“Il Boom delle Grotte del Sale”

La lettera di Francesca

di Hansy Lumen

Caro Hansy, ti scrivo da questa terra dove un tempo valeva ancora il vecchio motto dei bar della bassa — “se vedi un bisogno, soddisfallo” — e dove oggi vige invece la legge superiore dell’economia creativa: “crea un bisogno, spennalo… e ringrazia pure che ti abbiamo spennato”.
Qui, caro mio, il business non è la tecnologia che vola, non è il turismo che incanta, non è nemmeno la gastronomia che ti avvolge come un abbraccio di lasagne.

No: il vero petrolio dell’Emilia-Romagna è l’asma. È la sinusite. È la tosse da smog aromatizzata al PM10. E mentre noi bolliamo vivi nella grande sauna cittadina chiamata “aria”, ecco che sbocciano dappertutto — come lumache dopo la pioggia acida — le grotte del sale. Oh, stupende! Sembrano templi romani, se i romani fossero stati fissati col marketing olografico.


Solo un dettaglio: fanno soldi curando i sintomi del disastro che nessuno vuole affrontare.
È come aprire un negozietto che vende ombrelli… sotto una cascata.
La pubblicità, Hansy, canta soave: Il sale disinfetta le vie respiratorie!
Sì, certo.


Nella regione più inquinata d’Europa è come vendere ventilatori ai tifoni.
E poi ci sono i Comuni — sempre loro, sempre uguali, sempre sorridenti come i personaggi dei dépliant istituzionali: piste ciclabili sparse come coriandoli a carnevale, alberi abbattuti con la stessa serenità con cui si tosano i prati, e nel mezzo un progetto di autostrada a diciotto corsie che passerà gentilmente sotto le finestre della gente.


Ma tranquilli: respirate profondamente, dicono.
Tanto poi c’è la Grotta del Sale.
Nel frattempo, ti ricordo che nel 2022 l’Italia è arrivata terza per morti da inquinamento. Sessantamila, caro Hansy.
Sessantamila.


Un numero che non entra neanche nello stomaco del più ottimista dei guru del “benessere”.
E lì, in mezzo a questo quadro da realismo tossico, appare Anita, la signora della pubblicità, ritratta mentre sorride accanto al figlio. Mi domando se sappia che la sua immagine è usata per vendere servizi a pagamento per curare le stesse malattie che l’inquinamento — quello stesso che nessuno vuol toccare — continua a produrre.


La verità, caro Hansy, è di una semplicità brutale:
respiriamo veleno, ci ammaliamo, e poi paghiamo anche per guarire nei centri che vivono delle nostre patologie. È come essere presi a schiaffi… e dover pagare pure il biglietto. E allora ti chiedo, con la lente di solito riservata ai santi e ai truffatori:
se è la Regione a contribuire al disastro sanitario, non dovrebbe essere la Regione a pagare i trattamenti?


E soprattutto:
come mai continuiamo a farci prendere in giro per il naso, per gli occhi, per la gola…
e infine per i polmoni?
Ti abbraccio con affetto,
anche se qui l’aria è talmente pesante che puoi abbracciare lei.

Francesca