Il Futuro a crescita zero

Cronache dal presente stabilizzato dopo la fine della crescita demografica

di Hansy Lumen

Nel 2038, a causa dell’invecchiamento della popolazione, le politiche per la terza età non venivano più progettate da under 40, ma direttamente autogestite dagli anziani perché il turn-over, semplicemente, non esisteva più.

15 anni di governo Vannacci avevano espulso tutti i migranti e l’ultimo neonato era stato avvistato nel 2037, anche se nessuno ricordava chi avesse dimenticato di registrarlo all’anagrafe. Da allora la società aveva compiuto una scelta razionale: la gioventù, come la vegetazione spontanea, era considerata un “fattore non sostenibile” per l’economia.

All’unanimità nel 2039 sia camera che senato dichiararono la crescita demografica conclusa. La città cambiarono rapidamente. I semafori entrarono in modalità lenta permanente. Le strisce pedonali furono allargate fino a diventare piazze. Sui marciapiedi tornarono le panchine e le farmacie sostituirono definitivamente le banche come centro di credito emotivo. Le scuole vennero trasformate in Centri di Reminiscenza Pubblica, dove si studiava il passato ma veniva subito dimenticato.

Con la crisi delle nascite cambiarono anche le ideologie. In particolare il comunismo che senza materie prime si esaurì in pochi anni. La lingua si semplificò: si privilegiavano parole brevi, che per essere pronunciate richiedessero meno fiato e meno denti. Gli amministratori cittadini avevano tutti più di ottant’anni e nel confronto politico la giunta doveva ricordare all’opposizione cosa stesse contestando, mentre l’opposizione aiutava la giunta a ricordare cosa volesse approvare. Il conflitto sociale andò in oblio. I cantieri e i centri commerciali erano diventati l’unica forma di welfare disponibile. Nei supermercati chiedere venti grammi di mortadella era diventato normale perchè la differenza d’età tra salumieri e clienti si era completamente azzerata.

Ma, un giorno, in un parco non ancora cementificato, una signora di centootto anni trovò un bambino che la guardò e le chiese: “Mi scusi signora… sarebbe questo il mio futuro?” La donna rimase in silenzio poi rispose: “No. Ma è la versione più stabile del presente che possiamo offrirti.” Il piccolo venne preso subito trasferito in una teca condivisa al MIR il Museo dell’Infanzia Residua al Pilastro. Da quel giorno la popolazione smise definitivamente di crescere.

Eppure, nelle ore più silenziose della notte, il vecchio Hansy sente un rumore quasi impercettibile come di futuro ostinato che prova a entrare dalla serratura di nascosto. E spera solo che non sia un allucinazione e che un giorno riesca finalmente a rientrare in casa.