Le persone

Il Santa Marta Senior house e il welfare premium:

quando il pubblico investe nell’abitare per chi può già permetterselo

di Antìgene

Il nuovo progetto di ASP Città di Bologna, la Santa Marta Senior House, merita attenzione non tanto per uno scandalo amministrativo, quanto per ciò che racconta sul mutamento delle priorità del welfare urbano. Il progetto riguarda il recupero di un immobile storico in Strada Maggiore, destinato a diventare una residenza per over 60 autosufficienti o con lievi fragilità. Trentuno unità abitative tra mono e bilocali, spazi comuni, servizi dedicati e una formula di senior housing pensata per chi desidera una soluzione abitativa protetta ma indipendente.

Fin qui, nulla di anomalo. Il punto emerge osservando la struttura economica dell’offerta.

I canoni annunciati oscillano da circa 1.700 a 3.800 euro mensili, a seconda della tipologia di alloggio e dei servizi inclusi. La ristrutturazione dell’immobile è stata sostenuta con un investimento di circa 7,1 milioni di euro. Il progetto viene presentato come innovazione nel campo dell’abitare senior, risposta all’invecchiamento della popolazione e valorizzazione di un patrimonio immobiliare pubblico di pregio.

Ed è proprio qui che si apre una questione politica più ampia.

Che cosa significa quando un ente pubblico con missione sociale investe risorse e patrimonio immobiliare in un’offerta abitativa accessibile quasi esclusivamente a fasce economicamente medio-alte?

La domanda non riguarda soltanto Santa Marta. Riguarda la traiettoria del welfare urbano in generale. Di fronte a risorse limitate, patrimonio pubblico scarso e crisi abitativa ogni investimento racconta una gerarchia implicita di bisogni ritenuti prioritari.

Nel nostro caso:

  • aumentano le difficoltà di accesso all’abitare per giovani, famiglie monoreddito, lavoratori precari, anziani a basso reddito e studenti;
  • l’offerta ERP resta insufficiente;
  • il mercato privato produce esclusione sistemica;

un importante asset pubblico viene orientato verso una formula di housing protetto premium.

Non housing sociale, non residenzialità accessibile, non sperimentazione di modelli cooperativi o calmierati. Ma un prodotto abitativo ad alta soglia economica. Si potrebbe obiettare che il progetto risponde a un segmento specifico della popolazione e contribuisce alla sostenibilità economica di un immobile storico costoso da recuperare. Obiezione comprensibile.

Ma è proprio questa razionalità economica che segnala una trasformazione più profonda: la progressiva conversione del patrimonio e delle funzioni pubbliche verso logiche di valorizzazione, sostenibilità finanziaria e segmentazione dell’offerta. In altre parole: il welfare non scompare, si riconfigura.

Da infrastruttura redistributiva tende a trasformarsi in piattaforma di servizi differenziati, sempre più vicina a una logica di mercato regolato. Il rischio non è solo simbolico.

Quando anche gli enti pubblici sociali iniziano a occupare nicchie di mercato solvibili, si rafforza un modello in cui il pubblico smette progressivamente di agire come correttore delle disuguaglianze e diventa operatore di valorizzazione patrimoniale.

A Bologna questa dinamica si inserisce in un quadro già evidente:

  • patrimonializzazione crescente dello spazio urbano;
  • pressione immobiliare sulle aree centrali;
  • progressiva premiumizzazione di parti della città;
  • difficoltà cronica nel produrre offerta abitativa realmente accessibile.

Santa Marta non è quindi “lo scandalo”. È forse qualcosa di più interessante e più inquietante…un sintomo.Il segnale di un welfare urbano che, pur mantenendo linguaggio sociale e governance pubblica, sembra sempre più orientato a presidiare segmenti economicamente sostenibili piuttosto che affrontare i nodi più duri dell’esclusione abitativa. Il punto non è negare la necessità di servizi per una popolazione anziana in crescita. Il punto è chiedersi quale equilibrio debba esistere tra innovazione dei servizi e missione redistributiva. In una città dove l’accesso all’abitare è diventato una linea di frattura sociale sempre più netta, questa domanda non è secondaria.

È una delle domande centrali.

Perché il tema non è soltanto chi abiterà Santa Marta. Ma quale idea di città e di welfare viene progressivamente normalizzata attraverso operazioni di questo tipo.

E soprattutto: cosa resta del ruolo sociale del pubblico quando anche l’abitare gestito da enti sociali sembra iniziare dalla fascia che può già permetterselo.

Molecole correlate