La città

Un bambino al gelo e la fine del servizio pubblico

Qualche giorno prima dell’inizio delle Olimpiadi invernali, come ormai noto, in provincia di Belluno un ragazzino di 11 anni è stato fatto scendere dal bus che da scuola lo avrebbe dovuto riportare a casa. Il bimbo era in possesso soltanto di un carnet di biglietti da 2,50 euro ciascuno, valido fino al giorno prima, ma sprovvisto del nuovo ticket aumentato a 10 euro (!) in occasione del grande evento. Nonostante fuori nevicasse e le temperature fossero sottozero, l’autista – che poi successivamente si è scusato – lo ha costretto a proseguire a piedi per gli oltre 6 chilometri di statale 51 Alemagna che separano San Vito di Cadore da Vodo di Cadore.

Le colpe del singolo non bastano però per comprendere quello che non è da considerarsi affatto come un episodio isolato, ma piuttosto come una questione strutturale.

La linea 30 Calalzo – Cortina sul quale è avvenuto il fatto è gestita da La Linea S.p.A., società alla quale Dolomiti Bus S.p.A., titolare del contratto di servizio pubblico, ha dato in subappalto la corsa. A capo di quest’ormai classico sistema di scatole pubblico‑private ci sono, come ovunque, le istituzioni, Regione Veneto e Provincia di Belluno, che insieme alla Fondazione Milano‑Cortina 2026 hanno concordato la nuova tariffa.

Dolomiti Bus ha giustificato l’aumento sostenendo che graverà quasi esclusivamente sui visitatori dei Giochi Olimpici poiché chi possiede un abbonamento valido può continuare a usufruire delle corse senza costi aggiuntivi (ai bolognesi forse ricorda qualcosa…).

Peccato però che la realtà sia ben diversa e che a pagare sono sempre gli stessi: residenti, studenti, lavoratori, persone fragili e, come successo, addirittura i bambini.

Quello che è accaduto su quella corriera non nasce, infatti, né con le Olimpiadi né con quell’autista. È l’esito coerente di un processo che in Italia va avanti da almeno trent’anni e ha portato al progressivo smantellamento dei servizi pubblici e alla loro trasformazione in mercati regolati a favore del privato.
Un processo che comincia negli anni Novanta, con le grandi privatizzazioni e le “liberalizzazioni” presentate come modernizzazione inevitabile dai governi Amato e Ciampi, passando per Prodi, fino alla normalizzazione bipartisan dell’idea che il pubblico sia inefficiente per definizione e che l’unico metro di valutazione possibile sia quello economico.

Da allora il copione è sempre lo stesso. Il servizio resta formalmente pubblico, perché il consenso passa ancora da lì, ma viene svuotato dall’interno: esternalizzazioni, subappalti, società partecipate, fondazioni, contratti di servizio opachi. Una galassia di soggetti che rispondono al mercato quando si tratta di fare profitti e allo Stato quando si tratta di scaricare responsabilità.
È successo con il trasporto locale, con la sanità, con la scuola, con l’assistenza sociale.

In questo schema, episodi come quello di Cortina rappresentano il normale funzionamento del sistema, perché quando un diritto diventa una merce, qualcuno dovrà sempre restarne escluso. Allo stesso modo quando il profitto diventa il criterio guida, la rigidità “disumana” non è un errore morale, ma una condizione strutturale.

A dimostrazione però di quanto sia più facile scaricare le colpe di tutto sulla moralità individuale, l’autista è stato sospeso dall’azienda dei trasporti per aver seguito le regole dell’azienda stessa. Il copione è quello di sempre: individualizzando le colpe, il meccanismo strutturale resta al sicuro.

Il dito puntato verso il cattivo nasconde quindi  una questione fondamentale: un diritto è stato ancora una volta trasformato in un bene commerciale a disposizione di una serie di soggetti privati lasciati liberi di speculare. Le Olimpiadi, i grandi eventi, non sono che un acceleratore, l’occasione perfetta per fare un salto verso la modernizzazione che equivale quasi sempre ad alzare i prezzi, abbassare le tutele e presentare tutto come progresso.

A lasciarci per strada, giorno dopo giorno, è proprio il sistema misto pubblico-privato che fa prevalere i “diritti del mercato” sui diritti di tutti.