La città

Abbiamo perso lo spazio, ma non le bollette!

Villa Paradiso non era uno spazio da prendere, ma da costruire. Oggi il Comune pretende pagamenti senza garantire le condizioni per continuare a esistere

Parlare di denaro, quando si gestiscono realtà collettive – case di quartiere, centri sociali, spazi culturali – è sempre un territorio grigio. Dentro ci può stare di tutto, nel bene e nel male: c’è chi ci campa, chi persegue interessi privati, chi un po’ e un po’, e chi lavora nella massima trasparenza. Questa premessa serve per arrivare alla nostra situazione economica, che oggi rende necessaria una presa di parola pubblica.

Quando siamo arrivati a Villa Paradiso non c’era nulla. Anzi: c’erano irregolarità e non conformità da sanare. Lo abbiamo fatto a nostre spese. In questi anni abbiamo ricostruito da zero la pedana del bar, acquistato tavoli, sedie, videoproiettori, microfoni, pc, mixer, schermi, attrezzature per cucina e bar, gazebo e materiali per la manutenzione del giardino, aumentato l’illuminazione esterna, installato videocamere di sorveglianza. Per anni abbiamo gestito lo spazio investendo ogni euro nelle attività, nella cura e nella sicurezza del luogo. Il Comune non ha mai intestato a noi le utenze, come previsto dalla convenzione. Le utenze sono state comunicate solo dopo anni di gestione.

Quando finalmente ci sono state presentate, abbiamo chiesto una rateizzazione e abbiamo pagato fino a due mesi dopo lo sfratto. Ma senza più uno spazio fisico in cui realizzare le attività, siamo entrati in sofferenza economica. Abbiamo dovuto interrompere i pagamenti e non siamo stati in grado di saldare le ultime bollette. Oggi il Comune ci diffida e pretende i costi delle utenze.

Diversamente da altre case di quartiere, quasi mai abbiamo chiesto contributi. Abbiamo accolto gratuitamente sale per attività e riunioni, presentazioni di libri, eventi sociali, ginnastica per anziani, Caffè delle Lingue. Perché crediamo che questa sia la politica giusta per uno spazio pubblico. Siamo stati un presidio aperto, inclusivo, accogliente e abbiamo pagato tutto. Oggi, dopo 43 anni, siamo stati cacciati.


Il punto politico

La domanda è come può un’associazione sostenere costi e debiti senza uno spazio in cui svolgere attività? La nostra richiesta non è una sanatoria, né un privilegio. È una richiesta di logica, e di equità dateci uno spazio, e saremo in grado di sostenere anche le spese richieste. Chiediamo condizioni che rendano possibile il nostro lavoro per la comunità.

Non c’è comunità senza luoghi. Per decenni Villa Paradiso è stata un presidio cittadino fatto di iniziative, incontri, solidarietà, volontariato. Oggi ci si ritrova di fronte a una richiesta paradossale: pagare costi legati allo spazio, senza avere più lo spazio.

Chiediamo una soluzione sensata, non assistenziale: un luogo dove poter continuare a lavorare, reinvestire risorse, rendere un servizio pubblico. Diamo per scontato che il Comune condivida l’obiettivo di non perdere un’esperienza che ha generato valore sociale per 43 anni.

Riapriamo la porta: con uno spazio possiamo essere sostenibili, responsabili e utili alla città.


Senza spazio, non può esistere comunità.