Le barriere invisibili di una città preclusa

una città accessibile non è quella che aiuta chi è diverso, ma quella che non crea esclusione

Le barriere non sono soltanto scale, marciapiedi o porte troppo strette. Sono anche pregiudizi, abitudini e un’idea di “normalità” che continua a orientare il modo in cui progettiamo le nostre città. Ma cosa significa davvero vivere uno spazio quando quello spazio non è stato pensato per il proprio corpo?

La disabilità viene spesso raccontata come una condizione individuale. Eppure, molte delle difficoltà che una persona incontra dipendono dall’ambiente in cui vive, dalle regole che lo organizzano e dallo sguardo degli altri. Da qui nasce il concetto di abilismo, cioè quell’insieme di convinzioni e pratiche che considerano alcuni corpi e alcune modalità di vivere come normali, mentre relegano gli altri ai margini. L’inclusione non può fermarsi alla rappresentazione. Deve tradursi in scelte concrete: attivismo antiabilista, epistemico, partecipazione ai progetti comuni, ricerca, nuove architetture, soprattutto ascolto, conoscenza e consapevolezza.

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