percettori di redditi alti (sono ora il12%). Se anche più di 182mila persone a Bologna risultano occupate, per più di 120mila di loro la condizione lavorativa è precaria, il loro reddito è basso (un quarto dei contribuenti ha un reddito medio inferiore ai settemila euro annui) e sono occupati in settori a basso valore aggiunto (dal commercio alla logistica ai trasporti).

Il che spiega perché vivere a Bologna è diventato difficoltoso per una larga maggioranza di cittadini. Con un costo della vita in linea con il dato nazionale, costo degli affitti e delle abitazioni in aumento, costo del trasporto pubblico in aumento, la vita si è fatta difficile per una larga fetta della popolazione. Che spiega anche, tra l’altro, perché continuano a crescere gli esercizi della grande e media distribuzione, i discount e i supermercati di zona, a svantaggio degli esercizi di vicinato. Mentre i primi segnano un aumento del 50% da un decennio, i secondi sono diminuiti di 2.220 unità dal 2019 (erano 8.088, sono 5.868 nel 2024). Cibo e prodotti alimentari di più largo consumo (e qualità inferiore) a prezzi più contenuti per chi non può permettersi il cibo gourmet, biologico e vegano dei negozi più chic della città. Anche questa è una faccia della Bologna di oggi.

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