Comitato Parco Don Bosco
Il Comitato Parco Don Bosco nasce informalmente nel 2015 come “Comitato Don Bosco”, costituito da un gruppo di cittadini residenti attorno al parco “Don Giovanni Bosco” di Bologna, con lo scopo di richiamare l’attenzione della pubblica amministrazione e delle forze dell’ordine su quell’area verde, disturbata da forme di microcriminalità e prostituzione, a volte perfino minorile. Ha poi esteso il proprio interesse alle piante presenti, chiedendo all’allora responsabile dell’Ufficio Verde del Comune la messa a dimora di nuovi alberi, dal momento che negli anni precedenti erano stati abbattuti diversi esemplari malati. Tale accorata richiesta è stata ‘esaudita’ piantando un unico albero di specie alloctona: una Zelkova serrata.
Durante il presidio per la difesa del parco e della scuola Besta, la maggior parte dei membri del comitato è confluita nel Comitato Besta.
Il 7 maggio del 2025, salvato il parco dal progetto cementificatore del Comune di Bologna, il comitato assume formalmente il ruolo di associazione con la denominazione “Comitato Parco Don Bosco”, redigendo un atto costitutivo e uno statuto.
Ora è impegnato nella cura di una parte del parco (quella che ha ospitato il presidio), sulla base di un patto di collaborazione con il Comune, insieme a Legambiente e al WWF di Bologna. Concretamente, si dedica alla gestione dello sfalcio ridotto del prato e alla salvaguardia delle piante messe a dimora, di quelle nate spontaneamente e delle fioriture selvatiche richiamanti gli impollinatori, e promuove la tutela della fauna locale.
Si occupa altresì della difesa e della valorizzazione di altre aree verdi di Bologna, anche unitamente a diversi comitati e associazioni ambientaliste.
Per informazione e contatti: comitatoparcodonbosco@gmail.com
Presidente del Comitato Parco Don Bosco, per sopravvivere progetta e omologa veicoli ma per vivere alleva e pianta alberi, fotografa fiori, disegna e racconta la bellezza che vede attorno a sé.
Sollecitata e ottenuta una maggior presenza di polizia e carabinieri nel parco, per diverso tempo esso è stato un po’ più accogliente, soprattutto la sera. Negli ultimi tempi, in realtà, la situazione è tornata a essere un po’ critica, ci sono pervenute diverse segnalazioni, e perciò abbiamo chiesto al Quartiere un incontro, che ancora non è stato fissato.
All’interno del comitato, in effetti, ho continuato a fare quello che ho fatto nel parco per molti anni: salvaguardia della flora e della fauna, con particolare attenzione ai maldestri giardinieri incaricati dal Comune, che spesso danneggiavano con i loro macchinari le piante più giovani; posizionamento di nuovi cartellini botanici o sostituzione di quelli esistenti deteriorati (i cartellini, realizzati da me con il nome Fani green, sono comparsi molto prima della formazione del comitato); creazione di aree fiorite per gli impollinatori. Una volta ho seminato dei girasoli giganti di fianco alla lavanda, l’unica presente nel parco, e spesso gli alunni dell’istituto Besta sostavano nelle vicinanze, dall’altra parte della rete, durante la ricreazione.
Far capire a chi frequenta il Don Giovanni Bosco (e direi pure al Comune di Bologna) il ruolo fondamentale che assume la natura anche in mezzo a condomini e strade trafficate, è per noi un obiettivo fermo.
A me spesso capita di fare segnalazioni (come comitato, ne ho fatte decine per i martoriati platani di viale della Repubblica, per esempio, quando era in piena attività il cantiere locale del tram), le quali sono tutt’ora senza risposta, anche se in qualche caso mi sono accorto che l’amministrazione comunale ha poi preso dei provvedimenti rispetto al problema indicato.
Ma il presidio è stata un’esperienza importantissima, che ha portato tutti i partecipanti a condividere attivamente la difesa del parco e quindi anche della scuola.
Sono nate alleanze e amicizie molto preziose e una più salda consapevolezza che i cittadini debbano poter partecipare alle scelte e alle decisioni della giunta, perché le cose mutano e peggiorano velocemente e i programmi elettorali, o i progetti già in essere, possono aver bisogno di radicali riformulazioni. A metà novembre abbiamo aderito a un’iniziativa promossa dal Collettivo resistenze spaziali denominata “Progettazione cittadina dell’ex caserma Sani”. Durante questo primo incontro con gli altri partecipanti (comitati, associazione e cittadini), abbiamo preso parte al tavolo di lavoro sul verde, appurando che in campo ci sono davvero molte competenze. Tra l’altro, abbiamo conosciuto alcuni esponenti dell’Unione bolognese naturalisti (UBN), ragazze e ragazzi molto preparati e appassionati, con i quali ci manterremo in contatto.
Questa propensione a promuovere reti per difendere la natura e il benessere delle persone, penso sia un seme del presidio e del Comitato Besta, almeno nella nostra città.
Dove l’erba sta crescendo liberamente, abbiamo potuto osservare con maggiore attenzione le fioriture spontanee e gli impollinatori richiamati. Ho preparato delle schede sulle mie ricognizioni botaniche (indicando le specie di piante presenti, la durata delle rispettive antesi etc.) e le ho condivise con i referenti comunali, con i partners del patto di collaborazione (in particolare, con l’amico Fausto Bonafede, botanico del WWF di Bologna) e con lo stesso Comitato Besta.
In zona Roveri, esiste un’area verde comunale che, fino a un paio di anni fa, veniva periodicamente ridotta a prato.
Ho scoperto in quell’area una colonia di bulbose protette da una legge regionale e da una convenzione internazionale.
Così ho segnalato al Comune la presenza di tale pianta, invitandolo a non intervenire con le attrezzature tosaerba. Da circa un anno e mezzo quello spazio non è più stato trattato e si è sviluppata una vegetazione rigogliosa, nella quale si possono contare diverse specie di giovani alberi (olmi, gelsi, bagolari, farnie, pioppi bianchi, noci etc.) e ciò costituisce una preziosissima risorsa, tenuto conto che fra qualche decina d’anni quegli alberi potrebbero dar luogo a un bosco periurbano con costi di gestione sicuramente inferiori a quelli che occorrerebbe affrontare mettendo a dimora alberi forniti dai vivai. Abbiamo proposto al Comune di sostenere quella spontanea popolazione arborea e di aver cura della bulbosa protetta. Non abbiamo mai ricevuto un riscontro, ma intanto abbiamo messo al corrente dell’esistenza di quel sito rinaturalizzato il WWF di Bologna, Europa Verde, la presidente della Consulta del Verde, il Comitato Besta e Legambiente.