La città

Lavoratori precari o volontari: diritti o gadgets?

È Jannik Sinner il testimonial scelto dalla Fondazione Milano Cortina 2026 per il Team26, la squadra dei 18 mila volontari richiesti e necessari nell’organizzazione e svolgimento dei Giochi Olimpici e Paraolimpici Milano Cortina 2026. Sono circa 130 mila le candidature pervenute sul portale dell’organizzazione https://team26.milanocortina2026.org/it, provenienti da un centinaio di Paesi del mondo, prevalentemente sotto i 35 anni, ma una interessante percentuale è di over 60, in buona parte con esperienza pregressa come volontario in altri eventi sportivi. Ai candidati era richiesta la conoscenza dell’italiano e inglese, requisiti di qualità professionale, affidabilità, esperienza in precedenti eventi di questo tipo. Che una persona su tre risulti residente nei territori di svolgimento dei Giochi non è un dettaglio irrilevante, perché i volontari olimpici è richiesto di organizzarsi in autonomia per l’alloggio: “Coloro che non risiedono in prossimità del luogo di attività sono consapevoli di dover sostenere le proprie spese di trasferta e/o alloggio e/o procedure di visto, fermo restando che la Fondazione si riserva di adottare in futuro le misure che valuterà più idonee ad assicurare il successo del Programma”, è quanto si legge nella Carta di Team26. I volontari e le volontarie si occupano dell’organizzazione, fungono da supporto agli atleti e ai comitati internazionali, presso i villaggi sportivi ele sedi delle competizioni. L’unico benefit offerto dall’organizzazione è un kit comprensivo di divisa (non sempre delle taglia giusta) e vari accessori olimpici. Le “uniformi più cool di tutte”, recita sempre il sito Team26: “La divisa è un segno distintivo da indossarsi durante tutti i giorni di attività. Al termine di Milano Cortina 2026, volontarie e volontari potranno conservare la divisa utilizzata, in ricordo della partecipazione all’Evento”. In oltre “riceveranno pasti e bevande durante l’attività, il trasporto pubblico o organizzato durante i giorni di attività, in base alle specificità territoriali, omaggi in numero variabile”. Non hanno invece benefit in biglietti per l’apertura, la chiusura o le gare. Dalle bacheche di gruppi Facebook dedicate ai volontari si rileva però che molti di loro stanno già rinunciando all’opportunità. A causa dei costi di viaggio, di vitto e di alloggio, certo, ma anche perché abbandonati dall’organizzazione che a pochi giorni dall’inizio dei giochi non ha ancora assegnato incarico, sede olimpica e programma. Il numero di candidature nelle zone alpine, circa 1200, non ha coperto la richiesta di 1500 e ci sono disdette in blocco da parte dei volontari della protezione civile costretti a dormire affollati in strutture di ripiego e a portarsi da casa cuscino e sacco a pelo. Il loro vitto e alloggio sarebbero però a carico del Ministero della Difesa con soldi pubblici pari a circa 7 milioni di euro. Una riflessione si fa qui doverosa: sebbene lo spirito del servizio sia la gratuità e l’entusiasmo per la partecipazione a un evento unico e di portata mondiale, molti dei volontari andranno a ricoprire ruoli altrimenti destinati a lavoratori formati, compiti che richiedono in genere personale pagato, tra cui medici e infermieri, ma restano privi di benefit e con spese a loro carico. Gli addetti al Main Media Center di Milano per esempio devono necessariamente avere competenze tecnologiche adeguate. Il parcheggio del Forum di Assago ospita il Fleet Depot, le oltre 1000 auto della flotta olimpica, vetture deputate ai trasporti dei Giochi e affidate a 4500 volontari come driver, una mansione che per sicurezza dovrebbe comprendere un controllo medico su consumo di alcool e di sostanze e la garanzia di sapere guidare non solo su strade cittadine ma soprattutto su quelle montane e in condizioni climatiche problematiche. Nei gruppi Facebook non si scambiano solo consigli pratici, informazioni sulle varie mansioni, la logistica e l’andamento delle giornate olimpiche, sono moltissimi i post di bagarinaggio (fate attenzione!) per eventi e gare, soprattutto offerte di stanze e case in affitto nelle varie località a prezzi non concorrenziali. C’è chi lamenta un clima ancora da cantiere in alcune strutture, altri la mancanza di sconti sui biglietti dei treni, eppure Trenitalia è tra i Premium Sponsor, tra le aziende che devono “garantire un più alto impegno e investimento rispetto alla partnership”. Gadgets, spillette, il kit del volontario diventano fonte di reddito: a giochi ancora non finiti si leggono annunci di ricerca e di vendita della divisa o sue parti, perfino quella da tedoforo (la più ricercata e costosa), lo sponsor è la Salamon e il regolamento non lo prevederebbe. Le tazze termiche per esempio sembra aumentino di valore in base ai giorni di servizio prestati. I volontari poi sono reclutati e formati dall’ agenzia interinale Ramstad, elencata tra i partner olimpici assieme a A2A, EA7, Fiera Milano, Juniper Networks, Tim e Pirelli: avrà certo un suo utile visto che a lei è affidata la selezione non solo dei volontari ma anche delle figure professionali impiegate nelle attività olimpiche; la Deloitte, nonostante l’offerta fosse stata valutata la meno efficiente e meno economica, vince la gara per la gestione delle piattaforme digitali di Milano Cortina 2026 e del portale del Team26, e per questo è indagata dal 2023 per turbativa d’asta. La Deloitte è tra i Worldwide Olympic Partner, le multinazionali che godono di diritti di marketing esclusivi sugli eventi: in sostanza paga come sponsor e viene pagata come fornitore. Il “Sistema Olimpiadi” ovvero “Il sistema grandevento”, chiede quindi e offre lavoro volontario, mentre aziende e società private prosperano con ogni mezzo: il marketing è il marketing e lo spirito olimpico, in questo caso si partecipa certo, ma soprattutto per vincere, non fa eccezione.

Si ringraziano Natalie Sclippa della redazione de “lavialibera” e Stefano Ruberto della Camera del Lavoro di Milano, per la ricerca e le informazioni condivise.