La città

Scenografie del controllo territoriale

Il blitz tra Parco della Zucca, DLF e Parco Lennon

di Antìgene

Un’azione di controllo, articolata e particolarmente consistente, ha interessato nella serata del 2 settembre diversi luoghi di aggregazione di Bologna.
Polizia, Digos, Carabinieri, Guardia di Finanza e unità cinofile sono state impegnate in una serie di controlli tra il Parco della Zucca, il DLF e il Giardino Parker Lennon.

Le testimonianze raccolte dalla Redazione di Antigene, riguardo il 2 sera, descrivono un’operazione caratterizzata dall’impiego quasi “in contemporanea” di diversi reparti, nei luoghi di aggregazione sociale, attraverso controlli, identificazioni e altri dispositivi.
Questa modalità di “azione simultanea a squadre”, al di là dei singoli episodi, pone necessariamente una questione più generale e cogente: fino a che punto quella che era la tutela sociale e urbana sta progressivamente assumendo una connotazione sempre più orientata al controllo immotivato, alla “sicurezza esibita” e alla repressione ?

Colpisce la rapidità degli interventi più in linea con esigenze scenografiche che con una reale “presunta funzione” di controllo territoriale.
Bologna sembra infatti essere diventata una delle principali officine procreative di questa specie di “mutaforma amministrativo” dai tratti nostalgici: dalla sperimentazione delle cosiddette zone rosse, fino alla crescente e poco democratica sovrapposizione tra politiche amministrative e sociali, governo del territorio e gestione della sicurezza.

Parco della Zucca

La prima segnalazione riguarda l’area dell’ “Isola Verde” nel Parco della Zucca.
Intorno alle 21, secondo testimonianza diretta, numerosi mezzi delle forze dell’ordine hanno fatto irruzione: camionette e volanti, insieme a personale della Polizia di Stato, Digos, Carabinieri, Guardia di Finanza e Unità Cinofile.
Per il luogo, descritto dai testimoni soprattutto come spazio di socialità e ritrovo, la consistenza dello schieramento è apparsa particolarmente spropositata.
Tra le varie presenze nel parco, era in corso anche una assemblea interna di Potere al Popolo, che è stata interrotta.
Tutte le persone presenti sono state identificate e sottoposte a controlli protrattisi per oltre un’ora e mezza, controlli estesi anche alle attività commerciali presenti nell’area.
Una delle testimonianze riferisce l’impiego delle unità cinofile anche nelle zone frequentate da bambini con genitori.

Il Dopolavoro Ferroviario

Un secondo blitz, stavolta durato una mezz’oretta o poco più, è stato segnalato nell’area del Dopolavoro Ferroviario.
Un testimone racconta di essere arrivato sul posto intorno alle 20 e di aver trovato almeno una trentina di operatori delle forze dell’ordine, principalmente Polizia di Stato, Digos e Guardia di Finanza.
La presenza di tanti agenti lo avrebbe indotto a realizzare una fotografia e un breve video con il proprio cellulare. In questo caso non risultano identificazioni “a tappeto”. Solo il suddetto testimone secondo il suo racconto, sarebbe stato raggiunto e sottoposto a un controllo e, nel mentre, gli sarebbe stato chiesto di cancellare le immagini foto-video realizzate poco prima; aggiunge inoltre di aver avuto difficoltà a contattare liberamente il proprio legale.

Il “passaggio” al Giardino Parker Lennon

La presenza delle Forze dell’Ordine avrebbe interessato anche il Giardino Parker Lennon, dove nella serata era in corso il Festival “Sun Donato”.
Le testimonianze raccolte descrivono un dispiegamento significativo, composto da diversi reparti divisi in squadre, che si sarebbero spostate tra le varie aree del giardino: il tutto durato una mezz’ora o poco più, anche qui nessuna identificazione “a tappeto”.

Il giorno dopo: 3 settembre, replica al Parco della Montagnola

La sera del 3 settembre il copione si è ripetuto al Parco della Montagnola, confermando quantomeno che non si tratta di “decisioni improvvise”, ma di scelte ben definite.

Sulla base del racconto delle varie fonti, dunque, i blitz non sarebbero quindi consistiti in un singolo controllo isolato bensì in una serie di operazioni, in diversi luoghi di aggregazione e solo al Parco della Zucca le identificazioni sono state “a tappeto”.
Uno degli elementi più rilevanti emersi dalle testimonianze è proprio l’imponenza dello schieramento : decine di operatori, mezzi diversi, reparti specializzati e controlli effettuati contemporaneamente o in rapida successione in semplici luoghi di socialità civile.
Per avere un quadro ancor più completo attenderemo ulteriori riscontri, a partire dalle motivazioni (fin’ora sconosciute) dell’operazione, dal numero effettivo degli agenti impiegati e dalle eventuali comunicazioni ufficiali delle forze dell’ordine che sarebbe auspicabile ricevere.
Sarebbe gentile avere anche un resoconto di quanto ci costano tali “operazioni”, ma è chiedere troppo.

Una città che si abitua al controllo?

Al di là dei singoli episodi, questi blitz pongono una domanda più ampia e inquietante sul clima che stiamo respirando in città.

A Bologna, nell’ultimo anno, il confronto politico-amministrativo e sociale è diventato via via sempre più aspro.
Le tensioni seguite poi agli scontri del 20 luglio, in seguito ulteriormente acuite dal successivo esposto presentato dal Sindaco Matteo Lepore per “minacce sui social”, hanno contribuito a rendere ancora più incandescente il rapporto tra istituzioni e il dissenso civile per le richieste popolari di giustizia sociale.
Sono situazioni differenti certo; sulla base degli elementi disponibili, non ci sono per ora motivi per stabilire un rapporto diretto tra questi episodi e l’enorme operazione securitaria delle serate appena trascorse.

La questione cruciale e preoccupante comunque è un’altra: quale città stiamo costruendo, quando alla crescita della conflittualità politica e sociale chi amministra risponde solo con una crescita esponenziale, sempre più visibile e imponente, dei sistemi di controllo anziché dialogo, capacità amministrativa e giustizia sociale?
Non si tratta di mettere in discussione la necessaria tutela e sicurezza del territorio e di chi lo vive; si tratta di interrogarsi sulla quantità via via in aumento del comparto sicurezza utilizzato, sui motivi e sulle modalità con cui vengono condotti i controlli e le identificazioni e soprattutto sulla percezione e sulle ripercussioni che questa modalità revanscista di amministrare l’ordine pubblico produce negli abitanti e negli spazi della vita quotidiana.

Perché quando una normale serata al parco, una qualsiasi attività commerciale, un qualunque luogo di socialità o un festival popolare diventano lo scenario di controlli immotivati che coinvolgono un massiccio dispiegamento di uomini e diversi reparti, la questione non riguarda più soltanto ciò che è accaduto una sera qualsiasi nel tempo.

Riguarda il clima che si vuole creare.

E riguarda il rischio che la “pubblica sicurezza” diventi l’alibi perfetto per una restaurazione del controllo repressivo e, progressivamente, la vecchia e nostalgica modalità ordinaria di “governo dello spazio pubblico e della cosa pubblica”.

Questa è LA domanda, che Bologna dovrebbe forse iniziare a porsi… anzi, senza forse.

Tra le 21:00 e le 21:10 circa, ha visto inizialmente alcune automobili e delle pattuglie passare molto lentamente. Successivamente, le pattuglie si sono fermate e gli agenti sono scesi dai mezzi, disponendosi in cerchio, tutti in piedi e rivolti tra loro. Secondo quanto riferito, le persone presenti erano circa una decina, tra cui alcuni agenti in borghese. Erano inoltre presenti altri gruppi più piccoli, all’interno dei quali si mischiavano le diverse forze dell’ordine. Ha notato, in particolare, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Municipale e personale in borghese. Nel frattempo sono andato a prendere un gelato dall’altra parte del ponte. Il tempo di andare e tornare e le forze dell’ordine non erano più presenti sul posto. Pertanto, sulla base di quanto osservato, l’intervento deve essersi verificato indicativamente tra le 21:00 e le 21:30.

Verso le ore 20:00, mi stavo recando presso il Dlf per incontrare un’amico. Solitamente ci incontriamo nella parte retrostante della struttura, dove si trovano anche il custode e alcune persone che lavorano sul posto. Quando sono arrivato, ho notato la presenza di almeno una trentina di appartenenti alle forze dell’ordine, tra personale della Digos, della Guardia di Finanza e, principalmente, della Polizia di Stato. Vedendo la presenza così numerosa delle forze dell’ordine, ho scattato una fotografia e realizzato un breve video con il mio telefono. Successivamente mi sono allontanato. In quel momento alcuni appartenenti alla Digos mi hanno seguito e, a mio avviso, mi hanno riconosciuto. Sono infatti venuti nella mia direzione e mi hanno raggiunto mentre mi stavo allontanando. Sono stato quindi sottoposto a un controllo. Durante il controllo mi sono stati chiesti di documenti. In quel momento avevo con me una copia dei miei documenti, poiché stavo effettuando la procedura per il rinnovo della carta d’identità. Ho chiesto se questo potesse costituire un problema e mi è stato risposto, in sostanza, che non ci sarebbero state particolari difficoltà in quanto ero cittadino italiano. Nello stesso momento ho notato che le forze dell’ordine stavano controllando anche un altro gruppo di ragazzi presente sul posto. Non sono riuscito a vedere bene le persone coinvolte perché davanti a loro erano presenti numerosi agenti. Dopo il controllo sono rimasto sul posto in attesa della conclusione del controllo. L’attesa è durata circa un’ora. Durante i primi minuti sono stato tenuto sotto controllo e mi è stato impedito di bere, nonostante avessi con me due birre e avessi chiesto più volte di poter bere. Mi è stato ripetutamente detto di aspettare ancora alcuni minuti. Dopo circa un quarto d’ora mi è stato infine consentito di bere. Quando ho contattato telefonicamente mia madre, mi è stato chiesto, o comunque intimato, di effettuare la chiamata in modalità vivavoce. Ho inoltre cercato di contattare il mio avvocato, ma mi è stato chiesto di effettuare la telefonata in vivavoce e ho avuto difficoltà a poter parlare con lui liberamente. Durante la permanenza sul posto ho avuto anche una discussione con uno degli operatori presenti, nel corso della quale si è fatto riferimento alla morte di Fakir. Non ricordo con precisione tutte le parole utilizzate, ma la discussione verteva anche sulla contestazione dell’affermazione secondo cui tale Fakir fosse stato ucciso. Successivamente mi è stato consegnato il verbale relativo alla contestazione e le forze dell’ordine si sono allontanate. Prima della loro partenza avevo sentito alcuni agenti discutere tra loro del luogo dal quale sarebbero dovuti uscire e di un possibile spostamento verso un’altra zona. Ho quindi avuto l’impressione che l’operazione stesse proseguendo in un altro punto. Ricordo che le forze dell’ordine erano arrivate poco prima delle ore 20:00 e che si sono allontanate intorno alle ore 20:40. Durante le fasi iniziali dell’intervento mi è stato chiesto di cancellare dal telefono la fotografia e il video che avevo realizzato. Ho provveduto a cancellarli apparentemente sul momento, ma successivamente sono riuscito a recuperarli dalla cartella dei file eliminati.

Ieri sera, verso le 21:45 circa, eravamo all’Isola Verde a bere una birra. Sono stato tra i primi ad alzarmi perché ho visto, sulla strada dal lato del Parco della Zucca, le sirene di alcune camionette. Inizialmente non capivo bene di cosa si trattasse. Poi ho visto che entravano nel parco e, nel giro di circa un minuto, sono arrivate numerose forze dell’ordine, alcune delle quali con il volto coperto, che sono scese dai mezzi per effettuare dei controlli.

Sono arrivati subito circa una quarantina di poliziotti, due camionette e diverse volanti della Polizia, oltre a personale della Guardia di Finanza, unità cinofile e Carabinieri. Poco dopo è arrivato anche personale della Polizia di Stato preposto ai controlli in materia commerciale.

A quel punto hanno chiesto i documenti a tutte le persone presenti. Noi eravamo seduti ai tavoli del bar, mentre nel parco c’era un gruppo separato di persone che stava festeggiando tranquillamente un compleanno. Non mi risultava che ci fossero particolari eventi o situazioni di emergenza.

Hanno chiesto i documenti a tutti e ci hanno trattenuti sul posto per più di un’ora e mezza, effettuando controlli sulle persone. Sono passati anche con un cane in mezzo alle persone presenti, compresi dei bambini, e hanno effettuato controlli alla baracchina dell’Isola Verde e al bar che si trova lì.

Tutto questo è avvenuto, a mio avviso, con modalità molto aggressive e intimidatorie. Personalmente, appena le forze dell’ordine sono entrate nel parco, quando erano appena scese dalle volanti e dalle camionette, mi sono avvicinato e ho chiesto spiegazioni sul motivo per cui fosse stato impiegato un numero così elevato di forze di polizia, anche considerando che era presente un’attività commerciale che, di fatto, in quel momento risultava bloccata.

Non avevo ancora finito di formulare la domanda quando il dirigente che coordinava l’operazione mi ha detto, in sostanza: «Ah sì, lei fa storie, fa domande. Mi dia subito i documenti e si affermi qui con noi».

Questi erano, in generale, i toni con cui è stata condotta tutta l’operazione.

Ci è stato detto che si trattava di un normale controllo di polizia, ma personalmente non avevo mai assistito a un controllo di questo tipo, né per numero di agenti impiegati né per durata. I controlli sono infatti proseguiti per circa un’ora, un’ora e mezza.

La conseguenza è stata che la serata è stata completamente compromessa, sia per le persone presenti sia per l’attività commerciale e per gli eventi che si stavano svolgendo. Alla fine siamo rimasti lì fino alle 23:30 circa, quando è stata chiusa l’attività.