La lingua del rombo

Cronache sentimentali e civiche di un quartiere dove le parole non atterrano mai

di Hansy Lumen

Gino guardò Elide negli occhi e, accarezzandole la mano, le disse:
«Ti amo».

Ma passò un Boeing che coprì quelle parole d’amore.

Elide lo fissò e, con uno sguardo mesto, gli disse:
«Perché non mi dici più che mi ami?»

In quel preciso istante passò un Airbus.

Gino fece: «Èèè?»
Elide rispose: «Cosaaa?»

E la loro storia finì così, nell’incomprensione, mentre sopra di loro transitava un Air Cargo.

Il quartiere aveva il tasso di natalità più basso e quello di divorzi più alto di tutta la città.
La signora Mirella, per esempio, aveva provato a raccontare un sogno al marito. Aveva iniziato con grande trasporto emotivo, ma un Boeing si era portato via l’incipit e un Airbus il colpo di scena. Alla fine restava solo lei che piangeva indicando il soffitto. Il marito annuiva, profondamente commosso, senza sapere perché.

All’asilo, grazie a una sponsorizzazione di Ryanair, era nato il primo Corso di Lettura Labiale Aerea. La maestra spiegava ai cinni che bisognava sincronizzare il movimento delle labbra con il rombo dei motori. Parlare durante il sorvolo di un A320 era inutile. Con un turboelica, invece, si poteva azzardare un “ciao”, ma era sempre meglio agitare anche la manina per renderlo inequivocabile.

Alle scuole medie, durante le lezioni di letteratura, gli studenti pronunciavano le poesie a scatti. Ungaretti veniva fuori benissimo, ma Dante sembrava un’interferenza radio.

Tutti i bambini del quartiere giocavano a Telefono Senza Filo Aereo, che durava in media tre secondi. Il messaggio “stasera pizza” diventava “sera pi…”. Alla fine tutti mangiavano comunque, per sicurezza.

Al mercato i venditori avevano smesso di dire i prezzi. Indicavano i cartellini esposti. Presto nacque un idioma sincopato, perfettamente comprensibile fino al ponte della stazione, oltre il quale diventava indecifrabile. Gli ambulanti minacciavano di non votare più PD, ma nessuno capì se fosse una promessa o una lamentela.

Il Comune, per ovviare ai problemi di comunicazione, installò ovunque dei pannelli informativi. Per coerenza, però, la giunta decise di attivare un sensore che oscurava il testo al passaggio degli aerei. Le scritte comparivano solo nei rari momenti di silenzio, creando code di cittadini immobili che fissavano il vuoto in attesa di una frase completa. Quando finalmente appariva una scritta leggibile, partiva un applauso liberatorio.

La Fondazione Innovazione Urbana creò allora una nuova figura professionale: il facilitatore lessicale. Ragazzi con un master stazionavano agli angoli delle strade con un taccuino e, al passaggio di un aereo, annotavano frasi come:
“Qui stavano litigando.”
“Lì invece era una proposta di mutuo.”

Erano precari e venivano pagati in gesti di gratitudine o in bestemmie mimate.

In farmacia i bugiardini furono riscritti in versione compatibile col traffico aereo. Gli effetti collaterali erano indicati con pittogrammi, la posologia con espressioni del viso. Una signora prese tre volte al giorno un farmaco perché il farmacista aveva sorriso durante il passaggio di un Embraer e lei aveva capito “dopo i pasti”.

I matrimoni civili si celebravano con lanci di riso preventivi. Il celebrante muoveva le labbra, gli sposi annuivano senza sapere a cosa. La formula “finché il rombo non vi separi” veniva recitata da uno schermo LED.

Nel frattempo, nel parco dove Gino ed Elide avevano smesso di capirsi, era comparsa una panchina commemorativa. Non dedicata a loro, ma a tutte le frasi perse. Una targa recitava:

QUI AVREI VOLUTO DIRTI QUALCOSA

Il resto del testo era stato coperto da un cargo.

Il picco fu raggiunto quando una delegazione del PD organizzò un’assemblea pubblica sul rumore. Microfoni accesi, sala piena, concentrazione massima. Il primo intervento fu completamente risucchiato da una sequenza di decolli. Il secondo pure. Il terzo iniziò a parlare solo quando passava un aereo, per protesta. Fu applaudito per coerenza politica.

Alla fine dell’incontro il verbale riportava:
“Discussione ampia. Partecipazione sentita.”

Così il quartiere continuò a vivere felice e frainteso. Le coppie si lasciavano convinte di non essere amate. I bambini crescevano bilingue, silenzio e rumore. Le parole, quando cadevano intere per errore, facevano paura.

Ogni tanto qualcuno provava a dire “Ti amo” molto piano, di notte.
Ma proprio allora, puntuale, passava un aereo.