Arrivare alla Stazione Centrale di Milano, attraversare i corridoi della Metro Duomo o San Babila per esempio, e le grandi arterie del centro città, Corso Vittorio Emanuele, Via Torino, Via Dante, è in queste giornate di Giochi Olimpici e Paraolimpici Milano Cortina 2026 è un’esperienza in qualche modo desueta se non straniante. Non solo per la grande, grandissima presenza di agenti delle Forze dell’Ordine, Polizia, personale della security ATM, addirittura militari, e per il rarefatto passaggio di pedoni che rende il centro particolarmente desolato anche se ovunque addobbato da teorie di luminosi sponsor olimpici, a notarsi è anche la totale assenza di senzatetto, sono oltre 2000 a Milano, che nelle ore serali e durante la notte solitamente si rifugiano nelle stazioni della Metro, montano i loro giacigli temporanei, vere architetture di cartoni, materassi, coperte e sacchi a pelo, avvolte tende, sotto le pensiline dei tram, a ridosso dei portoni o delle vetrine illuminate dei negozi, sotto i portici delle gallerie del centro, ovunque insomma possano trovare protezione dal freddo. Dove sono finiti? Alcuni hanno dovuto spostarsi, altri non sanno dove conservare le loro cose durante il giorno: è comprensibile, la città vuole mostrarsi al meglio, diventare vetrina per accogliere il gran numero di personalità, visitatori, atleti protagonisti delle giornate olimpiche e ci sono i soliti motivi di sicurezza, ma essere senzatetto non vuol dire essere senza casa.
Ce lo racconta Antonio, autore di queste foto, volontario per un’Associazione che – tra gli altri – offre il servizio di Unità di Strada per il soccorso notturno ai senza tetto di Milano.
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Intervista a Antonio – volontario di Unità di Strada a Milano
Da quanto tempo per l’assistenza notturna ai senza tetto nelle strade di Milano?
Ho iniziato soltanto otto anni fa. Volevo continuare ciò che i miei genitori hanno sempre fatto, finché l’Alzheimer non ha imprigionato mia madre. Da quando lo faccio, per lavoro ho cambiato tre aziende, ma il quella in strada è la mia occupazione “stabile”.
Perché hai scelto proprio l’attività dell’Unità di Strada?
A distanza di tanti anni, ho trovato la risposta trovata in un libro: “Nel nido dei Serpenti” di Zerocalcare. Nel libro si parla di chi, invece di indignarsi da casa, era sceso in piazza a Budapest contro l’estrema destra ungherese ma – mutatis mutandis – lo stesso vale anche per chi svolge volontariato. La parola chiave secondo Zerocalcare è “responsabilità”. Chi, a proposito dei senzatetto, blatera di degrado, oppure si indigna sui social o invoca le istituzioni, a parte parlare cosa fa nel concreto?! Responsabilità vuol dire appunto fare qualcosa di concreto. Vuol dire anche non cambiare strada quando si incontra un senzatetto. Guardare negli occhi la persona alla quale si lascia una moneta. Responsabilità vuol dire comprare mezzo pollo per il mendicante che chiede l’elemosina a chi è in fila da Giannasi (nota rosticceria di Milano). Responsabilità vuol dire chiedere il nome alla signora che trascorre la sua giornata su una sedia sgangherata nel mezzanino della metropolitana e salutarla chiamandola per nome ogni giorno.
Hai sempre prestato servizio con la stessa Associazione?
Sì, non ho mai cambiato. Mi trovo bene con le compagne e i compagni dell’Unità di Strada. Conosco anche diverse persone che lavorano per l’Associazione e anche con loro ho un buon rapporto. Per scelta preferisco non farmi troppo coinvolgere con l’Associazione (eventi, riunioni, etc) al di là della mera operatività in strada, perché ho il timore che conoscendo meglio un ente, potrei scoprire cose che non mi piacciono. È lo stesso motivo per cui non ho mai preso una tessera di partito, anche se da giovane sono stato tentato: non voglio sentirmi legato a qualcosa di cui potrei non condividere alcune posizioni. Con questa associazione e con chi esco in strada condivido l’impegno a sostegno di chi in strada ci vive e questo mi basta.
In cosa consiste la vostra assistenza? Con quali modalità prestate soccorso?
L’attività si riassume nell’idea del “primo aiuto”, che nel nostro caso vuol dire: un pasto caldo, un sacchetto di cibo confezionato (biscotti, cracker, tonno, succo di frutta, acqua), biancheria intima, articoli per l’igiene personale, sacchi a pelo (l’offerta è purtroppo sempre inferiore alla domanda). Nelle zone periferiche si gira per lo più con furgoni o auto e ci si ferma ai giacigli conosciuti o che vediamo. In centro invece il giro avviene a piedi e carichiamo tutta la merce dentro dei carrelli. In molti casi ci si ferma anche a scambiare due chiacchiere: anche la socialità è un aiuto, se è gradita alle persone. Nel caso di persone nuove, offriamo anche informazioni su come attivare procedure di assistenza con il Comune, per esempio per presentare domanda per i dormitori. Nei casi più gravi, se le persone non stanno visibilmente bene, richiediamo l’intervento dei sanitari.
In quali zone prestate soccorso? In quali vedete i casi più difficili?
L’associazione copre tutta l’area di Milano ed è attiva anche in altre città. Io ho sempre lavorato nel turno che copre il centro di Milano. Secondo me le situazioni più difficili sono in periferia, dove c’è meno aggregazione tra i senzatetto e più situazioni solitarie e disperate. Anche il territorio può essere meno ospitale, con spazi più aperti, meno illuminazione e più rischio di essere vittime di balordi. Il senzatetto del centro è, invece, una persona che si reca in centro solo per dormire. Il centro è più ospitale per la presenza delle gallerie, è più illuminato e quindi più sicuro e vi gravitano più persone, quindi più aiuto e più offerte. Per quello che vedo, non tutti i senzatetto possono stare in centro. In centro ci sono soprattutto senzatetto che riescono a spostarsi, che si sono in qualche modo organizzati con il bagaglio e, soprattutto, che riescono a mimetizzarsi facilmente. In genere di giorno sono in giro per la città e la sera arrivano in centro quando i negozi e gli uffici chiudono. Sono persone che possono anche essere apparentemente “normali”, magari un po’ male in arnese o malvestiti ma, guardandoli mentre si aggirano in piazza San Babila o in Corso Vittorio Emanuele aspettando che gli esercizi chiudano e che si possano “accomodare” sui marciapiedi, non si capirebbe subito che vivano in strada. In centro sono rari i senzatetto più derelitti, i “barboni” vestiti di stracci. Ce ne sono , certo, ma sono percentualmente pochi. A differenza delle periferie. L’associazione copre tutta la città di Milano ed è attiva anche in altre città. Io ho sempre lavorato nel turno che copre il centro di Milano. Secondo me le situazioni più difficili sono in periferia, dove c’è meno aggregazione tra i senzatetto e più situazioni solitarie e disperate. Anche il territorio può essere meno ospitale, con spazi più aperti, meno illuminazione e più rischio di essere vittime di balordi. Il senzatetto del centro è, invece, una persona che si reca in centro solo per dormire. Il centro è più ospitale per la presenza delle gallerie, è più illuminato e quindi più sicuro e vi gravitano più persone, quindi più aiuto e più offerte. Per quello che vedo, non tutti i senzatetto possono stare in centro. In centro ci sono soprattutto senzatetto che riescono a spostarsi, che sono in qualche modo organizzati come bagaglio e, soprattutto, che riescono a mimetizzarsi facilmente. In genere di giorno sono in giro per la città e la sera arrivano in centro quando i negozi e gli uffici chiudono. Sono persone che possono anche essere apparentemente “normali”, magari un po’ male in arnese o malvestiti ma, guardandoli mentre si aggirano in piazza San Babila o in Corso Vittorio Emanuele aspettando che gli esercizi chiudano e che si possano “accomodare” sui marciapiedi, non si capirebbe subito che vivano in strada. In centro sono rari i senzatetto più derelitti, i “barboni” vestiti di stracci. Ce ne sono ma sono percentualmente pochi. A differenza delle periferie.
Che tipologia di persone vive per strada? Come si preparano i senzatetto per la notte?
I senzatetto del centro preparano i giacigli raccogliendo i cartoni che le boutique lasciano in strada alla chiusura e stendono i sacchi a pelo o le coperte che hanno con sé. Molti hanno anche le tende monoposto economiche dei grandi magazzini. Ci sono sia italiani, sia stranieri. Giovani e vecchi. Uomini e donne. In strada la maggior parte delle persone ci finisce perché senza lavoro (causa prevalente sia per gli italiani sia per gli stranieri) o per problemi familiari (adulti che si separano o giovani che vanno via da famiglie problematiche). C’è poi una forte incidenza di problemi psichici e di dipendenza da alcol o droga ma in entrambi i casi, non saprei dire quanto siano causa o effetto della vita in strada. La cosa che molti ignorano è che in strada ci sono tante persone che hanno comunque un lavoro ma che non ce la fanno a permettersi una casa e vivono in strada per riuscire ad accumulare un anticipo per una stanza in affitto.
Quali alternative il Comune di Milano offre ai senzatetto per proteggersi dal freddo durante la notte? Apertura delle stazioni metro, dormitori pubblici? Alloggi temporanei?
Il Comune attua ogni anno il “Piano Freddo” che coinvolge molte associazioni di volontariato. Il punto di accesso per beneficiare dei servizi del “Piano Freddo” è il Centro Comunale di Via Sammartini dove gli utenti possono fare un colloquio e chiedere un posto letto nei dormitori. Si fa fatica a crederlo, ma molti rifiutano la prospettiva del dormitorio. Come dicevo, l’incidenza dei disturbi psichici e delle dipendente è comunque molto elevata e questo può rendere la convivenza nei dormitori difficile per chi è già dentro e vorrebbe rimanerci ma i disturbi e le dipendenze sono anche un ostacolo per l’ingresso. C’è poi il problema dei cani che non possono entrare nei dormitori e questa circostanza lascia fuori tutti coloro che hanno animali da cui non si separerebbero per nulla al mondo.
Cosa avete notato di diverso in questo ultimo periodo precedente e durante i Giochi Olimpici a Milano?
Il centro città con le Olimpiadi è diventata una cosiddetta zona rossa e ciò prevede il divieto di stazionamento per persone ritenute pericolose o moleste. Un grande evento comporta un maggior afflusso nelle zone maggiormente turistiche, che vuol dire un aumento della criminalità predatoria (furti, borseggi, aggressioni, etc). Piaccia o meno, è questa la ratio della creazione delle zone rosse. Il senzatetto però non è un criminale, è un povero. Vivere in strada non può essere una condanna, non dovrebbe essere sinonimo di delinquenza ma la realtà è quella che hai descritto all’inizio dell’articolo. È il cinismo di pensare e agire come quando arrivano ospiti a casa e si nasconde la sporcizia sotto il tappeto.
Dove vengono mandati i senzatetto allontanati dalle strade? Che fine fanno i loro giacigli, le loro cose, i loro cani?
Ovunque e da nessuna parte. Gli inglesi parlano di “displacement effect”, l’effetto spostamento. L’importante è che i senzatetto vadano via dalle zone vetrina. Non importa in quale altra parte della città, conta che non siano in centro. Chiaramente lo si fa perché si persegue un obiettivo di decoro. Le zone rosse come il centro sono relativamente piccole rispetto al resto della città. Ovvio che se dalla sera alla mattina in una zona così piccola si concentrano tanti senzatetto, nell’ottica di chi persegue l’obiettivo di fare di Milano una vetrina, si crea un problema. Invece “diluendo” i senzatetto nel resto della città il rischio di trasmettere una immagine di degrado è inferiore.
L’effetto spostamento ha alla sua base due problemi umanitari di fondo: il primo è considerare la povertà e la vita di stenti al pari di una condizione di degrado urbano. Il secondo problema è la sicurezza delle persone, perché allontanarle dalle gallerie e dalle luci del centro le espone a maggiori rischi. Non ne parliamo poi del fatto di buttare i giacigli e le coperte. Da inizio anno sono morti ben cinque senzatetto per il freddo o per gli stenti in generale. Negli ultimi tempi, le persone che vivono per strada ci raccontano di casi sempre più frequenti in cui i loro giacigli vengono gettati via durante le normali attività di pulizia delle strade e dei marciapiedi. La città è piena di nascondigli, di pertugi, dove i senzatetto nascondono le loro coperte e i loro sacchi a pelo. Non dico quali sono perché da quei nascondigli dipende la loro capacità di resistere al freddo notturno.
Hai qualche episodio particolare che vorresti raccontare?
La settimana scorsa mentre ero di turno, alcuni agenti in borghese hanno fatto smontare la tenda a S. un senzatetto che ogni sera si piazza nell’angolo di una galleria del centro. S. è una persona gentilissima, alla continua ricerca di un lavoro. Fuori dalla tenda mette sempre un portacenere perché non vuole sporcare e ha una scopa con cui pulisce il pavimento quando arriva e quando va via. S. non è giovane e sapere che non dorme nella sua tenda è triste. E fa alquanto incazzare.
Che alternative proporresti per i senzatetto quanto una città si prepara a un grande evento come le Olimpiadi?
Posso solo dire che nutro in generale dei dubbi sull’opportunità dei grandi eventi. In ogni caso i grandi eventi e tutte le grandi operazioni private che vengono fatte nelle città (non vale solo per Milano) dovrebbero portare una restituzione vera alla cittadinanza, partendo da chi ha più bisogno. Ma deve essere una restituzione di lungo periodo, che vada ad arricchire il patrimonio del Comune al servizio dei cittadini. L’impressione è invece che si punti a restituzioni simboliche come gli eventi pop-up delle varie “whatever week”. È la logica della città vetrina: tutto va e viene velocemente e non resta niente. Tantomeno agli ultimi e agli invisibili.
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