Autodifesa civile nella città-sensore
Non sparire, ma smettere di essere trasparenti per default
1. Igiene digitale come pratica politica
La prima infrastruttura di sorveglianza non è la telecamera, è lo smartphone.
- Ridurre la dipendenza da piattaforme che costruiscono profili comportamentali continui.
- Separare, quando possibile, identità personali, politiche e associative.
- Trattare ogni app come un sensore potenziale, non come uno strumento neutro.
- Ricordare che geolocalizzazione, contatti e cronologie valgono più di mille immagini HD.
Non è paranoia. È ecologia dei dati.
2. Ridurre la sovra-esposizione volontaria
La sorveglianza di massa prospera sull’eccesso di visibilità.
- Non tutto deve essere documentato, condiviso, archiviato.
- L’auto-rappresentazione costante rafforza gli stessi sistemi che si dichiarano ostili.
- La memoria dei movimenti non deve coincidere automaticamente con la memoria delle piattaforme.
L’opacità, in questo senso, non è clandestinità. È diritto al non essere sempre leggibili.
3. Dalla tattica individuale alla postura collettiva
Il problema non è il singolo corpo, ma il comportamento aggregato.
- Le tecnologie di analisi funzionano meglio su movimenti prevedibili e standardizzati.
- La ripetizione rituale produce pattern, e i pattern sono ciò che il controllo ama.
- Pensare il conflitto anche come forma, non solo come contenuto, è ormai inevitabile.
Questo non significa rinunciare alla piazza, ma smettere di considerarla uno spazio ingenuo.
4. Difesa dei diritti, non aggiramento dei sistemi
Il terreno decisivo resta politico e giuridico.
- Opporsi all’uso indiscriminato del riconoscimento facciale.
- Pretendere trasparenza su archiviazione, tempi di conservazione, interoperabilità dei dati.
- Contestare la normalizzazione dell’eccezione emergenziale.
- Portare il tema della sorveglianza dentro le rivendicazioni, non lasciarlo agli esperti.
La sorveglianza teme più il conflitto pubblico che l’astuzia individuale.
5. Ricostruire spazi di fiducia non mediati
Ogni sistema di controllo prospera sull’isolamento atomizzato.
- Relazioni dirette, non sempre mediate da piattaforme.
- Spazi fisici e sociali dove non tutto è tracciato, misurato, monetizzato.
- Comunità che producono senso prima ancora che visibilità.
Non è nostalgia analogica. È infrastruttura sociale.
In sintesi
L’autodifesa civile oggi non consiste nel “fregare le telecamere”, ma nel rifiutare la collaborazione automatica con un ecosistema che trasforma ogni gesto in dato.
In una città che osserva tutto, la prima forma di resistenza è scegliere cosa rendere leggibile e cosa no.
Non per sparire. Ma per tornare opachi quanto basta da restare politici.