Bologna Respira
Una nuova associazione civica nata dalla frattura nell'area di AVS
l panorama politico bolognese si arricchisce di un nuovo soggetto. Si chiama Bologna Respira ed è un’associazione che nasce da una scissione interna ad Europa Verde e Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), maturata nel corso del confronto sul sostegno alla giunta guidata dal Partito Democratico.
La nascita dell’associazione rappresenta uno degli sviluppi più significativi del dibattito che, negli ultimi anni, ha attraversato il mondo ecologista e progressista cittadino. Le divergenze hanno riguardato soprattutto il giudizio sulle politiche urbanistiche, ambientali e della mobilità promosse dall’amministrazione comunale e il ruolo che Europa Verde avrebbe dovuto mantenere all’interno della maggioranza.
La frattura politica
La costituzione di Bologna Respira è il risultato di un percorso che ha visto una parte dell’area riconducibile a Europa Verde prendere progressivamente le distanze dalla linea politica di AVS a livello cittadino.
Il nodo centrale è stato il rapporto con la giunta comunale. Per i promotori dell’associazione, le differenze di valutazione su alcune delle principali trasformazioni urbane in corso a Bologna hanno reso necessario avviare un’esperienza autonoma, distinta da quella del partito di provenienza.
Si tratta di una scelta che riflette un dibattito più ampio sul ruolo delle forze ecologiste quando partecipano a coalizioni di governo, soprattutto in una fase caratterizzata da grandi interventi urbanistici, infrastrutturali e di riqualificazione della città.
Una collocazione autonoma
Uno degli aspetti che caratterizza Bologna Respira è la scelta di non collocarsi in nessuno dei due principali schieramenti oggi presenti nel panorama civico bolognese.L’associazione si dichiara infatti esterna alla maggioranza composta da Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e Coalizione Civica, ma allo stesso tempo non aderisce nemmeno al polo civico rappresentato da Uniti per Bologna. Questa posizione definisce Bologna Respira come un soggetto autonomo, intenzionato a sviluppare un proprio percorso politico e culturale senza inserirsi nelle attuali coalizioni cittadine.
I contenuti del manifesto
Il manifesto fondativo dell’associazione propone una riflessione sul modello di sviluppo urbano perseguito negli ultimi anni. Nel testo si afferma la necessità di superare una visione della città fondata prevalentemente sulla crescita edilizia e sulla trasformazione fisica dello spazio urbano, ponendo invece al centro qualità della vita, tutela degli ecosistemi, salute pubblica e partecipazione dei cittadini.
Tra le principali proposte figurano il consumo di suolo zero attraverso il recupero dell’edificato esistente, l’espansione del verde urbano, il rafforzamento delle comunità energetiche, una maggiore attenzione all’adattamento climatico, il sostegno all’agricoltura biologica e alle filiere corte, oltre a un modello di mobilità incentrato sul trasporto pubblico, sulla ciclabilità e sulla sicurezza degli spostamenti.
Il documento dedica inoltre ampio spazio al tema della partecipazione democratica, sostenendo la necessità di rafforzare il ruolo dei cittadini e degli organi elettivi nelle decisioni che riguardano le trasformazioni della città.
Un nuovo attore nel dibattito cittadino
La nascita di Bologna Respira contribuisce a rendere ancora più articolato il quadro politico bolognese.
Da una parte resta la maggioranza che governa Palazzo d’Accursio, composta da PD, AVS e Coalizione Civica. Dall’altra prosegue l’attività del polo civico Uniti per Bologna. Bologna Respira sceglie invece una terza collocazione, proponendosi come spazio autonomo di elaborazione politica e culturale sui temi dell’ambiente, dell’urbanistica, della qualità urbana, della democrazia e partecipazione.
Resta ora da comprendere quale sarà la sua evoluzione organizzativa e quale capacità avrà di incidere nel dibattito pubblico cittadino. Molto dipenderà dalle iniziative che metterà in campo, dalla capacità di dialogare con associazioni e comitati già attivi sul territorio e dall’eventuale scelta di tradurre il progetto associativo in una proposta elettorale.
La nascita di Bologna Respira rappresenta comunque un elemento di rilievo nel panorama politico locale, perché evidenzia come il confronto sulle trasformazioni urbane e sul modello di sviluppo di Bologna continui a produrre nuovi soggetti e nuove forme di partecipazione.
è stato portavoce dei Verdi di Bologna dal 2022 al 2026. Attivista ambientale da oltre vent’anni, è uno dei promotori dell’associazione Bologna Respira. In questi anni il suo impegno si è contraddistinto per analisi e proposte sul tema della crisi climatica, dell’ambiente urbano e della partecipazione civica. Si è spesso trovato in posizione critica rispetto all’amministrazione comunale di Bologna, soprattutto per questioni ambientali: progetti urbanistici che prefigurano consumo di suolo, la tutela del verde, la mobilità, l’educazione, l’inquinamento acustico legato all’aeroporto Marconi.
La nostra visione non potrà mai combaciare con quella di chi ritiene che il progresso sia legato alla crescita illimitata. Nel 2026 ci troviamo ancora impelagati nel conflitto tra economia/lavoro e ambiente/salute. Bologna Respira ambisce a delineare una diversa visione di mondo, di città, di futuro. La priorità è il benessere delle persone, e di conseguenza il rispetto e la cura dell’ambiente in cui viviamo. Questo obiettivo non si ottiene con una infinita espansione urbanistica, con centinaia di sorvoli sulla città, con gentrificazione e turistificazione, con l’aumento del cemento e la riduzione del verde, con la privatizzazione di spazi pubblici e di servizi essenziali.
Come dicevo, oltre alla sostanza c’è la forma. Non potremo mai riconoscerci in atteggiamenti arroganti che in questi anni sono sfociati addirittura nella repressione di cittadini e attivisti che difendevano il territorio. Quello che è accaduto al parco Don Bosco e al Pilastro rappresenta una ferita indelebile per Bologna. Se fosse accaduto con un sindaco di destra, i parlamentari Verdi e di tutto il campo largo si sarebbero indignati e avrebbero sostenuto le proteste. E invece hanno scelto il silenzio, confermando che i processi politici ed elettorali che prendono corpo nelle stanze romane sono più importanti delle lotte nelle periferie delle città.