Check-in alle Botteghe Oscure
Il Bottegone diventa un hotel cinque stelle. Gramsci resta nella hall, la bandiera della Comune di Parigi fa l’elemento d’arredo e l’ufficio del segretario diventa una suite con balcone panoramico, perfetto per un Bellini in buona compagnia. C’era una volta Botteghe Oscure, che non era un centro commerciale con l’illuminazione scarsa, ma il quartier generale del Partito Comunista Italiano. Lì si decidevano le strategie, si limavano le linee politiche, si discuteva del destino della classe operaia e, fino a un certo punto, si è cercato pure di cambiare il mondo. Da quelle stanze sono passati Togliatti, Longo, Berlinguer, dirigenti, funzionari, militanti, delegazioni da mezzo pianeta e giovani generazioni tra cui un giovanissimo Hansy, sedicenne e ingenuo, convinto che il futuro migliore non somigliasse a una suite con vista.
Oggi il Bottegone ha trovato una nuova identità: si chiama Thompson Rome ed è un cinque stelle del gruppo Hyatt. Sessantanove camere, venti suite, ristorante, terrazza e tutto il necessario per accogliere una clientela internazionale in cerca di un’esperienza esclusiva nel cuore della Capitale.
Il palazzo dove si discuteva di abolire le classi sociali ospita adesso una struttura in cui la distinzione di classe è garantita dal prezzo della camera. Una trovata di marketing formidabile. La memoria della lotta diventa patrimonio estetico, il simbolo della rivoluzione un dettaglio architettonico, e la storia del movimento operaio un’esperienza immersiva per ospiti che hanno prenotato dall’app.
State tranquilli: la bandiera della Comune di Parigi è al sicuro in una teca. Dopo una vita passata a sognare di abbattere le gerarchie, si gode la pensione come opera d’arte. La stella rossa continua a brillare, ma ora lo fa per l’atmosfera della hall, con luce calda e dimmerabile.
Non sappiamo se tra i servizi sia previsto il pacchetto “Aperitivo Rosso”, con spritz sul rooftop, colazione continentale e visita guidata alla stanza dove si elaborava la linea del partito. Ovviamente c’è un supplemento per il balcone da cui Berlinguer si affacciò dopo il voto del 1976. Il vecchio centralismo democratico potrebbe cede il posto a un più efficiente centralismo della reception, e le assemblee plenarie a un cocktail di benvenuto tra ospiti. Il claim è già scritto: «Proletari di tutto il mondo, prenotate!». Con cancellazione gratuita entro 48 ore, non oltre il check-out.
Intendiamoci, non c’è nulla di scandaloso nel fatto che un edificio storico venga recuperato e trasformato in albergo. Il problema non è l’hotel, né la conservazione delle sue parti architettoniche. Il punto è il significato simbolico dell’operazione, in una città, come tante, dove la storia è diventata un asset immobiliare.
E forse è meglio così che se fosse finito al Piddi: almeno una certa distanza storica possiamo ancora tracciarla. Però c’è qualcosa di profondamente italiano in questo epilogo. Il capitalismo, che a sinistra si voleva superare, ha dimostrato un talento per il riciclo ben superiore proprio dentro la sinistra. Non ha avuto bisogno di demolire i simboli: li ha messi sotto tutela, illuminati con discrezione e infilati nel progetto di valorizzazione. È il contrappasso più elegante che si possa immaginare: non cancellare la memoria, ma monetizzarla. Non rimuovere Gramsci, ma lasciarlo nella hall, magari accanto al portabagagli. Non bruciare la bandiera della Comune, ma proteggerla dietro un vetro, al riparo da qualsiasi rischio di contagio rivoluzionario. Dall’internazionalismo alla catena alberghiera internazionale.
E così, mentre la lotta di classe viene archiviata tra gli elementi di pregio dell’edificio, la rendita immobiliare si prende l’intero palazzo. La storia resta, ma cambia mansione: da protagonista ad arredamento. Forse è questa la lezione finale di Botteghe Oscure: le rivoluzioni passano, gli immobili restano. E quando il mercato riesce a mettere le mani anche sulla memoria dei suoi avversari, non si limita a vincere. Gli assegna cinque stelle.
La falce e il martello non sono stati rimossi. Sono stati riclassificati tra i servizi inclusi.