Un museo e molte domande
Un’inchiesta dal basso racconta ciò che il percorso ufficiale non ha fatto emergere
Nel rione Pilastro sta per arrivare “Futura”, il nuovo Museo dei Bambini e delle Bambine che sorgerà all’interno del Parco pubblico Mitilini-Moneta-Stefanini. Un progetto presentato dal Comune come frutto di un lungo percorso di partecipazione iniziato nel 2022 e durato tre anni. Ma qualcosa non torna.
Da dieci anni vivo al Pilastro per buona parte della settimana, e ho deciso di verificare se questa partecipazione dichiarata avesse davvero raggiunto chi vive accanto al futuro cantiere. Ho realizzato una piccola inchiesta fatta di interviste semplici, dirette, rivolte a persone che abitano nelle vie intorno al parco. Il risultato è netto: quasi nessuno tra gli intervistati sapeva dell’esistenza del progetto prima di vedere le transenne. La presunta “partecipazione” non ha sfiorato la maggioranza dei residenti, né generato informazione minima su un intervento destinato a trasformare uno dei luoghi centrali del rione.
Io stessa ho scoperto il progetto solo due settimane fa, tramite un post Facebook. Nonostante questo, le persone fermate per strada o incontrate nei pressi del parco hanno partecipato con grande disponibilità e interesse, rivelando un bisogno evidente di esprimersi su ciò che accade attorno alle loro case. Nessuna diffidenza, nessuna chiusura: solo la richiesta, implicita e chiara, di essere trattati come abitanti e non come “destinatari”.
Queste testimonianze, raccolte in forma grezza ma autentica, rivelano una frattura: la distanza tra il discorso istituzionale sulla partecipazione e la realtà di un quartiere che di quel discorso vede solo l’effetto finale, quando i giochi sono già fatti.
Ho deciso di raccogliere queste voci affinché le trasformazioni urbane non siano raccontate soltanto dalle narrative ufficiali, ma anche da chi le vive tutti i giorni.
Martedì 16 dicembre alle ore 18, al Centro Commerciale Pilastro, il Comune presenterà ufficialmente il progetto Futura ai residenti. Sarà uno dei rari momenti di confronto pubblico dopo tre anni di “percorso partecipativo” poco visibile. Antìgene seguirà l’evento per documentare reazioni, dubbi, aspettative e tensioni di un quartiere che continua a essere attraversato da interventi calati dall’alto, spesso senza un reale dialogo. Le interviste che pubblichiamo non pretendono di essere esaustive. Ma aprono uno spiraglio fondamentale: ascoltare chi vive nel rione prima che il rione venga raccontato da qualcun altro.
Il parco è un punto di incontro per il quartiere, è un luogo vissuto, un luogo di incontro, gioco, riposo, preghiera. Mi è sempre piaciuto vedere la mescolanza che si crea nel parco tra le signore anziane sedute sulle panchine, gli uomini musulmani che pregano seduti per terra, i bambini sull’altalena, i ragazzi che giocano a basket, chi lo attraversa per andare a prendere l’autobus, chi per andare in biblioteca. Senza pensare poi agli animali che abitano il parco, uccelli, ricci e da qualche tempo anche conigli.
Poi potremmo parlare di quanto ha senso un progetto come il Museo dei Bambini, a partire dal suo nome. Se andiamo a vedere il Museo dei Bambini di Milano o la Città dei Bambini di Genova (che ha un nome più accettabile), sono luoghi in cui si accede con un biglietto e le attività sono a pagamento. Sarà così anche quello del Pilastro? Se sì, non vedo quali vantaggi porterà ai bambini che abitano qui.
Ma non credo nemmeno sia pensato per il turismo, pensiamo davvero che verranno da fuori per frequentare il Museo dei Bambini del Pilastro?
Quei 3,5 milioni di euro del PNNR che investono in un edificio di cemento, potevano essere spesi meglio, ad esempio sostenendo le attività per bambini e adolescenti già presenti sul territorio del Pilastro: la biblioteca, la Casa gialla, il Dom, i laboratori attivi nell’area vicino alla scuola elementare, la Fattoria urbana.
Sono anche abbastanza scettici sul fatto che si possa fare qualcosa per fermarlo.
No, non penso che porterà benefici, non mancano gli spazi di comunità, di socialità, e penso che i bambini del Pilastro (io lo sono stata e parlo per esperienza diretta) siano davvero i più fortunati della città. Il Pilastro è decisamente un paese per bimbi. E anche per vecchi. Penso che la categoria più svantaggiata qui, e quella più problematica, sia quella dei ragazzi, in quella fase della crescita in cui non si va più a scuola ma ancora non si lavora, e quella, come accade ovunque, in generale dei disoccupati adulti: occuparsi di queste categorie porterebbe benefici reali al rione.
Come sappiamo il Pilastro sarà tagliato fuori anche dal tram. Il cuore del Pilastro non poi è un luogo di passaggio, se la struttura venisse spostata di poche centinaia di metri, dietro al Meraville, per esempio, si potrebbe intercettare più gente da fuori, sarebbero pochi metri in grado di fare la differenza: molto parcheggio, molte famiglie “io vado a fare la spesa, tu porta i bimbi là”, ma così, visto una, visto due volte… poi sarà il solito “Gran Tour Futura”!
A dire la verità non riesco a immaginarmi “la signora Patrizia” che da Strada Maggiore sale sul 14c (con nessun parcheggio e niente tram) per portare i suoi 3 figli di 3, 7 e 11 anni lì, nel cuore del Pilastro. Non è una cosa credibile. Quindi credo che alla fine sarà frequentato più che altro dai bimbi del quartiere. Resto convinta che seguirà esattamente lo stesso percorso di FICO e che il Comune gli dedicherà gli stessi sforzi, ammesso che la Giunta non cambi colore, ammesso che ci sia ancora trippa per gatti.
Non so quanto dureranno i lavori, e questa incertezza crea anche un po’ di ansia, perché diventa difficile capire come organizzarsi.
Ma soprattutto otterrà il successo che pubblicizza il Comune? o sarà un flop come Fico?
Verranno spesi tanti soldi pubblici e le persone giustamente vogliono che vengano spesi bene.
Contrarie non per la realizzazione del museo in sé come dicevo anche precedentemente. Per la collocazione che verrà assegnata.Il progetto originale non prevedeva occupazione di suolo, tantomeno di distruggere un giardino dove vanno a giocare i bambini e si ritrovano famiglie, non prevedeva di tagliare alberi in un territorio ricco di biodiversità.
Arrabbiate perché non sono state informate in maniera adeguata, non è stata chiesta la loro opinione e si troveranno questa struttura grande davanti alle loro finestre a togliere il panorama.
Mi preoccupa che non venga visitato. E i parcheggi? Dove metteranno l’auto i visitatori, considerando che via Tommaso Casini diventerà a senso unico per il tram? Già oggi è difficile trovare posto sia in via Casini che in via Pirandello.
Poi cittadini attivi e associazioni hanno sempre lavorato contro microcriminalità e pregiudizi. Sono stati coinvolti nel progetto del Museo, questo va detto.
Ma la maggior parte degli abitanti non è stata informata. Per questo non credo che nascerà un comitato per contrastare ilMuseo.