Gli ecosistemi

La “Nature Restoration Law” e il caso Bosco Ospizio

obblighi europei, compensazioni e giustizia ambientale.

Già dall’approvazione definitiva della Nature Restoration Law , il 17 giugno 2024, avevo intuito che questa normativa avrebbe potuto assumere un ruolo importante nel contrastare il consumo di suolo in Italia e, in particolare, la distruzione dei boschi urbani e delle aree in città caratterizzate da una buona copertura arborea e da importanti funzioni ecosistemiche.

La Nature Restoration Law introduce un obiettivo molto concreto: misurare, conservare e ripristinare gli ecosistemi. Anche nelle città.

L’articolo 8 del Regolamento (UE) 2024/1991, entrato in vigore il 18 agosto 2024, stabilisce che entro il 2030 gli Stati membri debbano garantire l’assenza di perdita netta, a livello nazionale, della superficie degli spazi verdi urbani e della copertura arborea rispetto al 2024.

Dal 2031 dovranno inoltre assicurare una tendenza all’aumento di questi indicatori.

Arriviamo dunque al caso di Bosco Ospizio, a Reggio Emilia.

Bosco Ospizio era un’area nella quale, nel corso degli anni, si era sviluppata una vegetazione spontanea, con alberi maturi, sottobosco e funzioni ecologiche diverse – raffrescamento, protezione di biodiversità e specie anche protette, sequestro di CO2, eccetera.

Nel 2026, quando la Nature Restoration Law era già in vigore, è stato rilasciato il permesso di costruire che ha consentito l’avvio dell’intervento.

Ritengo che esista una questione giuridica importante, che meriterebbe di essere approfondita anche nel contenzioso attualmente in corso: come si concilia la perdita di copertura arborea e di verde urbano esistente con gli obblighi introdotti dal regolamento europeo? Purtroppo, l’obiettivo di non perdita netta entro il 2030 è stabilito a scala nazionale, non per ogni singola area urbana. Resta però un tassello negativo per il raggiungimento degli obiettivi.

C’è poi una questione centrale anche nella mia attività di ricerca: la giustizia ambientale. Questa dimensione è essenziale per valutare le decisioni che incidono sugli ecosistemi e sui territori.

La tutela, il ripristino e la compensazione non si misurano solo attraverso la superficie verde o il numero di alberi: la valutazione deve considerare anche la distribuzione, tra persone e quartieri, dei benefici della natura e dei costi della sua perdita.

Questa è la cosiddetta “giustizia distributiva”. La valutazione delle opere di compensazione devono riguardare la distribuzione, l’accessibilità e la capacità di raggiungere chi subisce gli impatti del disboscamento.

Nel caso di Bosco Ospizio, possiamo chiedere: chi beneficiava dell’area verde e dei suoi servizi ecosistemici? Chi perderà questi benefici? Chi usufruirà delle compensazioni, se saranno realizzate altrove? E quando?

La giustizia ambientale presenta, infatti, anche una dimensione temporale. Gli abitanti potrebbero perdere per anni i benefici del bosco, mentre le nuove aree verdi li recupereranno solo nel tempo.

Anche la questione del riconoscimento resta aperta. Il valore attribuito dagli abitanti al bosco è stato considerato? Il fatto che sia cresciuto spontaneamente su un terreno privato ha escluso la rilevanza dei benefici prodotti per il quartiere?

Le dimensioni distributiva e del riconoscimento non corrispondono automaticamente a obblighi giuridici previsti dalla Nature Restoration Law. Tuttavia, offrono un quadro utile per valutare la qualità ambientale e sociale delle decisioni e per individuare disuguaglianze che gli indicatori aggregati possono nascondere.

La domanda riguarda quindi la compensazione del verde perduto, ma anche i suoi destinatari, il luogo, i tempi, gli effetti e i processi decisionali attraverso cui viene definita.

Il Consiglio di Stato ha appena disposto lo stop a ulteriori abbattimenti, in attesa dell’approfondimento delle questioni giuridiche davanti al TAR. Se ho ben capito, non ha ancora giudicato illegittimo il progetto e il provvedimento non comporta il blocco dell’intero cantiere.

Fonte normativa: Regolamento (UE) 2024/1991, in particolare articoli 8 e 14.

Foto che circola in questi giorni, la ripropongo e mi scuso con gli autori se non li menziono, non sono riuscita a trovare traccia di chi fossero.

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