Europa sotto assedio: il principio di precauzione smantellato Parte II
Tra pesticidi e nuove tecniche genomiche, l’Europa evita il vero nodo: cambiare il modello agricolo invece di deregolamentarlo
Negli ultimi decenni l’Unione Europea si è distinta nel mondo per un approccio alla regolazione fondato su un principio apparentemente semplice ma profondamente potente: il principio di precauzione. Quando esistono dubbi su possibili rischi per la salute umana o per l’ambiente, l’Unione europea ha scelto di proteggere piuttosto che mettere a rischio la collettività. Questo è stato il filo rosso di molte delle norme più avanzate in materia di sicurezza alimentare, tutela ambientale e controlli sui pesticidi.
Ma oggi quel principio, che dovrebbe essere il pilastro delle nostre politiche pubbliche, è sotto attacco su più fronti. Dopo la proposta sulle nuove tecniche genomiche (NGT), dove abbiamo già visto erodere valutazioni di rischio e obblighi di trasparenza, arriva un’altra profonda modifica: il pacchetto legislativo “Food and Feed Safety Omnibus”, proposto dalla Commissione europea, mira a semplificare le norme in materia di sicurezza alimentare e, tra le altre misure, interviene sulla regolamentazione dei pesticidi, eliminando di fatto l’obbligo di revisione periodica decennale delle sostanze attive presenti sul mercato.
Cosa sta succedendo davvero?
Secondo l’attuale proposta, presentata il 16 dicembre 2025, la Commissione vuole eliminare i limiti di tempo per l’autorizzazione di molti pesticidi attivi, consentendo loro di rimanere sul mercato illimitatamente senza passare ogni 10-15 anni attraverso una nuova valutazione completa dei rischi. Anche se una versione ridotta della proposta esclude fuoriuscite automatiche per alcune sostanze con dati incompleti, il quadro resta preoccupante: in pratica, molte sostanze, compresi pesticidi potenzialmente tossici, potrebbero continuare ad essere usate per decenni senza controlli scientifici periodici obbligatori.
Inoltre, la proposta prevede di limitare la possibilità per gli Stati membri di utilizzare le più recenti evidenze scientifiche nella valutazione dei prodotti, forzando piuttosto gli Stati ad affidarsi solo all’ultima autorizzazione dell’UE (che potrebbe non riflettere nuovi studi indipendenti). Questa è una rottura rispetto a decenni di prassi che riconoscevano l’incertezza scientifica come motivo per aumentare la protezione, ovvero: a fonte di un risultato incerto, si può autorizzare il ritiro dal mercato in via preventiva.
Infine, si dilatano i periodi di tolleranza di fino a 3 anni per l’uso di pesticidi vietati (per smaltire le scorte) e si apre alla possibilità di autorizzazioni più ampie nelle emergenze, misure che espongono la salute pubblica e l’ambiente a rischi prolungati.
Scienza, società civile e il principio di precauzione
La risposta scientifica a questa virata è stata netta. Oltre 100 scienziati da tutta Europa (esperti in tossicologia, ecotossicologia, biologia e salute pubblica) hanno scritto alle istituzioni europee invitandole a rigettare le revisioni che indeboliscono il quadro normativo e a rafforzare invece i meccanismi di valutazione e gestione del rischio basati sulla scienza.
Esperti di organizzazioni come PAN Europe hanno denunciato che la Commissione sta chiedendo alla società di “accettare prima il danno e poi le prove”, un salto culturale che tradisce la stessa logica del principio di precauzione. Altre ONG europee osservano come questo pacchetto finisca per rispondere più alle pressioni dell’industria agrochimica che alle reali esigenze di protezione degli ecosistemi, dell’acqua, del suolo e della salute umana. Insomma, la tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e della salute umana vengono messi al secondo posto dopo i dogmi del mercato: competere, produrre, vendere, crescere.
Perché questa proposta rappresenta un rischio per la salute pubblica
È importante capire che non si tratta di un semplice cambiamento tecnico. La revisione periodica obbligatoria delle autorizzazioni – oggi prevista ogni 10-15 anni – è uno dei pochi meccanismi che costringono l’industria a produrre nuovi dati di sicurezza aggiornati, e gli enti regolatori a integrarli nella decisione di mantenere o ritirare un prodotto dal mercato. Senza queste novità, molte sostanze potrebbero rimanere autorizzate anche se emergessero prove crescenti di effetti nocivi su salute e ambiente, solo perché non esiste più un meccanismo automatico di controllo.
In altre parole, quella che viene presentata come “semplificazione normativa” rischia di tradursi (ancora una volta) in una deregulation che scarica i rischi sulla collettività, proprio mentre cresce la consapevolezza dei danni dei pesticidi alle api e agli insetti impollinatori, ai suoli e alle acque, e mentre l’Unione europea si è impegnata a ridurre l’uso di pesticidi più pericolosi entro il 2030.
Una questione democratica e politica
La discussione su questo pacchetto non si esaurisce in Commissione. Una volta presentata, la proposta sarà negoziata da Stati membri e Parlamento europeo. Questo significa che la bozza di proposta non èancora stata approvata in via definitiva e ci sono ancora margini di manovra per modificare qualcosa. La società civile ha ancora la possibilità di esprimersi, facendo pressione sul Parlamento europeo e i proprio governi nazionali che si esprimeranno nel Consiglio Europeo.
Casi reali in cui il sistema di rinnovo ha protetto salute e ambiente
Una delle caratteristiche più importanti del Regolamento UE sui pesticidi (Regolamento 1107/2009) è che le autorizzazioni delle sostanze attive non sono perpetue: la prima approvazione scade dopo 10 anni e, per continuare a essere messe sul mercato, devono essere rinnovate dopo una nuova e aggiornata valutazione scientifica. Questo è descritto come fardello burocratico dalle aziende e fonte di incertezza per i produttori agricoli, ma è anche uno dei pochi momenti in cui le aziende devono produrre nuovi dati sui rischi per la salute e l’ambiente, devono confrontarsi gli enti regolatori (ECHA/EFSA) e la scienza più recente.
Esempi concreti di sostanze ritirate a seguito alla revisione decennale:
- Mancozeb – fungicida ad attività reprotoxica e potenziale interferente endocrino, ritirato durante la procedura di rinnovo dal 2021- anche se la decisione èstata contestata per vizi procedurali, con il parere scientifico favorevole della stessa EFSA (l’autorità sanitaria europea che si occupa di sicurezza alimentare). Uno dei problemi del Mancozeb è che, a fronte di incertezza sugli impatti, resta uno dei piu potenti fungicidi e i produttori agricoli denunciano che non esista nulla in grado di rimpiazzarlo con altrettanta efficiacia.
- Chlorpyrifos – insetticida neurotossico utilizzato in agricoltura, la cui autorizzazione è stata revocata proprio nel corso del processo di rinnovo dopo che studi scientifici ne hanno confermato gli effetti avversi su salute e ambiente.
- Neonicotinoidi – una classe di insetticidi associati a rischi per gli impollinatori (come le api). Anche questi composti sono stati ritirati in seguito alla revisione obbligatoria, grazie a evidenze scientifiche crescenti sul loro impatto ecologico.
In totale, dal 2011 in poi (anno di entrata in vigore della direttiva sui controlli) solo una minima percentuale di pesticidi non ha superato i controlli (per esempio, solo il 14% dei pesticidi controllati per impatti sull´ apparato endocrino sono stati ritirati dal mercato- si veda PAN EUROPE, p.5).
Senza questa revisione obbligatoria, che è proprio ciò che l’Omnibus si propone di eliminare, queste sostanze avrebbero potuto rimanere sul mercato.
Perché questa revisione è fondamentale
Il sistema attuale ha funzionato non per caso, ma perché richiede una verifica periodica basata sulla scienza più recente. Ogni circa 10 anni, l’industria deve presentare dati aggiornati su:
- tossicologia per l’uomo (cancerogenicità, interferenze endocrine, rischi per lavoratori e consumatori);
- ecotossicologia (effetti su insetti non bersaglio, uccelli, organismi acquatici);
- impatto su suolo, acqua e biodiversità.
È proprio durante questi rinnovi che nuove evidenze scientifiche emergono e che sostanze prima considerate “sicure” finiscono con l’essere valutate come potenzialmente dannose. Senza revisioni obbligatorie e periodicità, questi aggiornamenti non verrebbero raccolti, comportando un allentamento della protezione su esseri umani ed ecosistemi.
Già lo scorso ottobre, 139 ONG e istituzioni internazionali avevano chiesto un’applicazione più rigorosa di queste norme nell’Unione europea. In risposta, la Commissione ha presentato questa proposta legislativa, che le allenta o elimina. Mai come in questo momento il divario tra la società civile e la Commissione é apparso così ampio sui temi della sicurezza ambientale e della salute pubblica.
Per appronfondimenti:
Simpler food and feed safety rules
EU Pesticides Database – Active substances
Mancozeb, è il momento del ricorso – News Fitogest
Mancozeb addio, il fungicida più usato verso la revoca – Terra e Vita
Clorpirifos: la valutazione ne individua effetti sulla salute umana | EFSA
Neonicotinoidi: confermati i rischi per le api | EFSA
Will pesticides be let off hook by EU ‘omnibus’ deregulation?
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