Il “bosco dell’aeroporto Marconi”: compensazione o comunicazione?
Il “bosco dell’aeroporto Marconi” non compensa l’impatto climatico dei voli: perché il progetto è soprattutto un’operazione di comunicazione
Felice Tufo per il Comitato “Bologna l’aeroporto incompatibile”
L’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna ha annunciato la realizzazione di una fascia boscata di 40 ettari con oltre 28.000 alberi, certificata FSC e capace – secondo i promotori – di assorbire circa 2.300 tonnellate di CO₂ all’anno[1]. L’iniziativa è stata presentata come un esempio di sostenibilità e come un contributo alla mitigazione degli impatti ambientali del traffico aereo. Tuttavia, analizzando il contesto normativo e i dati sulle emissioni del settore aereo, emerge una realtà molto diversa: la fascia boscata non è una scelta volontaria né una compensazione significativa dell’impatto climatico dei voli. Si tratta piuttosto di una prescrizione obbligatoria[2]della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) legata al masterplan aeroportuale e, anche se utile dal punto di vista ecologico locale, compensa solo una frazione minima delle emissioni prodotte dal traffico aere
2.300 tonnellate di CO2: un contributo molto limitato
Secondo il comunicato, il bosco potrà assorbire circa 2.300 tonnellate di CO₂ all’anno. Per comprendere il peso reale di questo numero è necessario confrontarlo con le emissioni del trasporto aereo.
- Nel 2023 i voli in partenza dagli aeroporti europei hanno generato 133 milioni di tonnellate di CO₂[3].
- Il settore dell’aviazione rappresenta circa il 2,5% delle emissioni globali di CO₂ e circa il 4% delle emissioni totali nell’UE[4].
- Nel 2023 il trasporto aereo ha prodotto mediamente circa 84 grammi di CO₂ per passeggero per chilometro percorso[5].
Rimanendo su Bologna, per stimare la CO₂ prodotta nei dintorni della città bisogna calcolare l’impatto prodotto principalmente dalle operazioni di decollo e atterraggio, ovvero le fasi del volo che generano emissioni nell’area urbana attorno all’aeroporto. Secondo le stime utilizzate dall’ICAO e dall’EEA[6][7] , un aereo di corto-medio raggio tipico (A320 / B737) produce in queste fasi circa 600–800 kg di CO₂ in atterraggio, e circa 1500-2000kg di CO₂ in decollo, stime che possono peggiorare sensibilmente in caso di aerei più vecchi e/o più grandi (come nel caso dei voli cargo o intercontinentali). I dati ufficiali del Marconi per il 2025 riportano 84.331[8] movimenti gestiti nell’anno: utilizzando quindi una media molto prudente di circa 1 tonnellata di CO₂ generata ad ogni decollo o atterraggio, si può affermare che la CO₂ totale prodotta nel 2025 dai voli gestiti dal Marconi è pari a più di 80.000 tonnellate, contro poco più di 2.000 tonnellate assorbite dal bosco. In altre parole, la fascia boscata assorbe una quantità relativamente piccola e stabile di CO₂ ogni anno, mentre le emissioni generate dai voli sono 40 volte di più, e previste in crescita negli anni a venire. Il risultato finale è che la compensazione è, e diventerà, sempre più marginale.
Un tempismo politico molto conveniente
L’annuncio, ripreso con toni trionfalistici dai media locali, arriva in un momento particolare per la città. Negli ultimi tempi l’amministrazione di Bologna è stata più volte criticata da associazioni e comitati ambientalisti per l’abbattimento di numerosi alberi legato a progetti urbanistici e infrastrutturali: dal recente Museo dei Bambini del Pilastro al comparto Bertalia-Lazzaretto, dalla realizzazione del lotto zero del fu-Passante (con la devastazione di intere fasce boscate intorno alla tangenziale) al parco del Paleotto. In questo contesto, la narrazione di un aeroporto che pianta migliaia di alberi e diventa “verde” assume a nostro parere anche e soprattutto una funzione comunicativa: riequilibrare un dibattito pubblico sempre più critico sulle politiche urbane e ambientali della città. Non dimentichiamo infatti che il Comune di Bologna è azionista della società Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna spa, detenendone poco meno del 4% delle quote[9], oltre che partner istituzionale della Camera di Commercio di Bologna, a sua volta socio di maggioranza del Marconi.
Il tema non è solo politico ma anche normativo. L’Unione Europea sta introducendo regole sempre più severe contro il greenwashing, cioè le dichiarazioni ambientali ingannevoli o non dimostrabili[10]. Nel 2024 il Parlamento europeo ha approvato la direttiva contro le pratiche commerciali ingannevoli legate alla sostenibilità, che vieta comunicazioni ambientali non supportate da dati verificabili o che possano indurre i consumatori a credere che un prodotto o un servizio abbia un impatto climatico neutro quando non è così. A nostro avviso, presentare un piccolo progetto forestale come risposta al forte impatto ambientale dell’aeroporto Marconi, dando solo i numeri delle emissioni riassorbite e non di quelle generate, rischia quindi di avvicinarsi pericolosamente a questo tipo di pratica.
Un intervento utile, non una soluzione
In conclusione, il bosco realizzato vicino al Marconi ha certamente effetti positivi, oltre all’assorbimento di una piccola quota di CO2:
- aumenta la biodiversità,
- migliora la qualità del suolo,
- crea habitat per insetti impollinatori.
Tuttavia la questione centrale non è se piantare alberi sia utile – lo è – ma se questo intervento possa essere presentato come una vera compensazione delle emissioni generate dalla continua espansione dell’aeroporto Marconi.
I numeri suggeriscono che la risposta è no.
Comitato “Bologna, l’aeroporto incompatibile”
[4]https://www.easa.europa.eu/it/light/topics/european-aviation-environmental-report-2025
[5]https://www.easa.europa.eu/it/light/topics/european-aviation-environmental-report-2025
[7]https://store.icao.int/en/annex-16-environmental-protection-volume-ii-aircraft-engine-emissions
[9]https://siti-tematici.comune.bologna.it/partecipazionisocietarie/organigramma/129:7688/7877