Emissioni di gas serra e qualità dell’aria
l’Emilia-Romagna è pecora nera tra pecore poco bianche
Se i dati sul consumo di suolo destano più di una ragione di allarme, non meno preoccupanti essi appaiono se rapportati ad altri indicatori di tipo ambientale, che descrivono quanto i territori della nostra regione siano esposti alla crisi climatica. Perché questa non è che “il rovescio della medaglia” del consumo di consumo di suolo, conseguenza e manifestazione di quello a livello “locale”. Grazie ai dati elaborati dal centro studi della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Italy for Climate, in collaborazione con Ispra e altri enti, possiamo valutare le emissioni di gas e altri indicatori a livello regionale, rendendo così evidente il legame tra crisi ambientale e uso del territorio. Vediamone qui in sintesi i principali.
Iniziamo dagli edifici. Secondo la stima di fonte Enea, l’Emilia-Romagna presenta una quota di edifici in classe energetica A negli APE (attestati di prestazione energetica) attorno al 10%, inferiore al 12% nazionale (nel Nord è la regione che fa peggio, superata in Italia da Marche, Abruzzo, Basilicata e Puglia). Gli edifici in regione, poi, sono energivori. Nei consumi energetici degli edifici di tipo residenziale, infatti, l’Emilia-Romagna è seconda solo alla Valle d’Aosta, con un valore di 258 Kwh per metro quadro, contro una media nazionale di 225. E, come se non bastasse, quelli sono consumi che dipendono per lo più da combustibili fossili. Di quei consumi, infatti, la quota di consumi elettrici è per la nostra regione del 28%, inferiore alla media nazionale del 30% e superiore solo a Abruzzo, Friuli V.G., Veneto, Lombardia, Umbria e Piemonte. In termini di emissioni di gas serra dei soli edifici (sia residenziali che di altro tipo), la nostra regione è quella che ne produce di più (1,7 tonnellate per abitante), contro una media nazionale di 1,1.
Il consumo totale di energia, a sua volta, mostra che l’Emilia-Romagna consuma ben più della sua quota di residenti rispetto al resto del Paese: la regione è in testa per consumo di energia, con 2,7 tonnellate di petrolio equivalente per abitante (la media nazionale è di 1,9). Ed è quella in cui il consumo in rapporto al valore aggiunto prodotto è tra i più alti, con 70 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro, contro una media nazionale di 55, anche se meno di Abruzzo, Sicilia, Molise, Umbria, Valle d’Aosta, Puglia e Friuli V.G. ovvero, noi consumiamo più energia di quanto PIL produciamo!
In termini di emissioni di gas serra, l’Emilia-Romagna produce 9 tonnellate di CO2 equivalente per abitante, contro una media nazionale di 7 (meno soltanto di Valle d’Aosta, Molise, Basilicata e Sardegna). Se rapportate al valore aggiunto industriale, invece, la regione fa meglio del resto del Paese (250 contro 260 tonnellate di CO2 equivalente per milione di euro), ma non rispetto al valore aggiunto totale, e la sua industria ha una quota di consumi elettrici ben più bassa di ogni altra regione (31%, contro una media nazionale del 45%). Anche in questo caso, l’Emilia-Romagna emette più gas serra del PIL che produce, in proporzione.
Anche il settore agricolo regionale non fa molto bene, con 0,72 tonnellate di CO2 equivalente per abitante, contro una media nazionale di 0,52 (ma meglio di Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Basilicata e Sardegna). Peraltro, l’Emilia-Romagna è seconda per uso di fertilizzanti (250 kg/ha di azoto), dietro alla Lombardia, contro una media nazionale di 120 kg/ha.
Insomma, in Emilia-Romagna emettiamo gas serra non in proporzione alla ricchezza che la nostra economia genera o a quanti sono i suoi residenti, ma molto di più. Una delle fonti principali di gas serra sono i trasporti. Se l’Italia produce in media 2 tonnellate di CO2 equivalente per abitante dovute ai trasporti, l’Emilia-Romagna ne produce 2,5 (meno solo di Marche, Liguria, Trentino A.A. e Valle d’Aosta). L’85% delle emissioni dei trasporti sono dovute agli autoveicoli e l’Italia è tra i Paesi in Europa con il più alto tasso di motorizzazione (numero di automobili per abitante), con più di 70 auto ogni 100 abitanti (l’Emilia-Romagna ha un numero simile), ovvero 83 auto per 100 adulti maggiorenni, pari a quasi 41 milioni di automobili (nella UE, siamo secondi solo alla Polonia). Il trasporto pubblico locale riflette questo valore, in negativo. In Italia, sono soltanto 85 i passeggeri trasportati annui per residente – e così in regione –, molti meno che in Liguria (più di 200), Lazio, Lombardia, Friuli V.G., Veneto e Piemonte. E ciò perché ricorriamo molto di più agli autoveicoli e agli autocarri grandi e piccoli che non ai treni (o al trasporto su autobus).
Da ultimo, va segnalato che la quota di consumi di energia rinnovabile sul totale è in Italia inferiore al 20%, ma in Emilia-Romagna scende a poco più del 10% (fa peggio solo la Liguria, con l’8%), mentre in Valle d’Aosta si avvicina al 95% e in Trentino A.A. supera il 55%. Insomma, il 90% dell’energia consumata in regione è di fonte fossile. Nel 2023, tuttavia, in Emilia-Romagna sono entrati in funzione nuovi impianti per la produzione di energia rinnovabile per una potenza di quasi 25 kw per kmq di superficie, contro una media nazionale di meno di 20 (e molto meno di Lombardia, Veneto, Friuli V.G. e Piemonte). Il che rende ragione dei terreni destinati all’installazione di impianti fotovoltaici che, come abbiamo visto sopra, sono in aumento.
In sostanza, in quanto a emissioni e mix energetico l’Emilia-Romagna non è certo un esempio virtuoso, in Italia (per non parlare della qualità dell’aria, il cui livello di inquinamento è tra i più alti in Europa). Per quanto i suoi amministratori si dipingano di verde, siamo ben lungi dal prefigurare una situazione che anche lontanamente si avvicini alla cosiddetta neutralità climatica. E poi, certo, malediciamo gli “eventi climatici estremi” per i danni che provocano. Ma, chi è cagion del suo mal, pianga se stesso.