TPER: la controllata fuori controllo
il tracollo della mobilità a Bologna
Bologna vive un paradosso inquietante: il trasporto pubblico locale è gestito da una società pubblica, ma governata come se fosse privata, e i cittadini lo pagano caro senza vedere miglioramenti. La TPER, nata nel 2012 dalla fusione dei rami trasporto di ATC e FER, è oggi una società ibrida: di proprietà pubblica, ma autonoma nelle scelte strategiche, con oltre 2.300 dipendenti e un fatturato di quasi 300 milioni di euro. La presidente Giuseppina Gualtieri, al timone dal 2012 e amministratore delegato dal 2015, incarna questo modello di gestione aziendale: lunga carriera in enti pubblici protetti, consulenze varie e un controllo solido sulle decisioni dell’azienda, senza trasparenza nei confronti dei soci pubblici.
Dal 1° marzo 2025 il Comune ha aumentato drasticamente i costi dei biglietti: +53% la corsa singola, +50% il giornaliero, +36% il City Pass. Una decisione giustificata come necessaria per finanziare il TPL, ma che conferma il ruolo dominante di TPER: una società che, pur essendo di proprietà pubblica, impone le proprie strategie ai soci, Comune e Regione, che spesso si limitano a ratificarle.
Il monopolio TPER dura dal 2011, senza mai una gara pubblica, e con proroghe continue fino al 2028. Una gestione senza concorrenza che assicura alla società utili milionari: negli ultimi otto anni circa 40 milioni di euro netti, già tassati, che avrebbero potuto essere investiti nel miglioramento del servizio o nella riduzione dei costi per gli utenti. Ma TPER ha scelto di distribuire dividendi, trasformando finanziamenti pubblici in profitti privati.
Un esempio eclatante della gestione autonoma è il collocamento di obbligazioni sul mercato internazionale nel 2017: decisione presa senza consultare seriamente i soci, in tempi record, per sottrarsi agli obblighi di trasparenza previsti dal Decreto Legislativo sulle società pubbliche. La strategia è chiara: blindare l’indipendenza della società e ridurre il controllo politico sulle scelte aziendali. Helmut Moroder, esperto di trasporto pubblico nominato amministratore unico di SRM, l’agenzia pubblica che dovrebbe supervisionare TPER, ha denunciato il problema: “Abbiamo una Ferrari e la facciamo andare come una 500”, sintetizzando l’incapacità delle istituzioni di attuare un piano di mobilità moderna e sostenibile.
Il caso Moroder è emblema del conflitto tra gestione e pianificazione: l’ingegnere altoatesino, con esperienza pluriennale nella gestione integrata del TPL, viene messo nelle condizioni di rinunciare al suo ruolo, ostacolato dalla necessità di prorogare contratti senza rinegoziazione. La sua sostituzione con figure estranee al settore dimostra la priorità data al mantenimento dello status quo rispetto a una reale modernizzazione della mobilità.
I Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS), elaborati per ridurre traffico e inquinamento, restano largamente inattuati. Le associazioni ambientaliste, urbanisti e trasportisti denunciano da anni il paradosso: ci sarebbero risorse sufficienti per finanziare l’espansione e l’integrazione dei servizi pubblici, ma TPER continua a operare privilegiando il profitto, senza gare né innovazioni significative.
L’azienda mostra inoltre un lato intimidatorio: Moroder riceve diffide legali e atti di citazione per aver reso pubblici dati sulla gestione e sui costi del servizio, confermando una cultura aziendale che antepone la tutela dell’immagine a quella del servizio pubblico. Questo atteggiamento scoraggia il dibattito, blocca il controllo democratico e penalizza l’utenza, costretta a pagare tariffe crescenti senza benefici tangibili. A Bologna, quindi, il trasporto pubblico soffre per l’inversione dei ruoli tra politica e gestione: TPER decide, gli enti pubblici ratificano, i cittadini pagano. Gli strumenti per attuare una mobilità sostenibile ci sono, i fondi pure, ma la volontà politica di controllare e indirizzare la società manca. E finché questo equilibrio non cambierà, la città continuerà a muoversi a passi di lumaca, con mezzi pubblici inefficienti e costosi, mentre il futuro sostenibile delineato dai piani strategici rimarrà solo un sogno su carta.
Di seguito tutti i dettagli, i dati e le analisi alla base di questo articolo nel Dossier di Andrea De Pasquale che puoi consultare o scaricare:
E’ stato consigliere provinciale (dal 2004 al 2009), durante la quale ha seguito temi come pianificazione territoriale e trasporti. Grazie alla sua esperienza di impegno politico diretto nelle istituzioni locali, ha contribuito a formare il suo sguardo critico sui meccanismi decisionali e amministrativi. Interviene regolarmente nel dibattito pubblico con contributi che intrecciano competenze tecniche e riflessione politica, ponendo al centro il tema del controllo democratico dei servizi essenziali e dell’interesse collettivo rispetto alle logiche di mercato. Dal 2009 ad oggi ha scelto di operare soprattutto come osservatore indipendente e voce tecnica nel dibattito pubblico.