Favola a Margine di Contratto

Quando Babbo Natale e la Befana furono dismessi per inefficienza e i diritti finirono in saldo

di Hansy Lumen

Nel 2026 il Diritto internazionale, quello nazionale, quello comunale e quello rionale erano stati sostituiti dal diritto commerciale.
Non avvenne con un golpe, né con una riforma costituzionale. Avvenne con una nota a piè di pagina, corpo 6, in fondo a un contratto di fornitura energetica, firmato mentre tutti guardavano su Netflix una serie tv sul collasso del mondo.

Le prime avvisaglie arrivarono la sera di Natale del 2025, quando Babbo Natale venne abbattuto da un missile Patriot “per violazione non autorizzata dello spazio aereo”. Per la prima volta i genitori furono costretti a sostituirsi a lui, mettendo i regali sotto l’albero con la goffaggine di chi falsifica un mito millenario usando scontrini fiscali. I bambini più intelligenti notarono che i pacchi avevano il QR code e furono deportati. In Italia la Befana, fu intercettata da un Eurofighter al confine orientale. Trasportava doni, carbone simbolico e tradizione orale ma nessuna fattura, nessun margine operativo e fu abbattuta anche lei.


Erano personaggi iconici, portatori di beni senza produrre profitto. Dunque andavano eliminati, ma senza comunicarlo. Dovevano continuare a esistere come marchio, come mascotte, come asset narrativo. Fu quello il modello. Da lì in poi funzionò tutto così. La sostituzione dei diritti produsse una quantità enorme di macerie. Non solo quelle dei bombardamenti, che ormai venivano chiamati “operazioni di ristrutturazione geopolitica”, ma anche le macerie dei cantieri, delle demolizioni preventive, delle rigenerazioni urbane aggressive come una svendita di fine stagione.

Le macerie degli Student Hotel crescevano come stalagmiti di cemento nelle città europee, progettati per studenti che non studiavano più ma “investivano in sé stessi”. E poi c’erano le macerie invisibili. Quelle dei diritti sgretolati con cura, ridotti in ghiaia semantica. Il diritto alla casa diventò “occupazione inefficiente di suolo ad alto potenziale”. Il diritto alla salute si trasformò in “gestione del rischio biologico individuale”. Il diritto di manifestare fu riclassificato come “assembramento non sponsorizzato”. Nessuno parlava più di cittadini si parlava solo di mercato.


Gli Stati non firmavano trattati ma memorandum di partnership. Le guerre non iniziavano: venivano “lanciate in beta”. Le tregue erano finestre di manutenzione. I profughi furono ribrandizzati come “flussi umani non ammortizzati”. Il diritto internazionale umanitario era stato dismesso per obsolescenza. Non scalava bene. Troppi principi e pochi margini di profitto. Le città si adattarono in fretta. I comuni chiusero gli uffici legali e aprirono reparti marketing. Le delibere iniziarono con “Vision” e finivano con “Call to action”. I quartieri non avevano più abitanti ma “community targettizzate”. I consigli rionali vennero sostituiti da focus group moderati da consulenti sorridenti che spiegavano come la perdita della biodiversità fosse in realtà un’opportunità di crescita interiore. Gli alberi abbattuti venivano compensati con rendering. Le isole di calore con podcast sulla resilienza. L’aria irrespirabile con campagne di comunicazione che insegnavano a economizzare i respiri. Ma sottolineare tutto questo sembrava troppo comunista e non capitalizzabile a livello elettorale e il capitale elettorale produceva profitto, concessioni, lobby.


Così soprattutto i partiti della sinistra, tradizionalmente difensori dei diritti, erano più impegnati a difendere concetti più flessibili come la competitività inclusiva e l’equità compatibile col mercato. Ogni tanto qualcuno accennava a un problema, ma solo dopo aver precisato che lo faceva da consumatore deluso, non da cittadino. Il diritto commerciale aveva risolto anche la questione morale. Se qualcosa non era redditizio, era inefficiente. Se era inefficiente, era ingiusto.


Se era ingiusto, andava rimosso con delicatezza, possibilmente di notte. Nel 2026 nessuno si chiedeva più se una cosa fosse giusta o sbagliata, si chiedeva se fosse monetizzabile.
E se non lo era, veniva comunque raccontata come se lo fosse stata, una volta, in un’epoca lontana, quando Babbo Natale esisteva davvero e nessuno aveva ancora pensato di brevettarlo. E così, mentre il mondo firmava l’ennesimo contratto senza leggerlo, Hansy Lumen annotava sul retro di una fattura che quando i diritti diventano optional e la realtà un servizio premium, l’unica luce rimasta è quella che filtra dalle crepe, ma non è più gratis neppure quella.*

* Il testo è stato editato e revisionato da Ciatgippittì, attribuito a Hansy Lumen ma senza l’autorizzazione di Hansy Lumen; per questo presenta caratteristiche inquietanti di plagio, ambiguità autoriale e una responsabilità legale redistribuita secondo il diritto commerciale vigente.