Gli ecosistemi

Europa sotto assedio: il principio di precauzione smantellato Parte I

Dalla precauzione alla deregolamentazione: come le nuove tecniche genomiche stanno spostando i rischi dalle aziende ai cittadini

Per decenni gli Stati Uniti hanno combattuto l’Europa sul principio di precauzione, accusandolo di rallentare le loro esportazioni verso il mercato UE. Il motivo? In Europa si chiedevano valutazioni del rischio, obblighi di etichettatura e, in alcuni casi, divieti veri e propri nel settore alimentare: emblematico il caso della carne bovina trattata con ormoni della crescita, la cui importazione era vietata in Unione Europea proprio perche non era possibile determinare con certezza possibili rischi di salute sull’essere umano.

Oggi, però, lo scenario è completamente capovolto.
La nuova Commissione europea – Von der Leyen II, quasi la nemesi della prima – sta smantellando proprio quel principio nato per difendere cittadini e consumatori prima degli interessi delle imprese. Lo fa adottando, in via ormai quasi definitiva, il regolamento sulle New Genomic Techniques (NGT). Ma anche attraverso la “semplificazione” di altre misure a tutela dell´ambiente, che vedremo più avanti.

New Genomic Techniques (NGT): di cosa stiamo parlando?

Il motivo ufficiale è che queste tecniche riproducono ciò che l’essere umano fa da secoli con la selezione agricola, solo in modo più preciso. ´

Con questo atto, le piante ottenute tramite cisgenesi – cioè modifiche dirette del DNA, senza incroci o contaminazioni con altre specie – fino a 20 mutazioni genomiche non saranno più considerate OGM.
Di conseguenza, non serviranno più valutazioni del rischio né indicazioni in etichetta.

Fin qui, il ragionamento potrebbe anche reggere.

Il problema è tutto ciò che viene dopo.

Il principio di precauzione

Per la prima volta, il sistema normativo abbandona il principio di precauzione come perno della sicurezza alimentare e ambientale e lo sostituisce con una presunzione di innocuità basata sul numero e sul tipo di mutazioni genetiche introdotte. Non si valuta più l’effetto di una nuova pianta nell’ecosistema reale, ma la sua conformità a criteri amministrativi fissati a monte. E il numero di mutazioni possibili (20) è del tutto arbitrario e politico – non basato su evidenze scientifiche.

Questo passaggio è ancora più delicato se si considera la velocità con cui le nuove tecniche genomiche stanno evolvendo. Oggi le NGT possono essere integrate con l’intelligenza artificiale, permettendo di progettare e selezionare varietà vegetali in tempi enormemente più rapidi rispetto al passato. La combinazione tra editing genomico e modelli predittivi fa sì che l’innovazione non sia più incrementale, ma esponenziale. Senza obblighi di valutazione del rischio caso per caso, il rilascio simultaneo di molte nuove varietà altamente performanti potrebbe produrre effetti cumulativi difficili da prevedere sulla biodiversità, sugli equilibri tra specie e sugli insetti impollinatori. Quando l’innovazione accelera, l’incertezza non diminuisce: aumenta. E con essa aumenta anche il problema della responsabilità. Se gli impatti emergono nel tempo o dall’interazione tra più varietà, chi ne risponde? E si potrà rimediare al danno?

C’è poi un secondo aspetto strutturale, meno visibile ma altrettanto cruciale: la proprietà delle sementi. Ogni nuova varietà ottenuta tramite NGT potrà essere registrata come proprietà esclusiva. Preso isolatamente, il brevetto non è una novità. Il punto è la scala. L’accelerazione tecnologica, spinta dall’intelligenza artificiale, favorisce una dinamica di concentrazione in cui pochi attori – quelli dotati di capitale, infrastrutture computazionali e potere di mercato – possono accumulare rapidamente diritti esclusivi su porzioni sempre più ampie del patrimonio genetico agricolo. I sistemi alimentari diventano così più dipendenti da filiere proprietarie, governate da grandi imprese capaci di influenzare l’agenda politica e di cambiare strategia in funzione dei rapporti di forza globali. Lo abbiamo già visto succedere nel settore tecnologico, e non c’è motivo di pensare che l’agricoltura ne sarà immune.

Il tutto avviene mentre l’Unione europea indebolisce uno degli strumenti che storicamente hanno garantito un certo equilibrio tra interesse privato e interesse pubblico: la regolazione del rischio. La deregolamentazione viene presentata come semplificazione, come riduzione degli oneri burocratici, come leva di competitività.

Ma semplificare non significa neutralizzare il rischio: significa spostarlo. E in questo caso lo si sposta dalle imprese alla collettività.

C’è infine una dimensione geopolitica e giuridica che rende la scelta ancora più problematica. Diversi pareri legali indipendenti hanno sottolineato come le piante ottenute con le NGT rientrino nella definizione di organismi viventi modificati del Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, un accordo internazionale ratificato dall’UE e dai suoi Stati membri. Eppure, il nuovo regolamento europeo esclude queste piante proprio dal quadro normativo che attua quel Protocollo, in particolare per quanto riguarda valutazioni del rischio, tracciabilità ed obblighi informativi nelle esportazioni verso Paesi terzi. Il risultato è un paradosso: l’Europa continua a promuovere a livello globale trasparenza e sicurezza, ma smantella gli strumenti che renderebbero questi principi praticabili al proprio interno.

Alla fine, la questione delle NGT non riguarda la scienza in quanto tale. Riguarda il modo in cui scegliamo di governarla. Non si sta decidendo se usare o meno nuove tecniche genomiche, ma chi deve assumersi il peso dell’incertezza che esse producono. Le aziende, che ne trarranno beneficio economico, o la società nel suo insieme, che ne assorbirà i rischi ambientali, sociali ed economici nel lungo periodo senza alcun tipo di strumento di previsione e mitigazione dei rischi.

Semplificazione, come tutto quello che riguarda la normativa ambientale europea di questi tempi, e´una maschera per la parola deregolamentazione, che abbiamo già visto accadere negli anni ottanta e novanta con riferimento ai modelli di stato sociale e che ha prodotto, esattamente come previsto, economie più diseguali. Speriamo, in questo caso, di avere meno ragione sui rischi della deregolamentazione in ambito ambientale.




Approfondimenti:

New genomic techniques: Council and Parliament strike deal to boost the competitiveness and sustainability of our food systems – Consilium

The European Commission’s Regulatory Proposal on New Genomic Techniques in Plants: A Spotlight on Equivalence, Complexity, and Artificial Intelligence[v1] | Preprints.org

Environmental risk scenarios of specific NGT applications in Brassicaceae oilseed plants | Environmental Sciences Europe

Why plants obtained from new genetic engineering should not be deregulated

Compatibility of the EU proposal for a regulation on plants based on certain new genomic techniques with the Cartagena Protocol on Biosafety