La città

SINISTRA UNITA

Dove va Bologna e dove vogliamo che vada

Se guardiamo la città alla sera da San Michele in Bosco, la vedremo sotto una cappa di afa (che potrebbe simboleggiare il PD); osservandola alla mattina da San Luca, potremmo notare che qualche cantiere si è spostato o che ne è sorto qualcuno nuovo; magari nella notte degli alberi sono stati fugacemente tagliati da “sagge” mani; intanto lavoratori e lavoratrici si avviano stancamente al solito luogo di sfruttamento.

E così via, giorno dopo giorno, verso nuove democratiche elezioni.

Ma chi vince e chi perde sono sempre gli stessi, anche se possono cambiare i volti e i colori. È il gioco dei tre barattoli: truccato in partenza.

Lepore, il PD e soci minori sono i garanti degli interessi dei grandi potentati economici: banche, industriali, assicurazioni, costruttori, grandi cooperative, ex partecipate ora SpA. Tutelano anche la media borghesia cittadina fatta dai ricchi commercianti (che la turistificazione leporiana ha reso ancora più ricchi) e dai proprietari di più immobili, nonché da dirigenti, manager e professionisti di alto livello.

In definitiva il PD ha “rubato” buona parte del blocco sociale della destra cittadina, tanto che P.F. Casini è da due legislature il senatore del PD eletto a Bologna.

Restano a destra quelli che si alzano la mattina e fanno il saluto al duce, quelli che siccome sono liberali vorrebbero parcheggiare il Suv sotto i portici di via Ugo Bassi. Restano i “civici” di destra, che, dopo aver sventolato tante bandiere, ora vogliono una fetta più grande della torta, vogliono essere loro gli amministratori delegati per gestire in definitiva gli stessi affari.

Una politica da prima pagina che vede tutti uniti nella città del cemento, degli affari, dello sfruttamento, degli amici da sistemare negli spazi pubblici.

In una città di 400mila abitanti la politica è gestione e amministrazione dell’economia, a favore di qualcuno e a discapito di altri, in un’ultima analisi si tratta della cara vecchia ma attuale lotta di classe. Le stesse questioni ecologiche su cui si sono costruite importanti mobilitazioni proprio di questo parlavano, perché anche la difesa dell’ambiente è questione di classe: tra chi guadagna costruendo e chi subisce il danno di vedersi togliere spazi verdi. Abbiamo provato in questi anni con Sinistra Unita per Bologna (una rete/coordinamento con Rifondazione Comunista, PCI e tanti senza partito come chi scrive) a mettere in campo un’opposizione nei consigli di quartiere, qualche volta riuscendoci bene, altre volte meno.

Ma abbiamo sempre raccontato una Bologna spesso ignorata dall’informazione mainstream, ben diversa da quella che vorrebbe prendere uno spritz in via Rivareno pensando di essere sul Canal Grande. Ora avremmo bisogno tutti e tutte di un salto di qualità certamente possibile.

Vi è la necessità di costruire anche dentro le istituzioni un’opposizione che, magari, prepari un’alternativa alla città che abbiamo visto finora.

Avremmo bisogno di una sinistra ecologista, coerente, unitaria e plurale. Un fronte che non cancelli le diversità con atti autoritari, che non dia spazio a grandi e piccoli personalismi (ridicoli) o a spasmodiche volontà egemoniche. Serve la volontà di saper cercare mediazioni, di rispettare le specificità di tutti e tutte. Essere unitari perché lottando insieme si può essere più efficaci, plurali come è stato il blocco sociale che dal dopoguerra fino a tempi più recenti seppe tenere insieme associazioni, sindacati e partiti diversi ma schierati dalla stessa parte sociale.

Sapere che ogni pezzo che si tira fuori da un percorso unitario magari avrà qualcosa da guadagnare per la propria bottega, ma indebolisce tutti e tutte le altr3. Analisi e letture della situazione sono largamente condivise tra chi – organizzato o meno – negli ultimi anni si è mobilitato a Bologna. Il tempo non manca per mettere in campo forze che possano rappresentare una larga fetta della città potenzialmente maggioritaria.

Abbiamo tutt3 il dovere di provarci, per fare qualcosa di più di un “campetto stretto” da contrapporre al campo largo PD-M5S-AVS/Coalizione Civica.