Che Guematthew

di Hansy Lumen

A Bologna è arrivata la svolta.

E guarda caso, per pura fortuna cosmica, anche la stagione elettorale comincia ad avvicinarsi. Chi l’avrebbe mai detto.

Dopo tre anni di abbiamo deciso, faremo, il progetto è questo, Matthew si converte. Non al socialismo reale — a quello condizionale. Sul petto niente più stella rossa: solo un bel “vorremmo, qualora, percorso, confronto, partecipazione” stampato in caratteri cubitali.

È la rivoluzione del condizionale. Che Guevara prendeva la Sierra Maestra, Matthew prende il control+H e sostituisce ogni certezza con un forse.

Non è cambiata necessariamente la città. È cambiato, miracolosamente, solo il modo di raccontarla — e giusto qualche mese prima del voto, per pura casualità astrale.

Le decisioni diventano percorsi. I progetti diventano confronti. Le critiche, che fino a ieri erano solo “critiche”, oggi vengono promosse sul campo a “occasioni di partecipazione” — un avanzamento di carriera semantico di cui i comitati di quartiere, poveretti, aspettavano da anni senza saperlo.

E quello che per tre anni sembrava già deciso, cementato, appaltato e in certi casi già scavato, torna improvvisamente nel meraviglioso mondo delle possibilità. Schrödinger sarebbe fiero: il progetto è contemporaneamente fatto e da discutere, finché qualcuno non apre le urne.

Perché quando si avvicina il momento di chiedere ai cittadini cosa ne pensano — cioè il momento di chiedere ai cittadini il voto — anche il verbo diventa democratico.

Abbiamo deciso diventa potremmo decidere.
Faremo diventa vorremmo fare.
È deciso diventa apriamo un percorso.
E “il cantiere parte lunedì” diventa, con ogni probabilità, “stiamo ascoltando il territorio“.

Una svolta linguistica, dunque. Non urbanistica, non ambientale: grammaticale. Il vero piano regolatore, a Bologna, in questi mesi è quello dei verbi.

E arriva, con tempismo semplicemente prodigioso, proprio quando la politica torna ad avere un disperato bisogno di ascoltare — cioè ogni cinque anni, puntuale come le tasse.

Coincidenza?

Certamente. A Bologna le coincidenze, del resto, hanno un ottimo ufficio stampa. E, a quanto pare, anche un buon corso di scrittura creativa al condizionale.