L’IA che consuma pregiudizi
Considerata la crescente frequenza, la serialità e talvolta l’aggressività dei commenti che ricevo sull’IA generativa, pubblico una serie di valutazioni tecnico-logiche di base, così potrò eventualmente copia/incollare all’infinito questo link risparmiando sia energia mentale che complessiva. Precisazione importante: questo commento è scritto completamente con l’intelligenza naturale di Hansy. Nessuna macchina è stata maltrattata durante la sua produzione.
L’aneddoto: Durante un’iniziativa una signora mi criticava con grande convinzione per il consumo energetico dell’IA. Le ho chiesto, con il suo consenso, di dare un’occhiata al suo smartphone. Aveva una trentina di applicazioni attive in background, di cui ne utilizzava 2! Per tutta la durata dell’incontro il telefono ha continuato a sincronizzare dati, aggiornare servizi, comunicare con server remoti e consumare energia. Non producendo nulla di visibile in quel momento, se non una discussione paradossale sul fatto che io stessi consumando “troppa energia” per realizzare video satirici e contenuti di sensibilizzazione ambientale. Le ho poi chiesto se utilizzasse l’automobile. La risposta è stata sì. Io non ho l’auto: mi muovo a piedi, in bici, con autobus e treno. È una scelta personale, spesso anche faticosa. Ma non mi sognerei mai di accusare automaticamente chi usa un’automobile di essere corresponsabile delle guerre per il petrolio, delle compagnie fossili o delle mafie che prosperano intorno all’energia solo perché è andato a fare benzina. La responsabilità non è dello strumento in sé, ma dell’intero sistema di produzione, distribuzione e soprattutto dell’uso che ne viene fatto. L’IA generativa è solo una componente di un ecosistema molto più ampio di automazione digitale che ormai attraversa comunicazione, industria, ricerca e servizi quotidiani. Nel mio caso la utilizzo per creare satira, video e contenuti di critica sociale. Tutto quello che realizzo potrei farlo anche senza IA, perché l’idea, il punto di vista e il messaggio arrivano dalla mia testa. La variabile sarebbe il tempo necessario per produrli e quindi anche il consumo energetico complessivo. Se riesco a condensare ore di lavoro in pochi minuti e a raggiungere centinaia di migliaia di persone, facendo riflettere oltre che sorridere, considero il rapporto tra costi e benefici decisamente favorevole. Detto questo, comprendo anche chi ritiene che questo rapporto non sia sufficiente. È una discussione legittima. Ma critichiamo ciò che dico, non il microfono che uso per dirlo.
La tecnologia cambia sempre il nostro rapporto con il mondo. Il telefono ha tolto poesia alle lettere scritte a mano. Il navigatore ha modificato il fascino del perdersi. La lavatrice ha cancellato la gloriosa tradizione del bucato al fiume. Eppure il punto non è rimpiangere ogni strumento sostituito, ma capire come utilizziamo quelli nuovi. Se fate girare una lavatrice a vuoto senza panni, state utilizzando male una tecnologia. Lo stesso principio vale per qualsiasi strumento: il problema non è solo cosa consuma, ma cosa produce.
Sugli strumenti (fig.01) Questo è il consumo diretto del mio strumento: una workstation grafica da 350 W con un monitor da 40 W, per un totale di circa 390 W. Tre ore di utilizzo equivalgono a: 390 W × 3 ore = 1.170 Wh = 1,17 kWh Il consumo complessivo delle infrastrutture digitali e dei data center è un tema reale, che va analizzato con dati e proporzioni corrette.
Sugli usi: I commenti sono aperti. Ma proviamo ad alzare il livello del dibattito fatemi confrontare con critiche argomentate e non con slogan preconfezionati e luoghi comuni da bar.
