Futura il Museo per Bambini del Pilastro

Questa inchiesta di Antìgene indaga la nascita del nuovo Museo dei bambini e delle bambine nel rione Pilastro attraverso interviste dirette ai residenti che vivono intorno al futuro cantiere. Le voci raccolte mettono a confronto il racconto istituzionale della partecipazione con l’esperienza reale del quartiere, facendo emergere informazioni mancate, percezioni, dubbi e aspettative. Un lavoro di ascolto sul campo per restituire centralità a chi vive quotidianamente le trasformazioni urbane

Un museo e molte domande
di Lorenza Alban
Il Museo dei bambini
di Antìgene
Un’assemblea basta a raccontare Futura
di Michele Apicella
Il video di Futura il Museo per Bambini
di Hansy Lumen
Docenti per il parco è sulla soglia delle 300 firme!
di Antìgene
Perché il Pilastro? Ma non avrebbe bisogno di ben altro?
di Pier Giorgio Ardeni
Il concetto di spazio pubblico secondo Matthew
di Antìgene
Pilastro, Bologna 1975-2026: resistere oggi come allora
di Roberta Pagnoni
Durante l’assemblea, l’Amministrazione era consapevole del fatto che molti residenti scoprivano il progetto solo in quel momento?
Sì, l’Amministrazione ne era pienamente consapevole. Lo ho detto esplicitamente durante l’assemblea: la mancata informazione non è una svista, ma una scelta. Coinvolgere davvero la cittadinanza rallenta i processi e apre conflitti, e la partecipazione viene vissuta come un ostacolo, non come un valore. Nonostante la mia denuncia pubblica, anche in quanto consigliera di quartiere, la questione è stata completamente glissata. Nessuna risposta, nessun chiarimento. Si è andati avanti come se nulla fosse.
Il progetto viene presentato come frutto di un lungo percorso partecipativo. Da quello che hai visto, chi ha realmente partecipato?
Non c’è stato alcun lungo percorso partecipativo. Forse uno o due incontri al massimo. Ha partecipato solo chi era inserito nelle mailing list della Fondazione Innovazione Urbana, mailing list di cui non è chiaro il criterio di composizione. Non ho ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, né come residente né come consigliera. La maggior parte delle persone presenti all’assemblea non aveva mai sentito parlare del progetto ed era arrabbiata proprio per questo. Chi ha partecipato davvero sono stati pochi soggetti selezionati, non il quartiere.
Sono stati spiegati in modo chiaro tempi, modalità e responsabilità della gestione futura del museo?
No. La gestione futura del museo non è stata spiegata in alcun modo. Nessuna informazione concreta, nessuna ipotesi, nessuna responsabilità indicata. Non è stata nemmeno rimandata a un momento successivo: semplicemente non è stata affrontata. Su questo punto, il silenzio è stato totale.
Come sono state affrontate le preoccupazioni sull’impatto fisico dell’opera, in particolare lo sversamento di cemento e la perdita di verde?
Non sono state affrontate. Di fronte a osservazioni precise sull’impatto ambientale, la risposta è stata una negazione secca: “non c’è impatto”. Nessuna argomentazione, nessun dato. Anzi, alcune poche voci favorevoli al progetto hanno minimizzato apertamente la perdita di verde, come se togliere altro suolo in un quartiere già soffocato dall’inquinamento fosse irrilevante. Le risposte dell’Amministrazione si sono limitate a ripetere la “velina” già pronta, senza entrare nel merito.
Sul tema dell’abbattimento degli alberi sono stati forniti dati precisi e verificabili?
No. Nessun dato preciso, nessuna garanzia verificabile. Ho sottolineato che nell’edilizia pubblica questi numeri cambiano sempre in corso d’opera: si parte dicendo “taglieremo quattro alberi” e si finisce per tagliarne sei o più, con giustificazioni tecniche a posteriori. Non c’è alcuna reale consapevolezza, né rispetto, per il valore ambientale e simbolico di quell’area verde.
Che spazio è stato dato alle domande critiche dei residenti durante l’assemblea?
Uno spazio minimo e fortemente sbilanciato. I presentatori hanno parlato a lungo, anche quindici minuti ciascuno. Ai cittadini venivano concessi pochi minuti, spesso interrotti con inviti a “sbrigarsi”. Nonostante questo, la stragrande maggioranza degli interventi è stata critica e accompagnata da applausi del pubblico. Non è stato un confronto reale, ma una comunicazione unidirezionale: come una confessione, dove tu parli e dall’altra parte non arriva una risposta, solo una formula.
Uscendo dall’incontro, qual è stata la sensazione prevalente?
La sensazione è stata quella di un totale inascolto. Una decisione già presa, calata dall’alto, in cui l’incontro pubblico serve solo a ratificare l’inevitabile. C’era un clima di fastidio verso il dissenso, anche se percepisce per la prima volta una certa tensione tra i decisori, come se qualcosa stesse iniziando a scricchiolare. Nel complesso, il progetto appare come l’ennesimo intervento imposto in un quartiere fragile, con dinamiche che ricordano processi storici di espulsione sociale mascherati da “rigenerazione”.
Abiti nei pressi del parco Mitilini?
Da 12 anni abito in uno dei palazzi che guarda il parco Mitilini-Stefanini-Moneta, in via Pirandello.
Come e quando sei venuta a conoscenza della costruzione del Museo Futura?
L’ho saputo qualche tempo fa, leggendone sulla stampa. Non ho ricevuto comunicazioni ufficiali dal Comune.
Sei stata informata prima dell’avvio del cantiere? Sai quanto dureranno i lavori di costruzione?
Non sono stata avvisata dell’avvio del cantiere. Avevo letto che entro novembre sarebbero iniziati i lavori e, in effetti, a fine novembre hanno recintato l’area in cui costruiranno il Museo. Ancora i lavori non sono partiti.
Che cambiamenti porterà il cantiere nella tua routine quotidiana?
Anche se i lavori non sono ancora iniziati, la fruizione del parco è cambiata. Mi sposto in autobus per andare al lavoro o in centro e lo prendo al capolinea dall’altra parte del parco. In genere, attraverso il parco, anche camminando sul prato. Ma adesso tutta l’area davanti alla Casa Gialla fino al vialetto che porta alla Biblioteca Spina non è accessibile. Oltre a prato, panchine e alberi, in quell’area c’erano anche i giochi per bambini.
Hai visto il progetto di costruzione del Museo?
Avevo visto solo i rendering pubblicati sulla stampa. Il progetto l’ho visto pochi giorni fa, dopo aver partecipato al presidio organizzato da Verdi e +Europa l’8 dicembre. Ero presente quando è intervenuto Andrea Cavarocchi, uno degli architetti che ha partecipato al bando per il Museo e ha perso, e ho letto i materiali che ha pubblicato online. Da lì si vede come il progetto vincitore non rispetti i vincoli previsti dal bando: l’edificio doveva essere costruito sull’area cementata tra la Casa Gialla e la Biblioteca e nella parte di vialetto davanti alla Biblioteca stessa, per costituire una specie di raccordo tra i due edifici esistenti senza ulteriore consumo di suolo, così è scritto nel bando. Invece, il progetto scelto prevede che il Museo venga costruito nell’area verde di fronte alla Casa gialla. Una costruzione di 1500 metri quadrati al posto del prato e degli alberi.
Pensi che questo Museo porterà benefici al rione Pilastro? Se sì, quali?
No, non credo. Al di là di quello che si farà al suo interno, quel museo toglierà al Pilastro, e ai suoi abitanti, un altro pezzo di parco. Parco che è già stato deturpato dalla caserma dei Carabinieri.
Il parco è un punto di incontro per il quartiere, è un luogo vissuto, un luogo di incontro, gioco, riposo, preghiera. Mi è sempre piaciuto vedere la mescolanza che si crea nel parco tra le signore anziane sedute sulle panchine, gli uomini musulmani che pregano seduti per terra, i bambini sull’altalena, i ragazzi che giocano a basket, chi lo attraversa per andare a prendere l’autobus, chi per andare in biblioteca. Senza pensare poi agli animali che abitano il parco, uccelli, ricci e da qualche tempo anche conigli.
Pensi che possano esserci benefici diretti per i residenti con figli?
Non lo sappiamo perché non si sa nulla di ciò che si farà al suo interno, di chi lo gestirà o se le attività saranno gratuite oppure no. Certo se guardiamo ad altri progetti simili fatti in altre parte della città, come ad esempio quello di Filla nel Parco della Montagnola, possiamo dire che i benefici non ci saranno e che il rischio, molto concreto, è quello di avere togliere ai cittadini un altro spazio verde per dare loro un edificio in cemento.
Quali aspetti del progetto consideri positivi, se ce ne sono?
Non credo ce ne siano. Non sono contraria a priori a progetti pensati per i bambini, ovviamente. Sono contraria al fatto che si continui a considerare i parchi come spazi su cui poter costruire. Un progetto come questo, se davvero ne avevamo bisogno, poteva benissimo essere collocato in uno dei tantissimi edifici in disuso e da rigenerare presenti sul territorio di Bologna.
Poi potremmo parlare di quanto ha senso un progetto come il Museo dei Bambini, a partire dal suo nome. Se andiamo a vedere il Museo dei Bambini di Milano o la Città dei Bambini di Genova (che ha un nome più accettabile), sono luoghi in cui si accede con un biglietto e le attività sono a pagamento. Sarà così anche quello del Pilastro? Se sì, non vedo quali vantaggi porterà ai bambini che abitano qui.
Ci sono opportunità che il quartiere potrebbe cogliere grazie al Museo?
Non credo. Mi sembra che il Museo dei Bambini sia un altro di quei progetti calati dall’alto sui territori da chi pensa di sapere quali sono le necessità di quei territori senza aver mai chiesto a chi li abita di che cosa ha veramente bisogno. Un po’ come è successo con la caserma.
Che cosa vorresti che venisse realizzato per migliorare la qualità della vita dei residenti?
La gente qui è preoccupata che il tram non arrivi fino al Pilastro, per via dei lavori al ponte sulla tangenziale. Forse ci si potrebbe impegnare per sbloccare questa situazione.
Ti sembra che il progetto sia pensato per chi abita qui, o più per il turismo?
Non credo sia pensato per chi abita qui. Il progetto vincitore è di uno studio di architettura di Roma, che conoscenza ha del Pilastro, di come si vive qui, della fruizione del parco, delle attività per bambini e ragazzi già presenti?
Ma non credo nemmeno sia pensato per il turismo, pensiamo davvero che verranno da fuori per frequentare il Museo dei Bambini del Pilastro?
Quei 3,5 milioni di euro del PNNR che investono in un edificio di cemento, potevano essere spesi meglio, ad esempio sostenendo le attività per bambini e adolescenti già presenti sul territorio del Pilastro: la biblioteca, la Casa gialla, il Dom, i laboratori attivi nell’area vicino alla scuola elementare, la Fattoria urbana.
I residenti si parlano di questo progetto? Con quali opinioni prevalenti?
Quelli con cui ho parlato io non ne sapevano niente. Sono arrabbiati per l’ennesimo progetto che porterà al taglio di alberi e al consumo di suolo: per costruire il Museo verranno infatti tagliati dei platani giganteschi, bellissimi. E saranno spostati altre alberelli piantati un paio di anni fa e che, da poco, finalmente avevano attecchito.
Sono anche abbastanza scettici sul fatto che si possa fare qualcosa per fermarlo.
Pensi che si costituirà un comitato di Cittadini del Pilastro per cercare di contrastare questo progetto?
Facciamolo! Io sono disponibile.
Abiti nei pressi del parco Mitilini?
Sì, abito nei pressi (via Salgari), ci passo quotidianamente, ma non vivo di fronte (in via Pirandello), quindi la mia finestra non darà sul cantiere, diciamo che la mia veduta non verrà modificata da “alberi&prato” a “palazzone di lamiera gialla”.
Come e quando sei venuto a conoscenza della costruzione del Museo Futura?
Non ricordo precisamente, direi subito, da quando è stato annunciato, ed è passato qualche anno ormai, ma ho sempre pensato che fosse un progetto un po’ cosi, diciamo aleatorio, una proposta campata per aria: sì ci piacerebbe… pensavamo di fare… lì in zona… Poi è apparso il progetto vero e proprio, ma ho sempre e solo visto quei due o tre render gialli, non inseriti nel contesto, un po’ approssimativi e sempre e solo quelli.
Sei stato informata prima dell’avvio del cantiere? Sai quanto dureranno i lavori di costruzione?
No. E non si sapeva nemmeno la zona precisa, si parlava vagamente di “tra la casa gialla e la casa rossa” dove c’è un piccolo spazio asfaltato, ma bastava conoscere quel parco per capire che non poteva essere fatto lì, non c’è spazio, sarebbe stato troppo piccolo, una saletta, troppi alberi attorno, non è possibile, non lo faranno. Questo è quello che dicevo a me stessa.
Che cambiamenti porterà il cantiere nella tua routine quotidiana?
Non dovrebbe portare nessun cambiamento alla mia quotidianità. Non credo che chiuderanno la strada.
Hai visto il progetto di costruzione del Museo? Pensi che questo Museo porterà benefici al rione Pilastro?
In realtà questo progetto mi sembra molto fumoso, sia il contenitore che il contenuto. E come ho già detto nei miei commenti su FB, abbattere alberi e togliere spazi verdi ora utilizzati da molti bambini per l’ennesimo orto didattico, per insegnare ai bambini l’importanza della natura, è da mentecatti. Non mi viene una parola diversa.
No, non penso che porterà benefici, non mancano gli spazi di comunità, di socialità, e penso che i bambini del Pilastro (io lo sono stata e parlo per esperienza diretta) siano davvero i più fortunati della città. Il Pilastro è decisamente un paese per bimbi. E anche per vecchi. Penso che la categoria più svantaggiata qui, e quella più problematica, sia quella dei ragazzi, in quella fase della crescita in cui non si va più a scuola ma ancora non si lavora, e quella, come accade ovunque, in generale dei disoccupati adulti: occuparsi di queste categorie porterebbe benefici reali al rione.
Pensi che possano esserci benefici diretti per i residenti con figli?
Beh è sempre un posto in più dove andare. Ma che quel luogo si mantenga piacevole attrattivo e sicuro per tutti, anche su questo sono pessimista. Se lo facessero in un’altra area del rione, poco o zero frequentata, quindi senza togliere spazi a nessuno, senza tagliare un albero, non avrei quasi nulla contro questo progetto. Certo, rimarrei nella mia convinzione che cadrà in malora, che cambierà destinazione d’uso più e più volte, che sarà il nuovo oggetto di un bando europeo “risanare le periferie” ecc ecc ecc, ma non mi opporrei al progetto. Mentre questo IO VOGLIO CHE SIA FERMATO.
Quali aspetti del progetto consideri positivi, se ce ne sono?
Ce ne sono solo per chi fa parte delle aziende appaltatrici, dei progettisti, delle associazioni, del terziario, cooperative di pulizie ecc ecc, insomma per tutte le realtà che parteciperanno e/o hanno già partecipato ai bandi che Comune e Regione tirerà fuori, e solo SE ci saranno soldoni da buttare in un progetto che per ingranare nel modo giusto deve essere molto curato e accompagnato, e spesso, come accaduto con FICO, neanche basterebbero.
Che cosa vorresti che venisse realizzato per migliorare la qualità della vita dei residenti?
Una scuola superiore o di formazione lavoro d’eccellenza, una sala prove e di registrazione, che venissero sfruttati tutti gli spazi che il Pilastro ha già, che venissero spesi soldi per mantenere meglio ciò che c’è, e tanto altro. Nulla che riguardi i già fortunati bambini del Pilastro!
Ci sono opportunità che il quartiere potrebbe cogliere grazie al Museo?
Penso che ci sarà curiosità iniziale, come normale che sia, ma durerà poco, meno che per “FICO”.
Come sappiamo il Pilastro sarà tagliato fuori anche dal tram. Il cuore del Pilastro non poi è un luogo di passaggio, se la struttura venisse spostata di poche centinaia di metri, dietro al Meraville, per esempio, si potrebbe intercettare più gente da fuori, sarebbero pochi metri in grado di fare la differenza: molto parcheggio, molte famiglie “io vado a fare la spesa, tu porta i bimbi là”, ma così, visto una, visto due volte… poi sarà il solito “Gran Tour Futura”!
A dire la verità non riesco a immaginarmi “la signora Patrizia” che da Strada Maggiore sale sul 14c (con nessun parcheggio e niente tram) per portare i suoi 3 figli di 3, 7 e 11 anni lì, nel cuore del Pilastro. Non è una cosa credibile. Quindi credo che alla fine sarà frequentato più che altro dai bimbi del quartiere. Resto convinta che seguirà esattamente lo stesso percorso di FICO e che il Comune gli dedicherà gli stessi sforzi, ammesso che la Giunta non cambi colore, ammesso che ci sia ancora trippa per gatti.
Quali sono le tue principali preoccupazioni per quando il museo sarà aperto?
Non credo siano in molti a capire quello che veramente accadrà e secondo me nemmeno il Comune lo sa. Nella stessa via Pirandello non so a quanti residenti sia stato detto che quegli alberi saranno tagliati, che il loro giardino sarà ulteriormente ridotto, stiamo parlando davvero del giardino più vivo, vissuto e frequentato del pilastro.
Abiti nei pressi del parco Mitilini?
Si abito nelle vicinanze, di fronte alla Parrocchia di Santa Caterina da Bologna.
Come e quando sei venuta a conoscenza della costruzione del Museo Futura?
Ne ho sentito parlare come progetto futuristico nel 2022. L”ho percepito come se fosse uno scenario immaginario, poco realistico. Dopodiché non ne ho più avuto notizia e pensavo che l’idea fosse stata accantonata.
Sei stato informata prima dell’avvio del cantiere?
No non sono stata informata. Come peraltro tante altre persone residenti. Solo di recente vedendo le recinzioni d’inizio dei lavori ho appurato che si trattava di una realtà tangibile. Nessuno ha chiesto ai residenti opinioni a riguardo.
Sai quanto dureranno i lavori di costruzione?
Si, ho letto che i lavori dureranno fino a Marzo 2027.
Che cambiamenti porterà il cantiere nella tua routine quotidiana?
Onestamente non avendo più bambini in età scolare, personalmente nella mia vita quotidiana non porterà cambiamenti significativi.
Hai visto il progetto di costruzione del museo? Pensi che questo museo porterà benefici al rione Pilastro?
No, ma ho visto i render ovvero l’immagine digitale di un modello in 3D. Io sono una persona di natura ottimista e cerco sempre di vedere il lato positivo delle cose. Il progetto di museo in sé potrebbe portare dei benefici al nostro Villaggio ma sono scettica sulla scelta di costruirlo in mezzo al Parco.
Pensi che possano esserci benefici diretti per i residenti con figli?
Si, sicuramente di socializzazione, inclusione sociale e scambio di relazioni ed esperienze personali.
Quali aspetti del progetto consideri positivi, se ce ne sono?
La vedo come un’ esperienza positiva in quanto i musei non sono solo luoghi educativi ma veri e propri spazi di crescita, di esplorazione e divertimento per i più piccoli, purché adattata alle loro esigenze.
Ci sono opportunità che il quartiere potrebbe cogliere grazie al museo?
Si opportunità di conoscenza. Molte persone hanno un idea del Villaggio del Pilastro che è sbagliata. Fatta di pregiudizi. Invece è un luogo pieno di risorse, tutto da scoprire. Un luogo incantato. Pieno di spazi verdi, un vero polmone.
Quali sono le tue preoccupazioni principali per quando il museo sarà aperto?
Le mie preoccupazioni riguardano a come verrà gestito questo museo. Non si sa nulla del Personale che ci lavorerà. Saranno dipendenti comunali o esterni? Chi si occuperà della manutenzione? Le attività e i laboratori saranno a pagamento?
Ma soprattutto otterrà il successo che pubblicizza il Comune? o sarà un flop come Fico?
Verranno spesi tanti soldi pubblici e le persone giustamente vogliono che vengano spesi bene.
I residenti si parlano di questo progetto?
Si ma solo adesso hanno preso coscienza che si costruisce questo museo.Non avevano una vera consapevolezza.
Con quali opinioni prevalenti?
Molte persone sono contrarie al progetto è arrabbiate con le istituzioni.
Contrarie non per la realizzazione del museo in sé come dicevo anche precedentemente. Per la collocazione che verrà assegnata.Il progetto originale non prevedeva occupazione di suolo, tantomeno di distruggere un giardino dove vanno a giocare i bambini e si ritrovano famiglie, non prevedeva di tagliare alberi in un territorio ricco di biodiversità.
Arrabbiate perché non sono state informate in maniera adeguata, non è stata chiesta la loro opinione e si troveranno questa struttura grande davanti alle loro finestre a togliere il panorama.
Ti si sente ascoltata dalle istituzioni?
Molte volte ci si sente invisibili dalle istituzioni Ti mettono davanti ad un fatto compiuto ma sei tu però che ci abiti e dovreste avere più voce in capitolo. È una forma di rispetto.
Abiti nei pressi del parco Mitilini?
Sì.
Come e quando sei venuta a conoscenza della costruzione del Museo Futura?
L’ho saputo l’8 dicembre, durante la maratona che si è tenuta proprio al parco Mitilini. Non c’erano state comunicazioni prima, quindi per me è stato abbastanza improvviso, un’informazione incontrata sul momento più che un processo di informazione vero e proprio.
Sei stata informata prima dell’avvio del cantiere? Sai quanto dureranno i lavori?
No, non sono stata informata. Non ho ricevuto avvisi, lettere o comunicazioni.
Non so quanto dureranno i lavori, e questa incertezza crea anche un po’ di ansia, perché diventa difficile capire come organizzarsi.
Che cambiamenti porterà il cantiere nella tua routine quotidiana?
Mi aspetto più rumore, più confusione e aumento dell’inquinamento. Il Pilastro è già un quartiere attraversato da molte attività e la presenza di un cantiere di questo tipo, vicino alle case e al parco, rischia di essere invasiva.
Pensi che il progetto porterà benefici al quartiere e se sì, quali?
Non ho visto il progetto. In generale non credo che porterà particolari benefici al Pilastro. Forse potrà essere una cosa interessante per chi viene da fuori, ma non vedo un vantaggio concreto per chi vive qui tutti i giorni.
Pensi che possano esserci benefici diretti per i residenti con figli?
Non credo. Non vedo come potrebbe migliorare la vita quotidiana delle famiglie della zona. Ci sono già pochi spazi per i bambini e non ho la sensazione che questo museo risponda ai loro bisogni reali.
Quali aspetti del progetto consideri positivi, se ce ne sono?
A dir la verità, non mi vengono in mente aspetti positivi. Non vedo una connessione coi bisogni reali del quartiere.
Che cosa vorresti che venisse realizzato per migliorare la qualità della vita dei residenti?
Mi piacerebbe vedere maggiore cura degli spazi verdi che già esistono, più pulizia e luoghi dove le persone possano incontrarsi. Un punto di ascolto per i cittadini sarebbe molto utile: un posto dove chi vive qui possa parlare, segnalare problemi e sentirsi parte della comunità.
Ti sembra che il progetto sia pensato per chi abita qui, o più per il turismo?
Sicuramente non è pensato per chi abita al Pilastro. La sensazione è che sia un progetto rivolto all’esterno, ai visitatori, non a chi vive qui.
Quali sono le tue preoccupazioni principali per quando il museo sarà aperto?
Soprattutto la confusione e il rumore. Temiamo di perdere tranquillità e qualità della vita. Il Pilastro ha già tante criticità, e questo potrebbe aggiungerne altre.
I residenti si parlano di questo progetto? Quali opinioni prevalgono?
Non ne ho sentito parlare. Non c’è stata una discussione diffusa. Sembra quasi che la cosa sia arrivata senza un vero confronto.
Ti senti ascoltata dalle istituzioni? Sei mai stata coinvolta in percorsi di partecipazione del Quartiere?
Non mi sento ascoltata e non sono mai stata coinvolta in percorsi di partecipazione del Quartiere. Ci sono decisioni prese dall’alto e comunicate poco, questo è il problema.
Quando ha visto il progetto del Museo dei Bambini per la prima volta, hai avuto la sensazione che rispondesse ai bisogni che vede ogni giorno nel quartiere, oppure ti è sembrato qualcosa atterrato da un’altra orbita?
Quando ho sentito parlare di Museo dei Bambini la prima reazione che ho avuto è stata quello di immaginare una teca con all’interno un bimbo è la sua bella descrizione “Esemplare di bambino del Pilastro, anno 1971” .
Dal tuo punto di vista di educatore, quali parti della vita quotidiana dei bambini del quartiere rischiano di essere ignorate da un progetto così “piantato dall’alto”, quasi fosse una capsula aliena calata senza mappare il terreno?
Credo che un progetto nato ed arrivato da un altro pianeta come quello del Museo dei Bambini non sia stato creato per dialogare con l’infanzia che vive al Pilastro, ma appunto arrivando da un altro pianeta può solo entrare in collisione con l’infanzia del Pilastro, ma conoscendola potrà sopravvivere anche a questa cosa.
Chi vive qui da anni ha una memoria delle cose, dei problemi e delle energie locali. In che modo questo progetto dialoga con quella memoria, o sembra piuttosto comportarsi come un visitatore interplanetario che parla un’altra lingua?
Penso che chi abbia ideato questo Museo non conosce bene la memoria del Pilastro ma non ne ha neanche intenzione di conoscerla. Affermo questo perché se solo si guarda dove sorgerà la struttura, si nota che andrà a mettere in ombra due luoghi importanti per il territorio. Uno è la biblioteca che svolge un gran lavoro per la comunità, l’altro è Casa Gialla sede ad esempio di un centro di aggregazione dei servizi educativi scolastici del quartiere. Dunque un’astronave che atterra senza pensare a dove andrà a posteggiarsi!
Pensi che gli spazi del Museo siano stati immaginati conoscendo davvero le traiettorie dei bambini che abitano queste strade?
Rispetto a dove andrà fatto il Museo chi lo ha ideato non sa che quello spazio è un luogo vissuto, attraversato dai bambini ma anche dagli adulti, da chi porta a spasso il cane, dunque non ha tenuto conto che verrà sottratto uno spazio che è di tutti. Senza contare anche di come il paesaggio cambierà, non scordiamoci che già con la caserma dei carabinieri il paesaggio è cambiato ed anche quello è uno spazio che è stato sottratto agli abitanti.
C’è qualcosa che teme possa andare perso con l’arrivo di un’infrastruttura così grande e così distante dalle relazioni quotidiane che animano il quartiere?
Il Pilastro è un luogo che per sua natura ha vissuto molte violenze e stravolgimenti sulla sua pelle ed è riuscito sempre a uscirne trasformato, ma senza perdere le sue radici per questo penso che anche questa volta l’astronave/museo non riuscirà a stravolgere la natura del Pilastro. Immagino invece che questo Museo diventerà col tempo come una vecchia astronave abbandonata che poi diventerà finalmente un luogo vissuto dai bambini che ci giocheranno dentro a loro modo senza bisogno di biglietti per entrarci .

Abita vicino al futuro Museo Futura?
Sì. Abito in Via Luigi Pirandello, proprio di fronte a dove verrà costruito il Museo. Lo vedrò ogni giorno dalla finestra.
Quando ha saputo del progetto?
Nel 2022. Sono una cittadina attiva e iscritta al Circolo PD Pilastro, quindi le informazioni sono arrivate tramite quel canale. Non è stata una scoperta improvvisa, ma non credo che la maggior parte dei residenti lo sapesse.
È stata informata dell’avvio dei lavori e della loro durata?
Sì. Sono a conoscenza dell’avvio del cantiere e della durata prevista dei lavori. Almeno questo aspetto mi è chiaro, anche se naturalmente vorrei vedere più trasparenza per tutti.
Che impatto avrà il cantiere sulla sua vita quotidiana?
L’area è molto ampia e ora è completamente delimitata. I miei figli non potranno più giocare lì e non potremo più portare il cane a passeggio. Per noi era uno spazio di uso quotidiano. È una perdita concreta, non teorica.
Ha visto il progetto del Museo. Che idea si è fatta?
L’ho visto, sì. Ma purtroppo non riesco ad avere una visione positiva in termini di benefici per il territorio. Non vedo un ritorno reale per il quartiere. L’impressione è che sia un progetto pensato altrove, per altri.
Ci saranno benefici diretti per le famiglie con figli?
Non mi risulta. Forse l’unica cosa: la gratuità nell’accesso per i residenti del Pilastro. Ma è troppo poco per compensare la perdita di uno spazio verde e di libertà.
Il Museo può offrire opportunità al quartiere?
La mia immagine del Pilastro è spesso quella che vedo strumentalizzata o stereotipata. Non so quali opportunità reali possa portare il Museo, se non l’idea, detta da loro, che la presenza di visitatori possa far bene al territorio. Non basta a convincermi.
Vede aspetti positivi nel progetto?
In questo momento no. Faccio fatica a trovarli.
Il progetto è pensato per chi vive al Pilastro?
No. Ne sono convinta. Non nasce da un ascolto del quartiere.
Quali sono le sue preoccupazioni per quando il Museo sarà aperto?
La gestione. Chi se ne occuperà? Con quali contenuti? Sarà gratuito o a pagamento?
Mi preoccupa che non venga visitato. E i parcheggi? Dove metteranno l’auto i visitatori, considerando che via Tommaso Casini diventerà a senso unico per il tram? Già oggi è difficile trovare posto sia in via Casini che in via Pirandello.
I residenti sono stati informati?
Vivono qui circa settemila persone. La maggior parte non è stata informata. La voce è circolata solo all’avvio del cantiere. E persino l’invito all’assemblea pubblica del 16 dicembre non è stato diffuso in modo capillare. È una mancanza grave.
Si sente ascoltata dalle istituzioni?
No. Sono stata coinvolta tantissime volte in attività istituzionali, ma la percezione è sempre la stessa: i cittadini vengono ascoltati poco, e le decisioni sono già prese altrove.
Negli anni c’è stata partecipazione dal basso al Pilastro. Succederà anche ora?
Tutto ciò che oggi esiste qui è grazie al Comitato Inquilini nato alla fine degli anni Sessanta. Scuole, sport, negozi, strade, autobus.
Poi cittadini attivi e associazioni hanno sempre lavorato contro microcriminalità e pregiudizi. Sono stati coinvolti nel progetto del Museo, questo va detto.
Ma la maggior parte degli abitanti non è stata informata. Per questo non credo che nascerà un comitato per contrastare ilMuseo.
Qual è la sua posizione finale?
Credo che il Museo debba essere costruito da un’altra parte. Anche al Pilastro, va bene, ma in un’altra ubicazione. Non possiamo togliere altro verde al parco Mitilini Moneta Stefanini. Hanno già costruito la caserma dei Carabinieri, abbattuto alberi e cementificato. È abbastanza. Il verde è un bene prezioso. Non va sacrificato.

Abiti nei pressi del parco Mitilini?
Sì, abito da 10 anni in via Panzini 17, in un palazzo della Cooperativa Dozza , con mia figlia di 22 anni , a 200 metri dal parco Mitilini-Moneta-Stefanini.
Come e quando sei venuto a conoscenza della costruzione del Museo Futura?
L’ho saputo 10 giorni fa da una mia amica che lo ha letto su internet.
Sei stato informato prima dell’avvio del cantiere? Sai quanto dureranno i lavori di costruzione?
No, dopo che ho saputo di questo progetto sono andato sul posto ed ho visto le transenne del Cantiere , ho letto su internet che i lavori devono terminare entro il 2027
Che cambiamenti porterà il cantiere nella tua routine quotidiana?
Traffico di mezzi pesanti per i lavori, rumore e polvere.
Hai visto il progetto di costruzione del museo? Pensi che questo museo porterà benefici al rione Pilastro?
Ho visto il progetto su internet, mi pare una costruzione enorme, di tre piani, non so nemmeno come possa stare in quello spazio. Sembra una fabbrica. Non so se porterà benefici perché non so come e da chi verrà utilizzato quella costruzione.
Pensi che possano esserci benefici diretti per i residenti con figli?
Ho letto servirà per i bimbi, ma al Pilastro i bimbi stanno già bene , ci sono belle scuole e molto spazio all’aperto. Quindi NO, non credo porterà benefici per le famiglie con bimbi , soprattutto se dovranno pagare per andarci.
Quali aspetti del progetto consideri positivi, se ce ne sono?
Non mi viene in mente niente.

Abiti al Pilastro?
Non abito più al Pilastro. Mia madre vi ha vissuto fino a due anni fa e io ci ho lavorato fino a quattro anni fa, nella scuola elementare, come maestro. Mia moglie vi lavora ancora e ho amiche e amici carissimi che vivono lì. Il Pilastro mi tiene. Penso che mi terrà per il resto del mio tempo.
Cosa pensi del progetto Futura?
Penso molte cose. Una, riguarda la finalità, lo scopo, di un simile progetto museale. Ma, nel mio pensiero, non occupa il primo posto. O meglio, è cosa che non può essere disgiunta dalla mia contrarietà a quella collocazione prevista. Un altro edificio su un prato, uno spazio verde che viene vissuto da bambini e adulti in quanto tale. Vi si gioca, si sta insieme, si sta sotto gli alberi, è uno spazio ancora parzialmente libero da costruzioni, in un rione che è già sufficientemente cementificato. Un rione che è anche un polmone verde della città. E lo è proprio perché i suoi primi abitanti, circa sessant’anni fa, si opposero a un progetto edilizio che prevedeva costruzioni proprio -in particolare- sull’area verde che va dal parco Mitilini al parco Pasolini. Penso che quella lungimiranza contenesse anche una consegna per il futuro, per l’oggi. Vorrei ricordare -a chi ha perduto la memoria e a chi non la conoscesse- una piccola storia. Il progetto originario del Pilastro prevedeva che nella stessa area dove adesso si vorrebbe realizzare il Muba che prevede distruzione del verde pubblico e cementificazione, sarebbe dovuto sorgere un blocco di edifici che avrebbe ospitato i “servizi”: scuole, uffici comunali, ufficio postale, ambulatori (allora si realizzavano). I servizi erano necessari, ma i primi abitanti del Pilastro si resero subito conto che si sarebbe trattato di un eco-mostro. Vi si opposero in massa. Tra loro alcune persone che qualcuno ricorderà: Mercedes e Oscar De Pauli, Maria e Luigi Spina, Angiolino Vecchi e sua moglie di cui non ricordo il nome, Gino Giuffrida. La spuntarono e il progetto venne abbandonato. I servizi vennero realizzati, nel tempo, ma con un consumo del suolo più ridotto, riqualificando vecchie case coloniche (biblioteca comunale), edificando strutture più basse (scuole), accrescendo la quota di verde pubblico fruibile dagli abitanti del quartiere (oggi è uno dei polmoni verdi della città). Questo progetto del Muba mi ricorda quello di allora. E i bambini di oggi hanno più bisogno di abbracciare un albero che di vederlo abbattuto. Hanno più bisogno di educatori e insegnanti di sostegno a scuola dove mancano, che di guide museali. Il Muba? Potrebbero collocarlo nella enorme caserma dei CC che è stata costruita poco più avanti. Ci starebbe dentro sicuramente anche un museo e sarebbe così più utile ai cittadini. Magari, ci si potrebbe organizzare un corso di filosofia per i militari.
Laura Dondi

E’ nata a Bologna nel 1962 . È laureata in Pedagogia e pensa che per fare la maestra occorra essere per metà una buona artigiana e per metà una discreta attrice.
È arrivata alla scuola del Pilastro per caso nel 1998, pensando di rimanerci solo per un anno perché è molto lontana da casa sua, ma se ne è innamorata. Adora Roald Dahl e Harry Potter, il Salento e Charlie Chaplin.

Perché hai scelto di lavorare in una scuola a tempo pieno e quale ruolo hanno gli spazi esterni nella tua didattica?
Personalmente ho scelto di lavorare in una scuola a tempo pieno perché questo mi permette di affrontare il percorso di insegnamento e apprendimento, e la relazione con i bambini e le bambine della classe, in modo maggiormente disteso e didatticamente più flessibile rispetto ad altri tempi scuola.
Al tempo stesso, una scuola primaria di città che impegna per otto ore al giorno, dal lunedì al venerdì, ha necessariamente bisogno di spazi verdi fruibili con facilità e immediatezza.
La scuola primaria Romagnoli, nella quale insegno per scelta da 28 anni, ha questa opportunità. È una struttura degli anni Settanta, a un piano, molto luminosa e circondata da spazi esterni da vivere quotidianamente, anche se alcuni decisamente migliorabili. Abbiamo un’aula fatta di tronchi di legno sotto un albero nel vicino giardino delle medie e numerosi parchi e spazi verdi da raggiungere a piedi in poco tempo.
Nei dintorni troviamo quindi molteplici “aule all’aperto”, che affiancano la didattica più tradizionale con modalità che sviluppano osservazione, scoperta, creatività, cura e rispetto dell’ambiente. Sono spazi vissuti e riconosciuti della vita quotidiana, portatori di significato e identità condivisa. Utilizzarli anche durante le ore di scuola rende più significativo l’apprendimento e permette di programmare percorsi didattici davvero vari.
Non solo attività più prevedibili, come quelle di scienze o educazione ambientale, ma anche arte, letteratura, matematica e geometria. Aggiungo che la nostra scuola è, da una decina d’anni, parte della Rete nazionale delle scuole all’aperto.
Che ruolo hanno oggi gli spazi pubblici per il gioco e la crescita dei bambini?
Gli spazi pubblici in cui sperimentarsi in attività libere e non strutturate, come il gioco in autonomia o con una presenza adulta quantomeno defilata, sono per le generazioni di bambini e bambine degli ultimi anni sempre più ridotti.
Al Pilastro si vivono due situazioni opposte ed estreme. Ci sono alcuni bambini che hanno il proprio tempo libero molto impegnato in attività extrascolastiche, come corsi di ogni tipo o pratiche sportive, spesso già precocemente competitive. Altri, al contrario, amerebbero per esempio imparare a suonare uno strumento musicale o a pattinare, ma non hanno l’opportunità economica di farlo.
Per entrambi però esiste sotto casa, e in città è cosa rara, un verde diffuso, protetto fin dalla nascita del rione dai suoi abitanti, sul quale affacciano i molti condomini popolari che non possiedono un giardino privato. C’è il grande Parco Pasolini e poi spazi verdi più ridotti, come il parco Mitilini Moneta e Stefanini, che sono l’equivalente del cortile di una volta.
Essi rappresentano uno spazio condiviso e libero dove incontrare i propri simili, costruire legami e relazioni, imparare a confrontarsi con la conflittualità e con la capacità di mediazione. In sintesi, permettono di sviluppare esperienze che concorrono alla formazione della propria identità personale e sociale.
Quanto conta la presenza di spazi culturali accessibili nel territorio?
Un quartiere, ma più in generale una città, e Bologna è abbastanza piccola da poter essere utilizzata quasi interamente come “aula didattica decentrata”, che proponga spazi culturali accessibili, aperti e possibilmente gratuiti permette alla scuola di organizzare uscite didattiche di qualità nel territorio. È una cosa che facciamo da sempre.
Condividere e frequentare con continuità spazi e beni pubblici, come un museo, un teatro, un parco o un cinema, permette anche agli alunni più svantaggiati di impadronirsi di strumenti culturali essenziali, dei quali spesso non possono fare esperienza se non attraverso la scuola.
Come esempio locale e vicino di grande qualità vorrei ricordare la Biblioteca Spina, situata nel rione all’interno del parco Mitilini Moneta e Stefanini e nata dalla rispettosa ristrutturazione di una ex casa colonica. È un luogo di aggregazione e di proposte culturali eccellenti sia per le scuole sia per bambini e ragazzi nel tempo extrascolastico.
Cosa pensi del progetto del Museo dei Bambini (MUBA) previsto nel parco Mitilini Moneta e Stefanini?
Investimento culturale e spazio verde non dovrebbero mai essere posti in alternativa l’uno all’altro. Soprattutto, come in questo caso, quando esiste la possibilità di non farlo.
Michele ha già sviluppato un’analisi delle criticità ambientali del progetto che condivido. A queste vorrei aggiungere una riflessione che riguarda soprattutto la necessità di rispettare l’idea di spazio sociale vissuto e di identità condivisa di un luogo.
Il parco Mitilini Moneta e Stefanini, su cui si vuole costruire il MUBA, è una fascia verde lunga e non molto larga sulla quale affacciano alti palazzoni popolari abitati da almeno un centinaio di famiglie, con una forte presenza di bambini e anziani. Da sempre viene utilizzato come giardino condominiale pubblico e condiviso.
È uno spazio con una storia di circa sessant’anni e con una precisa identità sociale. Essendo centrale e “sotto casa”, si può scendere liberamente per incontrare amici, andare in bicicletta, giocare a calcio o a basket oppure, se si è anziani, prendere il fresco sotto gli alberi seduti sulle panchine chiacchierando con le vicine.
Inoltre è uno spazio già abbastanza costruito. Due anni fa, in un angolo un po’ defilato, è sorta la caserma dei Carabinieri. Più centrali ci sono due presidi educativi e culturali, la Casa Gialla e la Biblioteca Spina, realizzati con rispetto delle architetture del luogo ristrutturando due ex case coloniche. Una parte cospicua è già libera da alberi perché comprende un vasto campo da calcio e un campo da basket.
Con l’abbattimento dei sei grandi alberi interni al cantiere, al posto dei quali si intende edificare il museo, a mio parere si compie una trasformazione forzata, non richiesta e irrispettosa di quel piccolo microcosmo di quotidianità.
L’idea di riqualificare con il MUBA spazi in disuso e in abbandono, di cui il Pilastro è purtroppo ricco, sarebbe stata una scelta sicuramente più adeguata.
Credo che la maggior parte dei docenti che stanno sottoscrivendo la petizione lanciata dalla nostra scuola non sia contraria al museo al Pilastro, ma al luogo scelto per realizzarlo. Le motivazioni “pedagogiche” portate dall’amministrazione appaiono infatti inconsistenti e poco convincenti.
In che modo la situazione sociale del Pilastro entra in questo dibattito?
Per chiudere il ragionamento sul Pilastro, credo che le statistiche che raccontano la sua storia attraverso i dati relativi a povertà, emarginazione sociale, abbandono scolastico, occupazione e precarietà siano il centro di una questione assai problematica e complessa.
Una questione che andrebbe affrontata con coraggio, determinazione e con tanti investimenti economici, oltre che con presidi culturali molto solidi.
Per questo motivo l’enfasi sulle “magnifiche sorti e progressive” che la presenza del MUBA porterebbe al Pilastro risuona, per molte e molti di noi docenti, come una narrazione posticcia. Una sorta di mano di belletto che lascerà intatte criticità e crepe ormai endemiche di questo luogo.
A partire dalla fascia d’età più a rischio, quella degli adolescenti. Una delle categorie più fragili in generale, ma ancora di più da queste parti. Quegli adolescenti che sono stati, fino a pochi anni prima, nostri alunni e alunne e che troppo spesso sono privati di reali opportunità di crescita e di armoniosa e completa realizzazione personale a causa di disuguaglianze sociali e di classe sempre più incolmabili.