La Consulta del Verde e gli Altri Animali Mitologici del Comune di Bologna

di Hansy Lumen

C’è chi sostiene che Bologna sia una città fatta di portici, colli e biciclette.
Io sostengo, più modestamente, che Bologna sia fatta di consultazioni.
Consultazioni consultive, consulte consultabili, organi di confronto che confrontano, tavoli partecipativi di un ecosistema complesso, variegato, che nutre un’unica creatura: la narrazione istituzionale.
Perché sì, diciamolo, molte consulte, compresa quella del Verde, sono dispositivi narrativi. Come le comparse nei film storici: non parlano, ma sullo sfondo fanno una figura bellissima.

La Consulta del Verde: il Pokémon raro che vive negli atti comunali

Secondo lo Statuto, la Consulta del Verde dovrebbe essere: organo consultivo, fonte di informazioni, luogo di confronto, stimolo per l’amministrazione, ponte tra cittadini e istituzioni.

Secondo la realtà, invece, è più simile a un Pokémon leggendario: tutti dicono che esiste, qualcuno giura di averlo visto, ma quando serve davvero sparisce nell’erba alta.

La Consulta scrive lettere, manda documenti, chiede chiarimenti sull’abbattimento degli alberi, sul Passante, sul paleotto, sugli alberelli in vaso.
Il Comune, per tutta risposta, a volte concede: un question time distratto, mezza frase in commissione, una rassicurazione generica del tipo “faremo tesoro”, e poi il silenzio, quel silenzio professionale che solo le istituzioni ben allenate sanno produrre. È un rapporto epistolare non corrisposto: la Consulta manda pagine e il Comune risponde con la narrazione.

La funzione reale: arredamento politico

Chi guarda da fuori potrebbe chiedersi: Ma allora perché crearla?
Risposta semplice: perché serve scenografia. In una città che ama presentarsi come modello di partecipazione e democrazia diffusa, le consulte sono come le piantine nei nuovi giardini: magari non hanno radici profonde, ma fanno verde.


E soprattutto: dimostrano sensibilità, fanno curriculum istituzionale, permettono ai comunicati stampa di contenere la frase magica: “In dialogo con i cittadini”. Che poi il dialogo sia:un monologo, un eco o un file pdf che nessuno aprirà mai. Sono dettagli che in narrativa contano quanto il destino dei personaggi secondari: utili all’atmosfera, sacrificabili alla trama.

Il ruolo politico delle Consulte: c’è, ma non si vede

La Consulta del Verde, come molte altre, ha il potere di: scrivere, chiedere, sollecitare, lamentare, dichiarare la propria delusione. Ma non ha il potere di: incidere, bloccare, modificare, proporre con effetto vincolante, ottenere una risposta entro l’anno solare. È un organismo dalla funzione precisa: produrre partecipazione percepita, non partecipazione reale. Un oggetto simbolico, come le fioriere di design in centro: decorative, rassicuranti, ma se provi ad appoggiarti scopri che sono vuote dentro.

Il Comune e la Strategia del Verde Narrativo

La verità è che il Comune ha capito benissimo che la Consulta del Verde è preziosa.
Non per ciò che fa, ma per ciò che rappresenta. Una città attenta al clima! Una democrazia partecipativa! Uno spazio di confronto trasparente! Peccato che il confronto spesso si riduca a: “Vi ascoltiamo con attenzione.” [rumore di cantiere che copre la frase], “Faremo verifiche.” [email che finisce in spam]

Intanto, i progetti vanno avanti come se nulla fosse: dal Passante alle potature acrobatiche fino alle mitiche piante in vaso, quei bonsai democratici che ogni tanto vengono esposti per ricordare che qualcosa di verde c’è.

Conclusione: la Consulta come metafora di una città che parla da sola

La Consulta del Verde non è inutile: è utile al racconto.
Serve a dire che Bologna dialoga, ascolta, concerta, consulta, coinvolge. Poi, certo, magari nella pratica: non risponde, non appuntisce, non modifica, non integra le osservazioni e spesso ignora chi le scrive. Ma dal punto di vista narrativo è perfetta: una figura che garantisce pluralità, partecipazione, cittadinanza attiva senza influenzare minimamente le decisioni. Un capolavoro di design istituzionale: l’apparenza della democrazia deliberativa, con la praticità della democrazia esecutiva. E se un giorno la Consulta venisse davvero ascoltata? Beh, quello sarebbe un cambiamento radicale.
E come sappiamo, a Bologna i cambiamenti radicali fanno sempre un po’ paura. Molto meglio tenere tutto com’è: gli alberi in vaso, i cantieri infiniti, e le Consulte ma solo nel mondo della narrazione.