La città

Il caso Cavazzoni e l’anomalia Barbacci

Due nidi, molte domande sul PNRR

Dalla contestazione dei cittadini ai cantieri incompiuti: il Comitato Cavazzoni ricostruisce una vicenda che solleva interrogativi sulla gestione dei fondi europei

Quando si parla di fondi PNRR si tende a considerare ogni intervento come un miglioramento. Ma cosa accade quando una parte della cittadinanza sostiene che un’opera non fosse necessaria, che il progetto sia stato modificato in corso d’opera e che il risultato finale sia molto diverso da quello finanziato?

È quanto sostiene il Comitato Cavazzoni, che da oltre tre anni segue la vicenda del nuovo nido nel Parco Acerbi e del futuro nido Barbacci, segnalando una serie di criticità.

Il PNRR e la logica del “bisogna spendere”

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha destinato ingenti risorse all’edilizia scolastica, lasciando ai Comuni la scelta degli interventi.

Secondo il Comitato, a Bologna questa opportunità si sarebbe tradotta in una preferenza per demolizioni e ricostruzioni anche dove sarebbero stati possibili interventi di recupero meno costosi e meno impattanti. Da qui sarebbero nate le contestazioni che hanno coinvolto, tra gli altri, i casi delle scuole Besta, Roselle, Cavazzoni, Volta, Dozza e Prati di Caprara.

Il caso Cavazzoni

Il nido Cavazzoni, progettato dall’architetto Zacchiroli anni 70-80 e inserito nel Parco Acerbi, è stato demolito per lasciare posto a una nuova struttura.

Secondo il Comitato, l’edificio avrebbe potuto essere ristrutturato e ampliato, evitando la sua demolizione, l’abbattimento di numerosi alberi e il consumo di una grande parte del parco. Il Comitato afferma inoltre di aver presentato cinque proposte valide alternative, tutte respinte.

I numeri del progetto

Secondo la documentazione fornita dal Comune il progetto depositato e finanziato dal PNRR prevedeva:

  • 1.730 mq
  • 116 posti bambino

L’opera realizzata sarebbe invece pari a:

  • 1.091 mq
  • 84 posti bambino

Sempre secondo il Comitato, il finanziamento è passato da circa 4,16 milioni a oltre 5,2 milioni di euro, pur riferendosi a un edificio più piccolo rispetto a quello indicato nella domanda di finanziamento.

Per il Comitato questa discrepanza meriterebbe verifiche da parte degli organismi competenti.

I costi in aumento e il nodo delle varianti

Il Comitato ritiene che l’aumento dei costi per la struttura derivi anche dalle numerose varianti approvate durante i lavori. Secondo questa ricostruzione, sarebbero stati autorizzati successivamente interventi e forniture che avrebbero dovuto essere compresi nei preventivi iniziali delle imprese.

Il Comitato sostiene inoltre che dal novembre 2025 sia diventato più difficile ricostruire l’evoluzione della spesa dei vari nidi, poiché il Comune avrebbe modificato le modalità di consultazione delle delibere comunali (escludendo la consultazione pubblica), motivando la scelta con esigenze di tutela della riservatezza. Il cittadino non ha più accesso alle delibere comunali.

Perché i lavori si sono fermati e che cosa manca ?

Secondo il Comitato, l’esaurimento delle risorse sarebbe la conseguenza dell’incremento dei costi durante il cantiere. Il Comune comunque ha confermato l’esaurimento dei fondi e che i lavori si sono fermati.

Il nuovo nido è entrato in funzione nel dicembre 2025, ma il Comitato segnala che i lavori nel cantiere esterno al nido sono stati sospesi solo nell’estate 2026, dopo l’esaurimento delle risorse disponibili.

A luglio 2026 risultavano ancora da completare:

  • illuminazione del parco;
  • impianto di irrigazione;
  • nuove alberature;
  • parcheggio per i genitori;
  • sistemazione definitiva delle aree esterne.

Un parco profondamente trasformato

Secondo il Comitato, il nuovo edificio ha modificato profondamente il rapporto con il Parco Acerbi.

Sarebbero stati abbattuti numerosi alberi nell’area della nuova costruzione e gli spazi verdi destinati ai bambini all’interno del nido si sarebbero ridotti da circa 2.500 mq (del vecchio nido Zacchiroli) a circa 150 mq (quello attuale), inoltre privi al momento dei giochi.

Viene poi contestata la realizzazione di una strada di servizio asfaltata (carico scarico merci) per la scuola, poi trasformata in area di sosta e successivamente chiusa con paletti, area che era destinata ad area verde per i bimbi, modifiche unilaterali dei tecnici comunali.

Le segnalazioni alle istituzioni

Tra il 2023 e il 2025 il Comitato dichiara di aver trasmesso esposti a Guardia di Finanza, Corte dei Conti, Ministero dell’Istruzione, Procura Europea (EPPO), Commissione Europea e Procura della Repubblica.

Il Comitato non ha mai ricevuto dalle Istituzioni una risposta alle denunce fatte, con la giustificazione della RISERVATEZZA SUI DATI addotte dagli Enti.

Il caso Nido Barbacci sostituto del Roselle (sempre quartiere Savena)

Secondo il Comitato, criticità analoghe al nido Cavazzoni riguarderebbero anche il nuovo nido Barbacci.

Dopo l’abbandono del progetto di demolizione del nido Roselle, l’amministrazione ha individuato una nuova area in via Barbacci.

Anche qui, sostiene il Comitato, il progetto finanziato riportava 1.730 mq e 116 posti, mentre quello effettivo prevede circa 1.050 mq e 84 posti.

Il cartello di cantiere per i lavori del nido iniziati nel giugno 2025 indica inoltre circa 500 giorni di lavori, con una conclusione prevista nel 2027, oltre la scadenza del PNRR del 31 luglio 2026.

Il nido Barbacci comunque non poteva rientrare nel finanziamento PNRR perché nel 2021 il Roselle, del quale è l’attuale sostituto, ne aveva già ricevuto uno europeo per ristrutturazione energetica: il PNRR prevedeva l’esclusione dal finanziamento se negli ultimi 5 anni un nido ne avesse già ricevuto uno. Sono regole rigide PNRR. Si vorrebbero risposte esaustive dal Comune.

La questione delle superfici finanziate (Cavazzoni e Barbacci)

Uno dei principali interrogativi riguarda il criterio con cui è stato determinato il finanziamento.

Secondo il Comitato, il contributo sarebbe stato calcolato sul progetto da 1.730 mq, mentre gli edifici realizzati misurano circa 1.050 mq.

Per questo il Comitato chiede chiarimenti su come siano stati calcolati i fondi assegnati e se il finanziamento abbia riguardato esclusivamente la superficie dell’edificio o anche altre aree.

Su questo punto, per quanto risulta pubblicamente, il Comune non ha mai fornito risposte dettagliate.

Un dato che il Comitato chiede di approfondire

Il Comitato sostiene inoltre che i progetti dei nidi Cavazzoni e Barbacci di Bologna abbiano ottenuto, in rapporto ai parametri utilizzati, finanziamenti più elevati dei circa 1.700 asili nido finanziati dal PNRR a livello nazionale.

Se confermato dai dati ministeriali, il Comitato ritiene opportuno comprendere le ragioni tecniche di queste diverse valutazioni economiche da parte degli organi del PNRR di Roma.

Le domande ancora aperte

Le principali domande poste dal Comitato sono:

  • perché i progetti finanziati riportano superfici e capacità diverse rispetto a quelle realizzate?
  • come sono stati calcolati i finanziamenti?
  • perché i cantieri risultano incompleti?
  • chi sosterrà gli eventuali costi aggiuntivi?
  • sono previste verifiche da parte degli organismi competenti?

Oltre il caso Cavazzoni-Barbacci

Al di là delle singole vicende, i casi Cavazzoni e Barbacci riportano al centro il rapporto tra pianificazione pubblica, partecipazione dei cittadini e utilizzo dei fondi europei.

Secondo il Comitato, il confronto con la cittadinanza sarebbe stato sostanzialmente assente e tutte le decisioni sarebbero state comunicate quando ormai erano già state assunte.

Sarà il lavoro degli organi di controllo a stabilire se le anomalie segnalate abbiano rilevanza amministrativa, contabile o penale. Sul piano politico resta invece una domanda: quando una comunità chiede di riqualificare invece di demolire, perché quella richiesta viene sistematicamente ignorata?

Nessuna forma di collaborazione con il Comitato e la cittadinanza c’è mai stata da parte dell’Amministrazione Comunale su questi temi.

Intervista a Luciano Podestà
Luciano Podestà

Ingegnere ed ex tecnico del Comune, dal 2022 si occupa del quartiere Savena e dei problemi relativi, in particolare degli asili nido e quindi del nuovo nido Cavazzoni. È responsabile e portavoce del Comitato Protesta Cavazzoni, formato assieme ad alcuni colleghi del quartiere per contestare il progetto del Comune di demolire l’attuale nido e costruire una nuova struttura.

Quando avete capito che il progetto del nuovo nido non era una semplice riqualificazione ma un intervento che avrebbe cambiato radicalmente il Parco Acerbi?
In occasione di una riunione consigliare di quartiere, credo nel novembre del 2021, presenti gli assessori Ara e Borsari e la Presidente di Quartiere Marzia Benassi, Ara ha semplicemente informato l’assemblea che il nido Cavazzoni sarebbe stato demolito e una nuova costruzione sarebbe stata realizzata nell’area del Parco Acerbi. Ci hanno anche indicato grossomodo la posizione del nuovo nido, la peggiore che potessero scegliere, che richiedeva l’abbattimento di tutto un filare di alti tigli ad alto fusto. Il nido in poche parole avrebbe occupato tutto lo spazio al centro e il parco sarebbe stato annullato. Da questo momento è nato il Comitato di Protesta Cavazzoni.
Secondo te, quali elementi tecnici dimostravano che il vecchio nido Cavazzoni poteva essere ristrutturato e adeguato senza ricorrere alla demolizione?

Le motivazioni per la demolizione del nido Cavazzoni addotte dal Comune erano che il nido aveva dei problemi di sismicità e quindi doveva necessariamente essere aggiornato e per questo motivo demolito e ricostruito. Facciamo presente che il nido Cavazzoni, progettato dall’architetto Zacchiroli, uno dei più importanti attivi a Bologna negli anni 70-80, aveva fondamenta in cemento armato, sono stati necessari due mesi e mezzo per demolirle, ed era alto praticamente tre metri, quindi il rischio di sismicità non riuscivamo a capire quale potesse essere: la struttura era estremamente solida ed era stata tra l’altro rivista negli ultimi anni per manutenzione. Non c’era nessun rischio particolare di sismicità e la struttura non poteva certo avere dei problemi statici.
Avete dichiarato di aver presentato cinque soluzioni alternative al Comune. In cosa consistevano e perché ritenete che siano state ignorate?

Vista la contestazione alla decisione da parte del Comune di dove costruire il nido, il Comune stesso ci ha sollecitato a suggerirne di alternative. Abbiamo individuato altre cinque possibilità: tre nell’ambito dello stesso parco e due esterne. Tutte avrebbero potuto soddisfare molto meglio le esigenze rispetto all’attuale progetto di demolizione e costruzione di un nuovo nido.
Nel vostro articolo sostenete che il progetto finanziato e quello realizzato non coincidano. Quali sono, nel dettaglio, le differenze tra la documentazione presentata per ottenere i fondi e il progetto esecutivo?
All’inizio del 2022 il Comune aveva presentato in una delibera che il Cavazzoni e il nido Barbacci, o meglio il sostituto del Roselle, sarebbero stati uguali, due costruzioni di 1050 mq per 84 bambini. La domanda di finanziamento presentata a Roma non si sa per quale motivo prevedeva invece un nido di 1730 mq e 116 bambini, valori entrambi fuori legge. Prima di tutto perché rispetto alle stesse regole del Comune, le dimensioni dell’area del parco disponibile non sarebbe stata sufficiente, e in secondo luogo non esiste in Italia un solo caso di un nido per 116 unità.
Parlate di uno scostamento di circa due milioni di euro rispetto al valore dell’opera realizzata. Su quali documenti ufficiali basate questo calcolo?
Il finanziamento da parte del Ministero viene calcolato sull’area reale dell’asilo. Questo occupa 1050 mq. Il PNRR prevede una spesa di 2400 euro al mq per la superficie netta dell’asilo, quindi circa 2.600.000 euro. L’asilo Cavazzoni è invece costato alla fine più di 5.200.000 euro. La differenza tra il progetto presentato e quello realizzato ci pare enorme.
Perché ritenete anomala l’apertura del nido ai bambini mentre il cantiere era ancora operativo e le sistemazioni esterne non erano concluse?
Il Comune ha voluto che aprisse obbligatoriamente prima dell’inizio dell’anno 2026, cioè nel novembre 2025, solo per dimostrare che i lavori erano stati terminati entro i termini dati, ma i lavori della sola struttura, cioè dell’immobile, perché tutto il resto, la parte esterna, il prato, le alberature, le recinzioni, le strade di accesso, cioè tutto quello che è l’infrastruttura di questo asilo, era ancora praticamente inesistente. Le macchine operatrici hanno lavorato fino al mese di giugno del 2026: i bambini ovviamente non potevano certo uscire nel prato, comunque fuori dall’edificio, in mezzo alle polveri e ai lavori in corso, soprattutto in mezzo alla demolizione totale del vecchio nido che è durata per due mesi.
Quanto è cambiato il Parco Acerbi rispetto alla situazione precedente e quali conseguenze concrete ha avuto, secondo voi, la costruzione del nuovo edificio sul verde pubblico e sugli spazi destinati ai bambini?
Il Parco Acerbi praticamente è ridotto a meno del 50% di quello precedente. L’abbattimento di alberi ad alto fusto e la costruzione di questo fabbricato proprio al centro, costruzione che noi chiamiamo ecomostro, ha portato via quasi il 50% del Parco Acerbi. Nel vecchio nido Cavazzoni lo spazio verde disponibile per i bimbi, quello esterno, con i giochi, era di circa 2500 mq, mentre quello attuale del nuovo nido con le recinzioni approvate e installate dal Comune, a partire dalle porte vetrate fino appunto alla recinzione, è di soli 150 mq. Praticamente niente.
In questi anni avete mai avuto un confronto tecnico con l’Amministrazione? Se sì, quali risposte avete ricevuto e quali domande sono rimaste senza risposta?

Confronti con l’amministrazione praticamente quasi nulli. Ci sono state una o due riunioni credo al Liber Paradisus, che altro non erano che comunicazioni di decisioni già prese. Venivamo solo informati di qualche cosa, nessun dibattito, nessun confronto, nessuna considerazione o intervento nostro su quanto deciso.
Avete presentato segnalazioni a Guardia di Finanza, Corte dei Conti, EPPO, Ministero e Procura. Che cosa chiedevate esattamente a queste istituzioni e quale riscontro avete ottenuto?
Abbiamo presentato denunce molto circostanziate, molto precise, quasi tutte al limite della denuncia penale, basate sulle stesse delibere del Comune e sui loro dati e cifre. Le denunce sono state presentate a Guardia di Finanza, Corte dei Conti, EPPO, Ministero e Procura senza ottenere risposta se non che i dati non sono disponibili per ragioni di riservatezza sulle pratiche in corso.
Perché ritenete che il progetto del nido Barbacci presenti criticità analoghe a quelle del Cavazzoni? Ci sono elementi comuni che vi fanno parlare di un problema sistemico?
Il progetto Barbacci non è altro che il tentativo di creare un nido sostituto delle scuole Roselle del quartiere Savena, che non sono state mai demolite grazie all’opposizione della popolazione, per altro diventate anche patrimonio architettonico della città. Il Barbacci, che ricordiamo essere il sostituto del Roselle, si trova fuori norma dal punto di vista delle richieste di finanziamento del PNRR perché di fatto il precedente Roselle aveva già ricevuto nel 2021 un finanziamento CEE per la ristrutturazione energetica, cosa realizzata. Per le strette e rigide norme del PNRR stesso, una struttura che ha ricevuto un finanziamento negli ultimi 5 anni non può partecipare a ulteriori finanziamenti. Non si sa come il Comune sia riuscito ad ottenerne uno per il Barbacci di 4.600.000 euro. Allo stato attuale non è ancora terminato, è tuttora in costruzione e sarà completato probabilmente entro l’estate del 2027, quindi oltre il termine stabilito dal PNRR, che è 31 luglio 2026. Non sappiamo quale cifra finale raggiungerà.
Guardando indietro, qual è stato secondo voi il principale limite del percorso partecipativo? I cittadini sono stati realmente coinvolti nelle decisioni oppure semplicemente informati a posteriori?
Assolutamente. Non abbiamo mai ricevuto nessuna comunicazione, non c’è mai stata una partecipazione attiva alle loro decisioni per quanto riguarda sia il Cavazzoni che il Barbacci. Tutte le decisioni sono state imposte dall’Amministrazione che ce le ha semplicemente comunicate, senza mai chiedere un nostro parere.
Se oggi poteste sedervi a un tavolo col Sindaco, con il Comune e con i responsabili del PNRR, qual è la prima domanda che porreste e quale risposta vi aspettate di ricevere?

Quello che potremmo e vorremmo chiedere al Sindaco di Bologna è di rendere il sistema un po’ più democratico e che soprattutto deve essere partecipativo perché se le decisioni vengono prese nelle camere chiuse e solo comunicate o perfino imposte ai cittadini, non si può parlare di una società democratica, non è una società civile, ma semplicemente di un’autorità che impone un qualche cosa ai cittadini senza chiedere in alcun modo il loro parere.