Gli ecosistemi

Bertalia-Lazzaretto: analisi critica della sostenibilità urbanistica

Indagine del Comitato Bertalia Lazzaretto sulle discrepanze tra norme ambientali e piano urbanistico

Presentiamo una ricerca realizzata dal Comitato Bertalia Lazzaretto che è il risultato di un lavoro di analisi approfondita della documentazione ufficiale relativa al comparto urbanistico Bertalia-Lazzaretto. Al centro del testo c’è un nodo cruciale e spesso rimosso dal dibattito pubblico: la sostenibilità ambientale reale, non quella dichiarata negli atti amministrativi.
Nel documento completo, trovate analisi tecniche che mettono in evidenza una discrepanza sostanziale tra i parametri di tutela ambientale previsti dalle norme vigenti e i valori effettivamente assunti dal piano, in particolare sul tema della permeabilità dei suoli e della protezione delle acque sotterranee.
A questo lavoro si affianca un’intervista al Comitato Bertalia Lazzaretto che aiuta a contestualizzare l’analisi e collegare i dati tecnici alle ricadute concrete sul territorio e sulla sicurezza idrogeologica.
Nel PDF completo, disponibile al link sotto, troverai:
l’analisi dettagliata delle fonti documentali ufficiali;
i calcoli sulle superfici impermeabilizzate escluse dalla VALSAT;
i riferimenti normativi e cartografici;
le conclusioni che motivano la richiesta di un riesame aggiornato degli studi ambientali prima di procedere con l’avanzamento dei lavori.

Intervista al Comitato Bertalia Lazzaretto
Comitato Bertalia-Lazzaretto

Il Comitato Bertalia Lazzaretto è un gruppo di cittadini attivi,  abitanti di Pescarola a Bologna, nato per difendere il territorio e tutelare la sicurezza idrogeologica e ambientale della zona. Il Comitato si occupa di monitorare progetti urbanistici, analizzare dati ufficiali e promuovere informazione e partecipazione pubblica, con l’obiettivo di garantire che lo sviluppo urbanistico rispetti i vincoli ambientali, la permeabilità del suolo e la salute delle persone.

Da dove nasce lo slogan “Voi costruite, noi ci allaghiamo”?
È uno slogan nato quasi istintivamente, guardando il plastico del progetto di edificazione previsto dal Piano Urbanistico del Comune di Bologna per l’area a sud della Pescarola. È stata una reazione condivisa da molti residenti, che hanno visto in quelle immagini una minaccia concreta per il territorio e per la sicurezza idrogeologica della zona. Da lì si è ri-costituito il Comitato Bertalia Lazzaretto.
Non è uno slogan un po’ semplicistico rispetto alla complessità del progetto?
Sì, è una semplificazione. Ma è una semplificazione che coglie un punto centrale e corretto. Analizzando la documentazione ufficiale del progetto, compresi gli studi di sostenibilità ambientale, emerge chiaramente che la forte urbanizzazione prevista comporta una drastica riduzione della permeabilità del suolo, con conseguenze evidenti sul rischio idraulico.
Cosa dicono i documenti ufficiali sul valore ambientale dell’area?
Lo dicono molto chiaramente. Già nel 2017, nella relazione dell’ARPAE redatta dal dott. Valerio Marroni, si riconosce che, nonostante i precedenti usi industriali e di cava, l’area conserva una valenza ambientale importante. Viene definita una delle ultime aree verdi del continuum urbano bolognese e una zona di protezione delle acque sotterranee.
Quali caratteristiche ambientali rendono quest’area così delicata?
È un’area con elevata permeabilità del suolo, ampi spazi verdi rinaturalizzati e una funzione fondamentale di regolazione delle acque, della biodiversità e del microclima urbano. Inoltre, è classificata dal PTCP come “Zona di protezione delle acque sotterranee – area di ricarica”, cioè un territorio da cui dipendono falde utilizzate per l’acqua potabile.
Quanto sono vicine le captazioni di acqua potabile?
A circa 500 metri dal comparto si trovano numerosi pozzi di captazione da cui HERA preleva l’acqua per l’acquedotto cittadino. Questo comporta rischi non solo di riduzione della capacità di ricarica, ma anche di inquinamento delle falde
Cosa prevedono le norme per queste aree di ricarica?
Le norme impongono di limitare l’impermeabilizzazione del suolo e stabiliscono che, per insediamenti residenziali o terziari, almeno il 35% della superficie debba restare permeabile. Questo è un parametro fondamentale per valutare la sostenibilità del progetto.
Il Piano Urbanistico rispetta questo limite?
Formalmente sì, ma solo sulla carta. Lo Studio Ambientale afferma che la superficie permeabile passerebbe dal 95% al 43%. Tuttavia, nel conteggio sono state incluse aree che in realtà sono impermeabilizzate, come le ex cave tombate e messe in sicurezza con teli impermeabili.
Può spiegare meglio questo punto?
Alcune ex cave, come la ex Cava Pigna, sono state impermeabilizzate durante le operazioni di messa in sicurezza. Eppure queste superfici sono state conteggiate come “verde permeabile”. Parliamo solo della ex Cava Pigna di quasi 10 ettari. Sommando tutte le ex cave, si arriva a circa 13,9 ettari di superfici impermeabilizzate non sottratte dal calcolo.
Qual è quindi la reale superficie permeabile del comparto?
Sottraendo queste aree dai 31,3 ettari dichiarati, la superficie realmente permeabile scende a circa 17,4 ettari. Su un’area totale di 73 ettari, significa solo il 23,8% di suolo permeabile, ben al di sotto del 35% richiesto dal PTCP.
Questa criticità era nota ai tecnici?
Sì. È stata segnalata più volte sia nei documenti istruttori sia dai tecnici incaricati delle verifiche di sostenibilità. Nonostante questo, nessuno è intervenuto per correggere i dati o rivedere il piano.
Qual è la vostra valutazione politica e amministrativa di questa situazione?
Riteniamo grave che chi ha la responsabilità di amministrare il territorio non applichi norme poste a tutela dell’ambiente e degli ecosistemi. Ancora più grave se si considera il contesto attuale di crisi climatica e l’aumento degli eventi meteorologici estremi.
Il problema riguarda solo la permeabilità del suolo?
No. In questo intervento ci siamo concentrati su questo aspetto, ma la VALSAT su cui si basa il progetto è fortemente datata. Le indagini ambientali risalgono ai primi anni 2000 e si sono concluse circa dieci anni fa. Nel frattempo il territorio è profondamente cambiato, soprattutto per quanto riguarda clima, mobilità, inquinamento atmosferico e acustico.
Qual è quindi la vostra richiesta all’Amministrazione Comunale?
Chiediamo un riesame completo del Piano Urbanistico del comparto Bertalia Lazzaretto. È necessario aggiornare gli studi ambientali e rifare le valutazioni di impatto alla luce delle condizioni attuali. Non si può continuare a pianificare il futuro del territorio con dati vecchi e sottostimati.
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