La città

I Prati di Caprara

Nei 9 anni di lotte e iniziative (dal 2017) dei cittadini, per salvaguardare il grande bosco urbano dei Prati di Caprara (Est e Ovest, oltre 44 ha di superficie), ci sono stati effettivamente rilevanti cambiamenti di posizione da parte dell’amm.ne pubblica.
Su quest’area (prati Est e Ovest), urbanisticamente erano previsti più di 1.000 alloggi e superfici commerciali, oltre ad una scuola. A prevederlo era il PSC e il suo strumento operativo il POC.
In più c’era qualcuno che definiva i Prati “Verde percepito”, cioè fittizio e quindi sacrificabile all’idea di Merola di farne un nuovo quartiere di Bologna.
I guai ed il ravvedimento operativo dell’Amm.ne Comunale sono iniziati quando fu fatto scadere da parte dei proprietari (Invimit), il termine utile per la presentazione di proposte progettuali e si cominciarono a scoprire vincoli prima mai citati come quelli della legge Galasso sui Prati Ovest. In breve tempo caddero le ipotesi urbanistiche comunali e si riaprì un vivace confronto tra cittadini e comune sul futuro dell’area. Furono organizzate iniziative che avevano lo scopo di far conoscere questa grande risorsa alla città, iniziative con migliaia di partecipanti, e si scrisse anche un libro che spiegava l’importanza strategica dei Prati per la salute di Bologna. Tutto questo portò, in campagna elettorale del 2021, il comune a fare propri molti degli obiettivi del comitato Rigenerazione no Speculazione e, a giunta insediata, a scrivere nero su bianco nel programma di mandato che l’area doveva rimanere un bosco urbano a sviluppo naturale.
Fin qui tutto bene. I problemi ricominciarono dopo un po’ quando si cominciò ad agitare lo spettro dell’inquinamento dell’area, nonostante che studi specifici compreso quello che giustificava l’abbattimento di due ha di bosco per fare una scuola, inutile, non dimostrarono che questo inquinamento, se ci fosse stato, si sarebbe potuto affrontare adeguatamente. Questo ha portato ad una situazione di impasse. Con l’atteggiamento dei proprietari che vorrebbero comunque sfruttare la zona dei Prati Ovest per residenza e altro e quello dell’apparato tecnico del comune che tende a congelare la situazione a ritardare anche il citato studio del CNR. La nostra proposta di limitare i danni intervenendo solo sulle aree di sedime esistenti ai prati Ovest sembra essere stata fatta propria dall’Amm.ne.
Ci vuole però un intervento forte che orienti i soggetti interessati a intervenire limitando i danni e rendendo i Prati una risorsa pubblica effettiva. Cosa che ha fatto in parte la Città Metropolitana di Bo riconoscendo il carattere di area boscata a larga parte dei Prati Est.