Anna e Cristian
I giardini pensili creati da Anna e Cristian nel loro condominio ACER sono uno spettacolo bellissimo
Mi trovo a Bologna, in un’area condominiale di abitazioni gestite dall’Acer, fra via del Lavoro e via Stalingrado, occupata da quattro grandi vasche collocate sopra le autorimesse. In origine, esse ospitavano delle siepi.
A un certo punto, però, le siepi si sono seccate e sono entrate in scena due persone speciali, Anna e Cristian, che abitano proprio in uno di quegli appartamenti: lei è di origine polacca, lui invece è siciliano.
Pian piano hanno cominciato ad aggiungere terra nelle vasche e a piantare cactacee, un po’ alla volta anche altri tipi di piante, realizzando e curando dei gioielli botanici, importantissimi sia per la biodiversità e gli impollinatori, sia per gli occhi e i cuori umani in cerca di bellezza.
Anna conosce la natura più intima delle piante, forse per una sapienza innata, e questo la porta ad accostare fichi d’India a ligustri, aromatiche a succulente, asteracee a sedum e agavi, in un’armonia potente che non avresti prima nemmeno immaginato. I giardini pensili che hanno messo al mondo sono uno spettacolo unico. Ho raccontato questa storia perché dimostra che Bologna, nonostante il lungo periodo di sofferenza ambientale e sociale che stiamo vivendo, è ricca di cittadini (spesso invisibili o sconosciuti), organizzati in gruppi oppure no, che sono in grado di creare meraviglie, promuovere cultura e consapevolezza, aprire opportunità per una crescita individuale e comunitaria, condividendo valori di pace e bellezza che stanno diventando vitali come l’aria pulita. Di seguito una breve intervista ad Anna e Cristian.


Anna – Avevamo dei fichi d’India in balcone che erano diventati molto grandi e quindi abbiamo deciso di portarli giù. Alcune piante, le abbiamo comprate, altre provengono da piccole talee che ho preso qua e là nei giardini.
Vedi quell’albero [e indica un ligustro], sembrava morto, lì allora ho piantato il primo fico d’India, poi abbiamo visto che in realtà l’albero non era morto e abbiamo cominciato ad annaffiare.