I lupi da cortile
Come il lupo è diventato la spiegazione universale per sparizioni molto meno selvatiche
Da qualche tempo i gatti spariscono. Puff. Volatilizzati. Evaporati come il senso critico nei comunicati stampa. E siccome una città moderna non può convivere con un mistero senza almeno una spiegazione folkloristica, ecco servita la risposta pronta all’uso: sono i lupi. Creature mitologiche capaci di attraversare colline, tangenziali, parcheggi multipiano e portoni con il codice. Lupi urbani, lupi metropolitani, lupi che evidentemente hanno imparato a muoversi sotto i portici senza farsi notare, educati al traffico e al senso unico alternato.
Il bello è che funzionano benissimo. Non votano, non rispondono alle mail, non chiedono tavoli di confronto. Sono il colpevole ideale: selvatici al punto giusto, lontani quanto basta, narrativamente spendibili. Dire “sono i lupi” è come dire “è il destino”, ma con più pelo.
Nel frattempo i gatti, che non fanno cortei e non scrivono esposti, spariscono davvero. Spariscono nei quartieri, nei cortili, nelle zone dove il massimo della wilderness è un vaso di ficus. Spariscono in modo ordinato, quasi amministrativo. Guai a insinuare che il problema possa essere umano. Troppo complicato. Troppo scomodo. Il lupo non disturba la gestione urbana, non mette in crisi i modelli, non chiede di ripensare nulla. Il lupo è una favola che sistema tutto. Così la narrazione continua a girare. Serve a tenere pulita la coscienza e sporche le domande. Serve a spiegare l’assenza senza nominare chi decide cosa può restare e cosa deve sparire.
A un certo punto compaiono i video. Verticali, mossi, compressi, girati con la stessa mano con cui si tiene il volante o il cane. Nei video c’è tutto quello che serve: buio, ombra, occhi che riflettono la luce, una sagoma che potrebbe essere un lupo come un sacchetto dell’umido con ambizioni narrative. Il cinema del mistero urbano funziona così. Più l’immagine è scarsa, più la certezza cresce. Il pixel diventa prova, il fuori fuoco diventa zoologia applicata. Qualcuno mette pausa, ingrandisce, cerchia. “Eccolo. ”Cosa? “Il lupo.” Non dico che siano falsi ma solamente troppo utili. E quando qualcosa è così utile a non pensare, vale la pena pensarci due volte.