LA STAGIONE DELL’ASCOLTO

di Hansy Lumen

La conversione sulla via di Palazzo d’Accursio non conosce soste. Appena una settimana dopo la scoperta del capitalismo estrattivo urbano, Matthew, in questi giorni, ha scoperto l’esistenza degli abitanti. Dopo anni in cui sembravano una fastidiosa interferenza nel grande progetto di governo della città, il cittadino organizzato era diventato l’ostacolo, il rallentatore, quello che arrivava sempre con quella curiosa abitudine di fare domande prima che partissero i cantieri. Oggi, invece, torna a essere una risorsa. È il miracolo della svolta comunicativa: cambia la fauna del dissenso e quelli che prima erano “quelli del no” diventano portatori di istanze. Quelli che contestavano diventano interlocutori. Quelli che chiedevano di essere ascoltati diventano finalmente degni di essere ascoltati. Così, con mirabile tempismo, viene annunciata la nuova stagione di ascolto, confronto, partecipazione & attenzione ai territori.

Anche se ascolto è una parola sospettosamente inclusiva e biodegradabile, che non significa necessariamente recepire e dare seguito. Dopo la lunga stagione del cemento, delle trasformazioni urbane e dei conflitti con interi pezzi di città, ecco comparire questa improvvisa primavera partecipativa. Si vede che, con le elezioni all’orizzonte, è stato finalmente ritrovato il telecomando della comunicazione e impostata la “modalità ascolto”, immagino la nuvola di polvere alla pressione dell’apposito tasto.

Io, purtroppo, ho una memoria fastidiosamente lunga. Ricordo le assemblee. Ricordo le richieste.
Ricordo le osservazioni. Ricordo i tavoli partecipati nei quali si chiedeva di “ascoltare” quando le decisioni erano già state prese. Per questo, davanti all’annuncio: “Abbiamo capito. D’ora in poi ascolteremo”, la domanda resta sempre la stessa di prima: “Ok ma cosa cambierà dopo che avrete ascoltato?”

Le occasioni, certo, non mancheranno. A cominciare dall’apertura del cantiere di Futura.

Perché la vera svolta non sarà il numero di volte in cui verrà pronunciata la parola ascolto, ma il numero di decisioni che l’ascolto riuscirà effettivamente a produrre. Altrimenti sarà l’ennesima svolta narrativa. E, a giudicare dal tempismo, persino un po’ più goffa di tante altre.