Vignette che mordono
Il fumetto come infrastruttura della dissidenza
Il fumetto, qui, non è intrattenimento ma un’infrastruttura critica che registra, distorce e rilancia il conflitto urbano. Attraverso tre esperienze diverse — il racconto corale di Quel che resta del parco, la zine frammentaria C.R.E.P.E. e l’estetica urbana di Ivan Hurricane — emerge una stessa grammatica: dare forma a ciò che la narrazione ufficiale rimuove. Tra cronaca, frammento e visione, il disegno diventa uno strumento di attrito contro la città patinata e le sue versioni addomesticate della realtà, restituendo complessità, tensione e punti di vista non pacificati. C’è una città che si racconta con rendering patinati e slogan gentili, e poi c’è quella che si disegna da sola, con tratti nervosi, inchiostro che sbava e parole che non chiedono permesso.
Il fumetto, in questo secondo universo, non è evasione: è una lente sporca che mette a fuoco meglio. Questo focus nasce da tre traiettorie che si incrociano come linee di fuga su un muro occupato: il lavoro corale “Quel che resta del parco” curato da Francesco Matteuzzi, la produzione di Ivan Hurricane a Milano e la zine C.R.E.P.E. Sul Comitato Mubasta. Tre forme diverse, un’unica grammatica: raccontare ciò che viene sistematicamente rimosso.
Francesco Matteuzzi è giornalista e sceneggiatore di fumetti. Ha scritto per L’Insonne, Dampyr, Zagor, Martin Mystère, Dylan Dog e ha creato “Graham McCormack” per Skorpio. Ha inoltre scritto Funny Things (con Luca Debus, pubblicato da Top Shelf e uscito in Italia per BeccoGiallo), Mangiami (con Gregorio di Angilla, pubblicato da Tunué) e diversi altri libri a fumetti. Sceneggia inoltre il manga tratto dalla serie Disney/Lucasfilm The Mandalorian.
Mi sono chiesto cosa potessi fare, oltre ai presidi e ai volantinaggi, e visto che i fumetti sono il mio lavoro ho pensato che potessero essere uno strumento adatto per raccontare, in modo narrativo, questa vicenda vergognosa. Il motivo per cui la serie inizia a uscire adesso è, banalmente, produttivo. Mi sarebbe piaciuto iniziare le pubblicazioni prima, ma purtroppo pianificare e realizzare una serie di questo tipo richiede parecchio tempo.
Quello che mi interessava era proprio uscire dalla dimensione locale, anche perché questa dinamica di distruggere gli spazi verdi edificando (e a volte edificando scatole vuote, come nel caso di cui stiamo parlando) va avanti ormai da parecchio tempo sia a Bologna che in molte altre città. Ed è necessario parlarne.
Io ho avvertito il bisogno di fermarmi a riflettere per mettere in fila le cose. Non limitarsi a raccontare il singolo evento, quindi, ma raccontarlo in relazione a quello che è già successo, cercando dei fili conduttori e mettendo ordine nel caos del flusso di notizie.
Faccio un esempio: quando il sindaco Matteo Lepore dichiara che sono stati i bambini a chiedere che la costruzione venisse fatta proprio sull’erba, cosa ci sta rivelando? Noi sappiamo che il bando di concorso per la progettazione dell’edificio indicava di usare un’area ben precisa e già pavimentata, diversa da quella poi impiegata e che, nelle parole del sindaco, sarebbe stata indicata dai bambini. Però il progetto che ha vinto, andando contro le indicazioni del bando, ha messo la struttura esattamente in quel punto. Quindi, cosa ci sta dicendo il Sindaco? Che i bambini hanno fatto questa richiesta e la cosa è stata comunicata allo studio che poi ha vinto il concorso perché la inserisse nel proprio progetto? E perché agli altri studi invece non è stato detto nulla? A questo punto, per quanto sappiamo, ci sono due possibilità: o il concorso è stato truccato, dando a chi ha poi vinto informazioni che sono state negate agli altri, o il Sindaco ha mentito e non sono stati i bambini a fare quella richiesta. Questo, almeno, in base ai dati che abbiamo. Ma c’è di certo un’altra, ottima, legittima spiegazione per la strana scelta di posizionare l’edificio proprio lì, una spiegazione in grado di dimostrare la specchiata onestà e sincerità di questa amministrazione comunale e di fugare i dubbi relativi a questa contraddizione. Però sarebbe carino che il sindaco ce la rivelasse.
Abbiamo avuto giornate in cui la Polizia ti fermava per strada per il semplice fatto che tu fossi lì. I bambini che andavano a scuola dovevano chiedere il permesso di passare alle forze dell’ordine. La gente era terrorizzata: ci sono state giornate in cui le persone evitavano di uscire di casa per paura. Io stesso a volte ho preferito uscire dal retro e passare dai garage per evitare scocciature.
Insomma, la chiamiamo distopia per rendere l’idea della gravità della situazione, ma è stato tutto estremamente reale.
Quello che voglio, e con me tutti gli autori e le autrici che stanno partecipando alla realizzazione, è che questa storia sia conosciuta, perché è l’emblema di scelte politiche che nulla hanno a che fare con il benessere dei cittadini e che sono, purtroppo, sempre più diffuse.
All’orizzonte vedo tre possibili esiti per questa situazione: che i cittadini decidano di chinare il capo lasciando il Comune libero di fare quello che vuole; che il Comune capisca l’enormità di quello che sta facendo e decida di fermarsi; che il Comune vada avanti come ha fatto finora, senza togliersi i paraocchi e schiacciando con la forza i propri cittadini.
Posso dire che la prima cosa non accadrà, quindi la scelta è tutta nelle mani dell’Amministrazione, che prenderà le proprie decisioni. E noi lo racconteremo.
E’ un’attivista, autrice e progettista culturale bolognese, con una lunga traiettoria tra politica locale, cooperazione internazionale e narrazione sociale. È stata consigliera comunale a Bologna negli anni Novanta, esperienza da cui ha sviluppato uno sguardo critico sulle trasformazioni urbane e sui processi di esclusione sociale. Da anni lavora tra Italia e Marocco su progetti di sviluppo e integrazione interculturale, collaborando con realtà come l’associazione italo-marocchina Sopra i Ponti. Parallelamente, utilizza il fumetto come strumento politico e narrativo: ha partecipato a progetti editoriali collettivi e laboratori, raccontando migrazioni, conflitti sociali e storie di resistenza attraverso linguaggi accessibili e partecipativi. Autrice di opere come Donne terra dignità e Femministe. Una storia di oggi, intreccia pratiche artistiche e attivismo, con attenzione all’empowerment delle donne, alle lotte per la difesa dei territori ai processi di autodeterminazione. Attiva nei movimenti cittadini, interviene nel dibattito pubblico su ambiente, gentrificazione e diritti, contribuendo a costruire reti tra comitati e realtà sociali del territorio bolognese.
Hurricane (Ivan Manuppelli) è un fumettista e illustratore italiano, creatore delle serie “I Sopravvissuti” e “Milano Horror Stories”,e direttore e fondatore delle riviste “Puck!” e “Čapek”. E’ autore di numerose storie a fumetti, ha scritto e disegnato per la rivista americana MAD Magazine e le testate linus, Frigidaire, il manifesto, Splatter, La Revue, Erbacce, Mineshaft e per Il Male nell’edizione diretta dai vignettisti Vauro e Vincino.
Le persone che invece mi hanno più ispirato e incentivato a produrre la serie sono la studiosa di politiche urbane Lucia Tozzi e la vignettista Pat Carra, fondatrice della rivista Erbacce e del collettivo BUM (Brigata Umorismo Milano).