No Other Land
Cronaca della Nuova Epoca del Permesso di Costruire Universale
Cronaca dalla Nuova Frontiera del Permesso di Costruire Universale
Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma del Testo Unico dell’Edilizia: cinque articoli, due teste, molte più betoniere. Da un lato deregolamentazione selvaggia per saziare l’appetito dei costruttori (buono, hanno fame). Dall’altro sanatoria XXL per gli abusi vecchi, nuovi e di prossima invenzione. Il ministero delle Infrastrutture, con la serenità di chi sta per asfaltare un prato, ha definito il tutto un “quadro normativo semplice ed efficace”.
Semplice, in effetti: Vuoi costruire? Costruisci. Hai costruito dove non dovevi? Nessun problema, sanatoria rapida, grazie per la fiducia. Finalmente si “rimuovono le ambiguità normative” che impedivano da anni di alzare torri a piacimento su spiagge, colline, ex aree industriali e giardinetti condominiali.
La favola del “modello Milano”
Per spiegare l’innovazione, il Mit cita il caso di Milano, dove l’urbanistica neoliberale ha prodotto una quantità di grattacieli tale che, vista da lontano, sembra più un’allucinazione collettiva che una città. Il messaggio è chiaro: dato che “modello Milano” ha funzionato così bene, facciamolo ovunque.
È l’Italia delle opportunità:
non tutti potranno permettersi una casa, ma tutti potranno vivere all’ombra di una Casa delle Altre Persone™ alta 37 piani.
Tutti contenti, soprattutto chi finge di non esserlo
E qui si innesta l’aspetto più affascinante della riforma: fa comodo anche al Partito Democratico.
Pubblicamente il PD si indigna, si strappa le vesti, denuncia “l’assalto al territorio”. In privato, però, sa che in molte città governa proprio attraverso la tranquillizzante liturgia della trasformazione urbana: project financing, rigenerazioni a uso terziario, “sostenibilità” tradotta come piano regolatore aromatizzato alla clorofilla. Non serve essere maliziosi per capire che, una volta giunti i nuovi poteri e le procedure semplificate, anche i sindaci progressisti potranno costruire più velocemente, con il plus ideologico della “città creativa”, “smart”, “resiliente”.
La battaglia sarà dunque civile: a destra si costruirà in nome della libertà d’impresa,
a sinistra perché il popolo ha bisogno di nuovi spazi, possibilmente verticalizzati.
Il cemento è bipartisan, cambia solo la narrazione.
Silenzio. Assenso. E silenzio devolutivo.
Per velocizzare, la riforma moltiplica i meccanismi del silenzio-assenso: se l’amministrazione non risponde, la risposta è sì. In caso di ulteriore silenzio, arriva il silenzio devolutivo, una sorta di eco edilizia: non ti rispondono? Allora per definizione ti stanno approvando. Un concetto rivoluzionario per la democrazia partecipata:
il cittadino non parla, lo Stato non risponde, e si costruisce lo stesso.
Addio doppia conformità, benvenuto fai-da-te
Scompare inoltre il requisito della doppia conformità: una roba antica e fastidiosa per cui l’abuso edilizio doveva essere conforme alle norme sia ieri che oggi.
Da oggi basta che sia conforme ad almeno uno di questi due stati temporali: oggi, domani, un giorno, vedremo. Il cemento, si sa, è come la moda: cambia, evolve, torna vintage.
Perché mettere limiti alla creatività?
Roma accentra, i sindaci applaudono, i costruttori brindano
La delega sui Livelli essenziali delle prestazioni viene centralizzata a Roma, che potrà finalmente dire ai comuni cosa costruire e dove. I sindaci, liberi da fastidi come la pianificazione, avranno più tempo per attività importanti: tagli di nastri, inaugurazioni e conferenze stampa con rendering fotorealistici di torri futuriste.
Nel frattempo l’Associazione Nazionale Costruttori Edili stappa lo spumante: «un importante segnale di attenzione». Confedilizia e Confindustria Assoimmobiliare si commuovono: è bello sentirsi amati. Per il governo è una «rivoluzione liberale». Per Salvini si «taglia la burocrazia».
Per le città si taglia un po’ di verde, ma non si può avere tutto. Certo, ci saranno «più cemento e consumo di suolo» e forse qualche allagamento qua e là, ma vuoi mettere la valorizzazione della casa? Anche quella sommersa dall’acqua vale moltissimo, per l’affettività.
Il sottile piacere della sanatoria
Capitolo due: sanatorie. Si promette di non toccare gli abusi ante ’67, ma si apre la porta a quelli contemporanei, con procedure semplificate. Un tocco di civiltà. Regolarizzare lievi difformità, recita il testo, cioè: balconi un po’ più larghi, garage un po’ più profondi, appartamenti un po’ più spuntati dal nulla Una vera win-win: chi costruisce senza permesso ottiene la legalità; chi rispetta le regole ottiene… il privilegio di guardare.
Visione del futuro
Le città del domani saranno snellite: meno verde, meno vincoli, meno burocrazia.
Più torri, più piazze private, più centri commerciali al posto delle scuole. La riforma non inventa nulla: semplicemente dà forma giuridica a un’idea già diventata senso comune. Se il paesaggio è un intralcio, se il territorio è un bene negoziabile, se l’ambiente è una frase da inserire nei bandi europei, allora tanto vale liberalizzare la fantasia edilizia.