Il caso del Balanced Approach del Marconi di Bologna
L'economia è libera soltanto finché non mette in pericolo valori superiori tutelati dalla Costituzione
L’Aeroporto “Guglielmo Marconi” di Bologna ha avviato una consultazione pubblica nell’ambito del procedimento previsto dal Regolamento (UE) n. 598/2014 sul Balanced Approach, il modello europeo che disciplina l’eventuale introduzione di restrizioni operative finalizzate alla riduzione dell’impatto acustico negli aeroporti. L’iniziativa invita tutti gli stakeholder a presentare osservazioni, dati e proposte sul documento predisposto dal gestore aeroportuale, con l’obiettivo dichiarato di individuare il miglior equilibrio tra tutela della popolazione, sostenibilità ambientale, continuità operativa e sviluppo del traffico aereo.
Con il presente articolo non si intende entrare nel merito del documento di consultazione, quanto piuttosto offrire alcune riflessioni di carattere generale sul quadro giuridico e costituzionale entro il quale si colloca il procedimento, analizzando il rapporto tra diritto alla salute e interessi economici, nonché i principi che guidano il necessario bilanciamento tra tali valori.
In un successivo contributo saranno invece illustrate, in maniera puntuale e motivata, tutte le osservazioni predisposte dal Comitato in relazione al documento posto in consultazione. Le medesime osservazioni saranno trasmesse, nei termini previsti dalla procedura, all’Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna e saranno altresì inviate alle istituzioni competenti e agli organi di informazione, con l’intento di contribuire a un confronto pubblico informato e trasparente.
Introduzione
Ogni grande crisi della storia contemporanea ha riportato al centro una domanda destinata a dividere politica, economia e opinione pubblica: è più importante tutelare la salute delle persone o garantire lo sviluppo economico? La pandemia di Covid-19, i casi di inquinamento industriale, le controversie sugli impianti produttivi altamente inquinanti e le emergenze ambientali hanno mostrato quanto questo interrogativo sia tutt’altro che teorico. Dietro ogni decisione pubblica si cela infatti un difficile bilanciamento tra due diritti fondamentali: da un lato il diritto alla salute, dall’altro il diritto all’iniziativa economica e allo sviluppo produttivo.
Molti ritengono che questi due valori siano inevitabilmente in conflitto. In realtà il sistema costituzionale italiano, così come quello europeo e internazionale, non considera salute ed economia come diritti contrapposti, bensì come interessi che devono convivere. Tuttavia, quando il conflitto diventa inevitabile, il diritto alla salute assume una posizione di prevalenza, poiché rappresenta il presupposto indispensabile per l’esercizio di ogni altro diritto fondamentale.
Il diritto alla salute nella Costituzione Italiana
La Costituzione Italiana dedica al diritto alla salute una tutela particolarmente intensa. L’articolo 32 afferma che: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». Non si tratta di una formulazione casuale. I Costituenti definirono la salute un diritto fondamentale, attribuendole un valore superiore rispetto a molti altri interessi costituzionalmente protetti.
L’articolo contiene inoltre un duplice significato. Da una parte riconosce il diritto del singolo cittadino a ricevere cure e a vivere in un ambiente che non comprometta la propria integrità fisica e psichica; dall’altra considera la salute un interesse dell’intera collettività, imponendo allo Stato il dovere di prevenire situazioni che possano mettere in pericolo la popolazione.
Questo principio assume particolare rilievo perché collega la salute alla dignità umana, valore che permea l’intero ordinamento costituzionale.
Lo sviluppo economico come valore costituzionale
Anche l’attività economica gode di una tutela costituzionale. L’articolo 41 della Costituzione stabilisce infatti che: «L’iniziativa economica privata è libera». Tale libertà rappresenta uno dei pilastri dell’economia di mercato e consente a cittadini e imprese di investire, produrre ricchezza, creare occupazione e favorire il progresso tecnologico. La stessa norma, tuttavia, introduce un limite decisivo: «Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Dopo la riforma costituzionale del 2022, il legislatore ha inoltre rafforzato il riferimento alla tutela dell’ambiente, della salute e degli ecosistemi, confermando che la libertà economica non costituisce un diritto assoluto. In altre parole, l’economia è libera soltanto finché non mette in pericolo valori superiori tutelati dalla Costituzione.
Perché la salute prevale
La prevalenza del diritto alla salute deriva da una considerazione semplice ma decisiva: senza salute non possono essere esercitati gli altri diritti. Una persona gravemente malata o esposta a rischi ambientali permanenti vede compromesse non solo la propria integrità fisica, ma anche la possibilità di lavorare, studiare, partecipare alla vita sociale, esercitare la libertà personale e contribuire allo sviluppo economico. La salute rappresenta quindi il presupposto dell’intero sistema dei diritti. Ciò non significa che ogni interesse economico debba essere automaticamente sacrificato, ma che il bilanciamento tra i due valori deve sempre garantire un livello minimo e inderogabile di protezione della salute: ogni diritto deve essere interpretato insieme agli altri, cercando di garantire la massima tutela possibile di ciascuno. Il bilanciamento diventa però impossibile quando un’attività economica produce conseguenze gravi sulla salute pubblica. In queste situazioni il diritto alla salute assume una forza prevalente proprio perché tutela il bene più prezioso: la vita umana. La stessa Corte Costituzionale ha chiarito che il legislatore non può perseguire obiettivi economici ignorando i limiti imposti dalla protezione della persona. In altre parole, il bilanciamento non può tradursi nella compressione del nucleo essenziale del diritto alla salute: un’attività economica può essere limitata, regolamentata o perfino sospesa quando rappresenta un pericolo grave e concreto per l’incolumità delle persone.
Salute e ambiente: un binomio inscindibile
Negli ultimi decenni il rapporto tra salute e sviluppo economico si è progressivamente intrecciato con la questione ambientale. L’inquinamento atmosferico, la contaminazione delle acque, il consumo indiscriminato del suolo e i cambiamenti climatici dimostrano che la crescita economica non può essere perseguita senza considerare le conseguenze sulla salute umana. La riforma costituzionale del 2022 ha rappresentato un passaggio storico. Gli articoli 9 e 41 della Costituzione sono stati modificati introducendo una tutela espressa dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. Contestualmente è stato ribadito che l’iniziativa economica privata non può svolgersi arrecando danno alla salute e all’ambiente.
Conclusioni
Il confronto tra diritto alla salute e diritto allo sviluppo economico rappresenta una delle sfide più complesse delle moderne democrazie costituzionali. L’economia costituisce una componente essenziale del benessere collettivo, poiché genera lavoro, ricchezza e progresso tecnologico. Tuttavia, la Costituzione italiana, la giurisprudenza della Corte Costituzionale, il diritto europeo e le convenzioni internazionali convergono su un principio fondamentale: l’attività economica trova il proprio limite invalicabile nella tutela della persona. Le ragioni della prevalenza del diritto alla salute possono essere sintetizzate in almeno quattro argomenti fondamentali.
- Il primo è di natura costituzionale. L’articolo 32 qualifica la salute come “fondamentale diritto dell’individuo”, espressione che evidenzia la particolare intensità della sua tutela.
- Il secondo è di carattere logico. Senza salute diventa impossibile esercitare efficacemente gli altri diritti costituzionali, compreso il diritto al lavoro e alla libera iniziativa economica.
- Il terzo riguarda la dignità della persona. La Costituzione italiana pone l’essere umano al centro dell’ordinamento, facendo della persona il fine ultimo dell’azione pubblica.
- Il quarto è rappresentato dal principio di precauzione, oggi ampiamente riconosciuto anche nel diritto europeo. Quando esistono rischi seri per la salute, l’incertezza scientifica non giustifica l’inazione delle autorità pubbliche.
In definitiva, il rapporto tra salute ed economia non deve essere interpretato come una scelta tra due interessi incompatibili, bensì come la ricerca di un equilibrio nel quale la crescita economica sia sempre orientata al servizio della persona. È questa la prospettiva che emerge dalla Costituzione Italiana e che continua a guidare l’evoluzione del diritto contemporaneo: lo sviluppo economico è un valore essenziale, ma non può mai realizzarsi a costo della vita e della salute dei cittadini.