La città

Giochi da tavolo – cantieri, lavoratori, sindacati, accessi negati e domande senza risposta

di Antìgene

Le Olimpiadi e Paraolimpiadi Milano Cortina 2026 creano migliaia di posti di lavoro, circa 1000 tramite la Fondazione Milano Cortina 2026 e oltre 36.000 nell’indotto con contratti prevalentemente a tempo determinato. La Fondazione MICO, il Comune di Milano e i Sindacati (Cgil, Cisl, Uil) hanno firmato contratti per tutelare i lavoratori, garantendo corretti inquadramenti, sicurezza e condizioni di lavoro dignitose, ma la morte del vigilante in un cantiere di Cortina, mentre svolgeva il suo lavoro di notte, ha iniziato a sollevare interrogativi sulla sicurezza nei siti olimpici. Giorgia Sanguinetti, segretaria provinciale della Camera del Lavoro di Milano in un’intervista pubblicata il 7 febbraio su https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/olimpiadi-sfruttamento-precariato-qv8dh2ga ha dichiarato: “Come sindacato abbiamo fatto un accordo con Fondazione Milano-Cortina utilizzando anche le leve istituzionali e per la costruzione di quel tavolo e sulla chiusura della trattativa c’è stata la presenza e la pressione del Comune di Milano. L’accordo verte su alcuni temi fondamentali, due i più cogenti: appalti e subappalti e salute e sicurezza, che poi sono legati. Sugli appalti abbiamo detto al tavolo che la catena del comando deve essere il più corta possibile, quindi che non ci siano meccanismi di subappalti a cascata. Su salute e sicurezza abbiamo istituito la figura del rappresentante mutuandola da precedenti esperienze di contrattazione confederale, per esempio Expo 2015 o la linea M4 che qui a Milano hanno avuto tavoli contrattuali importanti. Questi rappresentanti per avere piena agibilità ovviamente devono avere anche l’accesso a una serie di informazioni che il sindacato dice di non avere mai faticato ad avere negli altri contesti citati, mentre invece in questo caso hanno avuto e stanno avendo grosse difficoltà. Quando è iniziata l’operatività dell’accordo i nostri tre rappresentanti di Cgil, Cisl e UiI, hanno avuto accesso a questo portale che si chiama ‘Sicuro’ dove c’è tutta una serie di informazioni sulla natura di fornitura del servizio, se appalto, se di altra natura, sulla tipologia contrattuale dei lavoratori e chiaramente anche su orario di lavoro, attività svolta, contratto nazionale applicato e quant’altro. Dopo circa una settimanaè stato chiuso l’accesso al portale, con l’effetto che i nostri rappresentanti hanno sì la possibilità di andare nei luoghi dove ci sono i lavoratori con un badge apposito, ma senza sapere preventivamente cosa troveranno e questo è limitante nell’esercizio della piena e completa rappresentanza”. La Fondazione Milano-Cortina 2026 successivamente proporrà come soluzione che l’accesso al portale avvenga solamente da un computer sito nella sede della Fondazione e a condizione di firma di una malleva in cui i rappresentanti dichiarano di non diffondere le informazioni di cui verranno a conoscenza nemmeno alle federazioni di riferimento. Sorge il dubbio che la Fondazione abbia la volontà di procrastinare la soluzione dei problemi sollevati dal sindacato nella consapevolezza che a breve, al termine delle Olimpiadi, non saranno più un soggetto con cui sarà possibile interloquire.

Intervista a Stefano Ruberto – Camera del Lavoro di Milano
Stefano Ruberto

Stefano Ruberto è responsabile della salute e sicurezza della Camera del Lavoro di Milano. Sta seguendo con attenzione i cantieri di Milano Cortina 2026. Collabora con Radio Popolare per la quale cura la rubrica settimanale Uscita di Sicurezza, sulle condizioni e gli infortuni dei lavoratori della Lombardia.

Quali e quanti sono i cantieri olimpici per Milano Cortina 2026, quanti sono finiti, quanti ancora in corso e quanti il cui temine è previsto per il periodo post-olimpico?
Le opere in capo alla SIMICO, Società Infrastrutture Milano Cortina 2026, dal 2020 alla fine del 2025 sono in totale 98. Di queste 31 sono destinate all’evento olimpico vero e proprio, le altre 67 andrebbero a costituire la legacy, il lascito dell’evento alle località ospitanti. Ben 56 avrebbero infatti una data di fine lavori prevista successiva all’inaugurazione dei giochi, il 6 febbraio 2026. A fine Novembre 2025, sulla base dei dati elaborati dal portale di Simico Spa, solo 9 cantieri risultano conclusi, mentre 57 ancora in esecuzione, 29 in progettazione e 3 addirittura ancora in gara. Per alcuni di questi la data di fine lavori è prevista per il 2032.
Come responsabile della salute e sicurezza della Camera del Lavoro di Milano e di sito produttivo nell’ambito dei Giochi Olimpici, quando ha avuto finalmente la possibilità di entrare nei cantieri in corso? E quale sono stati i protocolli firmati e la procedura di contrattazione seguita tra Sindacati e Cantieri?
Ho potuto iniziare il giro di controllo relativamente tardi, solo verso ottobre e novembre del 2025.
La morte di Pietro Zantonini nella notte tra il 7 e l’8 gennaio in un cantiere olimpico di Cortina, ha acceso il riflettore sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza degli operai e dei lavoratori assunti per Milano Cortina 2026. Che cosa è successo?
Pietro Zantonini aveva 55 anni, era assunto come vigilante notturno nel cantiere olimpico dello stadio del ghiaccio di Cortina, doveva controllarne il perimetro ogni due ore durante la notte quando le temperature possono scendere anche sotto gli 11 gradi. È stato colto da un malore probabilmente a causa del freddo. Si tratta di condizioni di lavoro particolarmente dure: orari massacranti, turni notturni prolungati e consecutivi senza nessuna difesa dal gelo, un aspetto non sufficientemente considerato dai responsabili dei cantieri olimpici. Aveva un contratto precario, a tempo determinato con la SS Security and Bodyguard, una ditta privata lombarda che sta operando per conto di Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore dei Giochi, che sarebbe scaduto il 31 gennaio, a meno di una settimana dall’inaugurazione dei Giochi olimpici. Il tema è stato velocemente derubricato dai media, anche perché i riflettori si sono accesi sulla presenza dell’ICE statunitense alle Olimpiadi e sullo sfarzo delle inaugurazioni.
Le cause del decesso sono state accertate? Possono esserci responsabilità in capo alla ditta appaltatrice del cantiere o all’agenzia di security?
Sono in contatto con l’avvocato della famiglia, a tutt’oggi (il 28 gennaio 2026 n.d.r) afferma di non aver ancora ricevuto notizia certa sull’esito della morte, come certificata dal coroner. L’agenzia di security nei cantieri per la quale lavorava Zantonini è dipendente di una società milanese con solo mille euro di capitale sociale, con visura camerale dichiarante al settembre 2025 solo 8 dipendenti a tempo determinato e part time. Come ha potuto un’agenzia del genere vincere l’appalto della SIMICO e coprire la sicurezza e il controllo anche di altre strutture olimpiche? I cantieri di Rho Fiera e del Main Media Center per esempio sono affidati società diverse, che seppure non perfettamente regolari, risultano più affidabili. Solo a giochi finiti sarà possibile valutare quali siano state le vere condizioni di lavoro nelle due settimane di gare olimpiche.
Ha riscontrato anche altrove condizioni di lavoro non sufficientemente tutelate?
Quella di Pietro Zantonini è la condizione esemplare di una tipologia di lavoratori essenziale durante i grandi eventi, quella appunto della sorveglianza del perimetro di un cantiere o di una struttura ospitante e del controllo agli accessi, anche durante lo stesso svolgimento delle gare olimpiche, ma è una situazione generalizzata di lavoro precario e di sfruttamento. Stiamo parlando di giovani e meno giovani, migranti, cittadini italiani ai quali è stata data un’opportunità lavorativa e una speranza di avere un reddito, seppur temporaneo, visto che è un evento a termine, e che avevano delle aspettative. Le persone sono impiegate con un contratto part-time per alcune mansioni, come ad esempio il controllo degli accessi agli eventi, e poi si trova a svolgerne altre e i turni giornalieri sono di 12 ore, dalle 8 del mattino alle 20 di sera e viceversa, senza adeguati strumenti per la salute e la sicurezza. Ci sono lavoratori assunti e contrattualizzati con mansioni da hostess e stewart, ma che lavorano all’esterno e fanno controllo accessi, guardiania, vigilanza non armata senza dispositivi di protezione individuale rispetto allo stress termico o eventi atmosferici ai quali addirittura viene chiesto di portarsi i vestiti da casa, perché sarà fornita loro solamente una pettorina
I turni di lavoro di 12 ore sono accettabili visto il tipo di contratto part-time o si possono derubricare come sfruttamento?
12 ore è il nuovo record olimpico, perché 12 ore di lavoro è lo standard che abbiamo riscontrato e questo vale anche per tecnici informatici, per chi lavora nei cantieri edili. Le parti datoriali hanno fatto promesse alle confederazioni che però non hanno mantenuto. Mi chiedo quale valutazione del rischio abbiano fatto per i propri lavoratori. Ammesso che abbiano consegnato i dispositivi di protezione individuale ai lavoratori, dove sono la formazione, l’idoneità, la sorveglianza sanitaria su chi svolge il turno notturno? E in tutto ciò noi non abbiamo avuto la possibilità di visionare questi aspetti.
Parliamo di Milano, quale è la situazione dei cantieri in città?
A Milano i cantieri principali sono quelli di Rho Fiera, Arena Santa Giulia, Villaggio Olimpico, il Main Media Centre di viale Scarampo. A Rho Fiera i lavori non hanno presentato troppe criticità: sono stati unificati due padiglioni, create due piste di ghiaccio, una per l’hockey femminile e una per il pattinaggio di velocità, modifiche strutturali anche se con futura destinazione ancora non chiara. A Santa Giulia, i lavori nell’Arena destinata alle gare di hockey erano molto in ritardo, soprattutto nella parte interna del palazzetto. A una settimana dall’inizio dei giochi era pronta solo la pista e l’accesso al pubblico nel primo anello e in corso i cantieri al terzo e quarto anello, quelli esterni ma di accesso a quelli interni. Ho visto operai lavorare “a catena” anche nelle parti esterne: uno montare le pareti di cartongesso mentre l’altro le dipinge, uno che le fora e tutte le fasi a seguire. Anche la viabilità è compromessa dall’ingombro dei mezzi e dei materiali. La consegna era prevista per domenica 25 Gennaio, data a partire dalla quale si sarebbe per altro potuto accedere al cantiere solo con accredito rilasciato dalla Questura, mentre io non ho riscontrato nessun controllo in merito.
Quali sono i principali ostacoli riscontrati nel vostro lavoro di sopralluogo e accertamento del rispetto delle condizioni dei lavoratori nei cantieri olimpici?
La mancanza di trasparenza sulla sicurezza dei lavoratori, l’accesso alle informazioni sulle condizioni del lavoro precedenti all’assunzione, se le condizioni contrattuali previste per un certo tipo di mansione siano state applicate, se è stato sottoposto a visita medica per esempio e ritenuto idoneo, se è stato formato per quel tipo di lavoro, soprattutto se il lavoratore sia in regime di appalto, subappalto, affidamento diretto. Per i lavoratori le condizioni previdenziali cambiano secondo chi è il proprietario del terreno su cui andrà a lavorare e dove si trova. Nel momento in cui abbiamo chiesto alla Fondazione Milano Cortina 2026, abbiamo ricevuto solo risposte ambigue, addirittura la richiesta di sottoscrivere una lettera di impegno di riservatezza sulle informazioni ricevute, un processo non compatibile con qualsiasi attività sindacale. Come per dire: se vuoi avere informazioni sulla sicurezza, sui ritardi dei lavori, sugli extra costi, te li concedo ma a certe condizioni e non te li do tutti. Vogliamo che le informazioni siano chiare, trasparenti e condivisibili, sapere per esempio se dall’altra parte ci sia una società che a dicembre 2025 il Procuratore di Milano ha messo in amministrazione straordinaria. Quanto c’è di legale in questo momento? Abbiamo fatto degli esposti al nucleo dell’ispettorato del lavoro dei Carabinieri, che poi passeranno in procura, quindi non siamo stati con le mani in mano, ma nel mentre dobbiamo tutelare i lavoratori e anche dei volontari.
Quali sono i perimetri di accesso possibili alle informazioni, quale il livello di trasparenza garantito dalla Fondazione Milano Cortina 2026 e da SIMICO?
Le informazioni non sono accessibili. La procedura di accesso civico è ostacolata. Il livello più approfondito di conoscenza su quello che è accaduto e sta accadendo attorno alle Olimpiadi, nell’Olimpiade e oltre l’Olimpiade, presenta dei quadri parziali. E questa è la cosa drammatica. L’ esigenza di trasparenza non è solo controllo, un sistema democratico prevede come tutela l’intervento di un corpo intermedio, sia un sindacato, una testata giornalistica o un’associazione. Il monitoraggio ha un senso: verificare gli ingranaggi del processo di costruzione di un evento che vede ingenti investimenti di risorse pubbliche e prevede una legacy di pubblico interesse, qualora dovessero intraprendere direzioni difformi, potrebbero così essere corretti. Il danno della mancanza di trasparenza è terribile: non solo il decisore prende iniziative e avvia un processo non congruo all’interesse pubblico, ma non si lascia neanche instradare nella direzione giusta. Noi chiediamo i dati non per disturbare il manovratore, ma per evitare contestazione plurime da parte della magistratura per esempio, che potrebbe intromettersi in un intrigo societario, come quello tra SIMICO, che è un soggetto pubblico e la Fondazione Milano Cortina 2026 che è un ente privato ma prosegue un interesse pubblico, non ha mercato, ma se matura un debito questo sarà coperto dalle casse pubbliche. Si sono investiti milioni di euro pubblici per garantire la sicurezza di questo importante evento, ma la sicurezza è garantita proprio dalla prevenzione, dalla stipula di contratti accurati e dal loro rispetto.