I Decreti sicurezza alla luce del No
Tra depenalizzazione e controllo amministrativo, il nuovo assetto dei Decreti Sicurezza ridefinisce il conflitto sociale: meno processo, più sanzione, più discrezionalità.
Per chi si occupa quotidianamente delle conseguenze penali di manifestazioni, scontri, resistenze e lesioni a pubblici ufficiali in occasione di scioperi, manifestazioni politiche, occupazioni di case, parchi, alberi etc. lo scenario post referendum appare interessante.
Il Governo, con i decreti sicurezza sembrava filare senza ostacoli verso l’obiettivo di cancellare il conflitto politico, sociale e sindacale dalle piazze, in questo cogliendo la potenza delle piazze Pro Pal di settembre ed ottobre 2025, nonché della piazza di Torino che, in gran spolvero, ha aperto la stagione di lotta 2026.
Ma in questa “Marcia su Roma“, qualcosa è sfuggito agli astuti analisti politici dei decreti: con uno scatto di orgoglio, per certi versi impensabile, il popolo italiano, chiamato alle urne nella forma più diretta del voto referendario, ha seppellito gli aneliti della destra, di sicurezza, disciplina e controllo della Magistratura non asservita.
Il dato nuovo è che oggi si parte da un punto più avanzato, nella valutazione delle prospettive politiche di contrasto alle leggi liberticide chiamate Decreti Sicurezza.
L’ultimo, quello del 24.02.2026, interviene, tra le altre cose, sulla libertà di manifestazione con un duplice ordine di provvedimenti: 1) la depenalizzazione dell’art. 18 TULPS ; 2) l’introduzione del fermo preventivo di 12 ore.
La depenalizzazione dell’art. 18 TULPS, che prevedeva misure penali solo per i promotori di manifestazioni non preannunciate, viene compensata da sanzioni amministrative di carattere pecuniario, emesse dalla Prefettura a seguito di un verbale della Questura ed impugnabili entro 30 giorni dinanzi al Giudice di Pace.
Ciò significa che se manifesti senza preavvisare, o se non rispetti le misure della Questura, se condividi, anche su piattaforme private, l’appuntamento, se fai un flash mob, se protesti in un parco pubblico, o se in una manifestazione qualcuno cambia percorso, fa una scritta, tiene in mano una torcia, sei soggetto a sanzioni pecuniari dai 1000 sino a 12.000 euro.
Al contempo viene introdotto, in occasione di manifestazioni, il fermo fino a 12 ore per soggetti “pericolosi”, per chi è stato anche solo oggetto di segnalazioni di Polizia (un po’ tutti per intenderci).
Il fermo è motivato sulla base di un pericolo attuale dell’ordine e della sicurezza pubblica, nei confronti di soggetti per i quali sussiste un fondato motivo di condotte che costituiscano un concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione.
Dunque una formula tanto fumosa quanto pericolosa, che fa di tutti coloro che, per un verso o per l’altro, abbiano a che fare con scenari di protesta, pesciolini per retate smisurate.
La bella notizia però è che oltre 100 avvocati hanno costituito una rete di resistenza legale, e come pazienti sminatori, cercano di immaginare tattiche, strategie e rimedi difensivi.
Cogliendo al volo l’occasione, anche Libero né ha segnalato la nascita, celebrandoli con un articolo titolato: “DECRETO SICUREZZA, CENTO AVVOCATI SPIEGANO AI VIOLENTI COME AGGIRARE LA LEGGE. Un gruppo di legali si mette a disposizione dei centri sociali contro “il rigore punitivo”. Dagli scontri di piazza alle occupazioni: allo studio iniziative a difesa degli antagonisti”.
Nessun dubbio, dunque, che sia questa la via maestra: insieme alla rete è nato anche l’HUB di protezione legale attivo nel corso delle manifestazioni e partecipato da decine di associazioni.